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lunedì 8 dicembre 2014

BEATO MARIE JOSEPH CASSANT MONACO CISTERCENSE TRAPPISTA - PARTE NONA .



MARIE-JOSEPH CASSANT 
Monaco Cistercense Trappista 
Beato 
DIMORARE NEL CUORE DI GESU' 
Giorno dopo giorno 

Il noviziato di fra Marie-Joseph Cassant sta per finire, insieme a quello di fra Damien. La loro professione monastica è stata fissata per la domenica del 17 gennaio del 1897, giorno in cui tutto l'Ordine Cistercense celebra la festa liturgica del Santissimo Nome di Gesù. 
I confratelli più anziani della comunità ripetono come in un antifona: “Il Signore li benedica...., questi giovani sono degni di Colui che li ha chiamati al Suo servizio”; e del resto anche l'Inno del Vespro di quel giorno benedetto e santo sembra far eco alla contentezza dei monaci: “Jesus, spes paenitentibus, quam pius es petentibus, quam bonus Te quaerentibus, sed quid invenientibus? - “Gesù, speranza di chi ritorna al bene, quanto sei pietoso verso chi Ti desidera, quanto sei buono verso chi ti cerca, ma che sarai per chi ti trova?”. 
I giorni precedenti la professione dei voti erano stati duri da sopportare: un tempo glaciale e per quel freddo intenso, in una lettera del 12 gennaio 1897 la sorella Emile, scrivendo a nome della famiglia, supplica Joseph di far ritorno a casa ma, lo rivedrà proprio il 17 gennaio, quando Joseph con la sua cocolla bianca emette i voti monastici all'Abbazia di Santa Maria del Deserto. 
La vita continua e il giovane monaco nutre una profonda fiducia in Maria Santissima e a San Bernardo. Nella apparente monotonia dei giorni, Marie-Joseph è fedelissimo negli atti comunitari: si alza puntualmente per il Mattutino, serve devotamente la Messa, si sforza di impegnarsi con le letture spirituali e lo studio. Porta sempre con sé un quadernetto dove trascrive ciò che egli reputa importante per la sua vita spirituale. Memore della sua origine contadina, gode della pace dei campi e della bellezza del paesaggio che circonda l'Abbazia, le colline che ornano l'Abbazia di Santa Maria del Deserto formano un orizzonte magnifico e favoriscono la solitudine con Dio. 
Il 2 marzo 1901 fra Marie-Joseph riceverà il Suddiaconato per le mani di Sua Ecc. Monsignor Fiard, Vescovo di Montauban, ora inizia a prepararsi con ardore al Diaconato che riceverà il 21 febbraio del 1902. 
L'ordinazione sacerdotale tuttavia pare rinviata a cause di alcune perplessità dei superiori sugli studi compiuti dal nostro fratello. La salute di Marie-Joseph è compromessa: tubercolosi polmonare! L'abate Dom Candide ne è a conoscenza e desidera con tutto il suo cuore che questo suo piccolo confratello abbia presto la gioia di essere ordinato prete, per tale ragione egli interviene presso gli insegnanti di fra Marie-Joseph affinché non ostacolino il giovane monaco. 
Padre André aiuta in tutti i modi Marie-Joseph, lo rincuora, gli è accanto come un fratello maggiore, non lo abbandona un solo istante perché ha sempre creduto nella vocazione di Marie-Joseph. L'abate, Dom Candide, affida proprio a Padre André il compito di insegnare a Marie-Joseph a celebrare la Messa: le paure iniziano a dissolversi per fare spazio, finalmente, all'Amore! 
Non si trovano vescovi disponibili per l'ordinazione...., il giovane monaco accetta l'imprevisto e attende...attende... 
Sacerdote! 
Arriva all'Abbazia Sua Eccellenza Monsignor Marre, l'abate e Padre André cercano di concordare l'Ordinazione presbiterale di fra Marie-Joseph Cassant. Il 2 ottobre del 1902 il nostro “piccolo fratello” entra in ritiro per prepararsi all'ordinazione tanto desiderata. 
Il 12 Ottobre arriva Emile, come rappresentante della famiglia. Tutto è pronto, nella Chiesa abbaziale ha inizio il canto d'ingresso della Messa: “Signore, tutto è soggetto alla Tua volontà, non vi è persona che possa resistervi”. 
Marie-Joseph pensa già alle intenzioni intime da applicare alla sua Messa: “Ottenere di morire serenamente …, e vivere sempre più unito al Cuore di Gesù perché io sia assorbito totalmente dal Suo amore.., che ogni mio respiro sia un atto d'amore!” 
Ora è sacerdote! 
Malgrado la malattia, il suo desiderio ora è uno solo: Celebrare la Messa e considerare tale azione come la più grande e la più importante della mia vita”. 
Padre Marie-Joseph supplica: Donami, mio divino Salvatore, un cuore simile al Tuo, donami il Tuo Cuore!” e aggiunge “O sarò un santo o è meglio non vivere”. 
Nella sua lettera del 1903 inviata ai suoi famigliari, prima della vigilia del Santo Natale, cerca di rassicurare i suoi di stare bene, ma il mese successivo in un'altra lettera: “La salute sembra migliorata, tossisco fin troppo,...sono un po' distante dalla comunità e sono anche dispensato dai lavori...” La famiglia comprende che Joseph si trova nell'infermeria dell'abbazia. Non riesce più a raggiungere la chiesa monastica per celebrare la Messa, lo fa in un altare vicino alla sua stanza. Si prepara a morire prendendo tutte le forze dall'Eucarestia. Confida a Padre André: Quando non potrò più celebrare la Santa Messa, il Cuore di Gesù potrà prendermi da questo mondo perché io non ho più alcun legame, senza la Messa, su questa terra”. 
L'insonnia, la stanchezza, la gravità della malattia trasfigurano il nostro piccolo fratello Marie-Joseph, nel suo quadernetto ha la forza di appuntare:La Croce è la base di ogni sorta di grazia. Accetto tutto, per amare Gesù solo tutti i giorni che mi restano da vivere”. 
Prova un grande amore per la Chiesa, sente nel più profondo del suo cuore di pregare per la salvezza delle anime, ha in cuore pure le anime sofferenti del Purgatorio, tutto affida a Dio nell'Offertorio della Messa. 
Il 31 Maggio 1903, Festa di Pentecoste, celebra la sua ultima Messa assistito da Padre André. 
Il Primo giugno gli amministrano l'Estrema Unzione nella chiesa monastica, il giovane monaco è cosciente e si associa alle preghiere della sua comunità per lui. 
Coincidenza-evocatrice: è proprio il primo giorno del mese dedicato al Sacro Cuore di Gesù e nella Messa del giorno così è scritto: “Sic nim Deus dilexit mundum, ut Filium suum unigenitum daret, ut omnis, qui credit in eum, non pereat, sed habeat vitam aeternam” (Joan. 3,16). 
Invoca mormorando: “Gesù! Vieni! ...O Maria fa che la mia morte sia come un sonno, un sonno d'amore nel Cuore di Gesù!” 
Il 15 giugno stremato: Je n'en puis plus. 
Il 16 giugno prega insieme al suo Padre spirituale: O Cuore di Gesù..., che io resti sempre nel Tuo Cuore, che la fiducia nella Tua bontà domini sempre in me: più la vita se ne va, più la morte si avvicina, più questa fiducia dev'essere grande”. 
Più tardi, ancora lucido, riceve l'assoluzione. 
Il 17 giugno con l'aiuto di Padre André si riesce a far comunicare il giovane monaco moribondo, Marie-Joseph fa il suo ringraziamento e prega: “Gesù, Maria, Giuseppe!” 
Padre André abbraccia l'ammalato e gli sussurra: “Sacro Cuore di Gesù, sei il mio amore, non è vero padre Joseph? - Marie-Joseph risponde: “Io sto morendo”. 
Padre André lascia la stanza dell'infermeria, si reca subito a celebrare Messa e la celebra ricordando il suo discepolo, prega perché Dio Padre possa rendere padre Marie-Joseph perfettamente conforme alla Sua santa volontà. 
Tornato nella stanza dell'infermeria, lo informano che padre Marie-Joseph si è addormentato serenamente nel Signore, dieci minuti dopo che lo aveva lasciato, proprio nel momento preciso in cui Padre André si accingeva a celebrare la Messa per il suo piccolo fratello. 
L'Orazione della Messa chiede per i moribondi: “Per la gloriosa intercessione della Beata e sempre Vergine Maria, liberali Signore dalla tristezza del tempo presente e fa che godano la gioia dell'Eternità”. 
Padre Marie-Joseph Cassant aveva venticinque anni. Era il Mese dedicato al Sacro Cuore di Gesù, nell'Ottava del Corpus Domini.  


Da: Demeurer dans le Coeur de Jésus, Fr. Jean-Christophe (Abbaye Sainte-Marie-du Désert, près Toulouse). Editions Traditions Manastiques 2008. 
Traduzione e adattamento dal francese a cura di Enzo Digrandi.



LAUS  DEO

Pax et Bonum


Francesco di Santa Maria di Gesù
Terziario Francescano

sabato 6 dicembre 2014

BEATO MARIE JOSEPH CASSANT MONACO CISTERCENSE TRAPPISTA - PARTE OTTAVA .



MARIE-JOSEPH CASSANT  
Monaco Cistercense Trappista 
Beato 
DIMORARE NEL CUORE DI GESU' 
Il Maestro e il discepolo 


Fra Marie-Joseph Cassant fin dai primi incontri, vedrà in Padre Andrè Malet il rappresentante di Dio. Progressivamente, il sorriso, l'accoglienza amabile e le parole confortanti del Padre Maestro dei novizi, fece nascere un'amicizia sincera tra il discepolo Marie-Joseph e il Maestro André Malet. 
Tuttavia, alcune direttive del Padre Maestro non produrranno sempre l'effetto sperato sul giovane discepolo, lo scoraggiamento inizia a infiltrarsi, ma una luce interiore rischiarerà il giovane novizio: “Dio desidera che tu ti apra al tuo padre Maestro perché egli intende condurti alla santità”. 
Il giovane accoglie il messaggio e risoluto scriverà: “il Padre Maestro è come Gesù stesso”. Gradualmente realizza che la docilità alla sua guida spirituale favorirà enormemente il suo cammino verso Dio. Questa è davvero un'amicizia “monastica”, dove la comprensione e la fermezza del Padre Maestro faranno meraviglie nel giovane discepolo. 
Ma non solo durante il tempo del noviziato, Marie-Joseph si recherà ogni sera nella cella del Padre André per parlare con lui. Ciò lo aiuterà a respingere da sé gli scrupoli, i quali rischiano di spezzare le ali del suo cuore. 
Per rassicurare, confortare il giovane monaco, Padre Andrè fa appello unicamente alla “fiducia verso Dio”, invita il discepolo ad offrirsi totalmente a Dio per vincere le tentazioni della depressione, dello scoraggiamento, specialmente quando il giovane pensa al rischio che la comunità monastica possa respingerlo. Il giovane Marie-Joseph, s'inquieta per i suoi peccati passati e si tormenta durante le confessioni, ma il Padre André gli dirà: “Io mi faccio carico di tutto”. Scacciare gli scrupoli non è per nulla facile, ma la docilità del giovane lo aiuterà a liberarsene per conquistare la vera pace del cuore. L'attaccamento è dunque reciproco tra il Maestro e il discepolo, un attaccamento che è sempre rivolto a Dio e a Lui conduce. 
Dirà ancora il Padre André: “Sforzatevi sempre di fare tutto per amore di Gesù, fate tutto il possibile per evitare tutte le imperfezioni volontarie”. Gli raccomanda di santificare il momento presente attraverso una dipendenza d'amore verso la volontà di Dio, di amare il suo prossimo e di pregare per il suo prossimo, di essere molto paziente verso sé stesso, con amore, per accogliere in tutta la sua pienezza l'azione di Gesù su di lui. 
La pazienza pone la perfezione in tutte le nostre opere”. 
Tutto per Gesù 
Dopo la morte di Fra Pierre Puech all'Abbazia, fra Marie-Joseph sembra presentire che la sua vita sarà breve. Vede in ogni giornata una preparazione alla morte, in ogni istante un valore di eternità. Progredisce nell'elevarsi verso Dio, deve “correre”, secondo il consiglio di San Benedetto: “Finché abbiamo tempo in questa vita, adempiamo ai nostri doveri, impegniamoci a fare quanto ci può essere utile per tutta l'eternità”. (Cf. Regola di San Benedetto Abate, Prologo, 44). 
Sotto la direzione del Padre André, egli non vedrà in questa un moralismo utilitario, lo scopo non è quello di fare di sé “un anima bella” per conquistare un bel cielo, ma di crescere nella verità nell'amore del Cuore di Gesù. 
Marie-Joseph già fin dalla sua infanzia ama ripetere a sé stesso: “Tutto per Gesù”, in monastero questo suo motto divenne la sua divisa, troveremo questo motto in tutte le sue lettere, le sue immaginette sacre, i suoi quaderni, ovunque egli depone le iniziali del suo motto di vita: T.p.J (Tutto per Gesù). 
Che cosa è dunque questo “Tutto”? Le attività quotidiane, comprese le più banali: studiare, scrivere, lavorare manualmente, mangiare, dormire, soffrire....senza dimenticare le grandi sofferenze psichiche e morali, quando sopraggiungono improvvisamente. 
In una lettera ai suoi parenti scriverà: “Fare tutto per amore”. La mattina della sua ordinazione sacerdotale annoterà: “Vivere d'amore, nient'altro che di amore”. Per il nostro fratello non si tratta per nulla di fantasie o di routine: egli vede intensificarsi la sua unione con Gesù. Questo orientamento profondo, appreso dalla madre e dalla nonna, sperimentato in famiglia attraverso la devozione al Sacro Cuore di Gesù, si era rafforzata negli anni di permanenza al convitto e ancor più alla vigilia della sua ordinazione presbiterale. Del resto il Direttorio presenta la devozione al Sacro Cuore di Gesù come il modello del cristianesimo ed è qui che si trova tutta la luce, tutti gli esempi, tutti i sollievi per l'anima. 
Il giovane monaco si consacra al Sacro Cuore di Gesù e lo fa per obbedire al Sacro Cuore di Gesù con docilità: d'ora innanzi troverà la sua pace interiore. 
Nelle sue lettere ai suoi cari o al Padre André, troviamo spesso dei riferimenti alla sua consacrazione al Cuore di Gesù: “Vostro figlio sia devoto al Sacro Cuore di Gesù...; che noi possiamo sempre restare uniti al Sacro Cuore..” 
Dal “Mese del Sacro Cuore” secondo le rivelazioni di Santa Margherita Maria Alacoque e dal “Regno del Cuore di Gesù” di Padre Yenveux, apprenderà a confidare sempre nell'Amore, ad essere generoso nel sacrificio di sé, ad imitare Cristo in tutto. Recita ogni giorno la Via Crucis, per Marie-Joseph il suo stare in monastero significa “abitare nel Cuore di Gesù..., pensare ogni giorno e sempre a Gesù Crocifisso...e avere nessun altra occupazione che pensare a Gesù e cercare di piacergli”. 

Da: Demeurer dans le Coeur de Jésus, Fr. Jean-Christophe (Abbaye Sainte-Marie-du Désert, près Toulouse). Editions Traditions Manastiques 2008. 
Traduzione e adattamento dal francese a cura di Enzo Digrandi.



LAUS  DEO

Pax et Bonum


Francesco di Santa Maria di Gesù
Terziario Francescano 

mercoledì 3 dicembre 2014

BEATO MARIE JOSEPH CASSANT MONACO CISTERCENSE TRAPPISTA - PARTE SETTIMA .



MARIE-JOSEPH CASSANT  
Monaco Cistercense Trappista 
Beato 
DIMORARE NEL CUORE DI GESU' 
La natura e la grazia 


Apparentemente il nostro Fra Marie-Joseph è gratificato da una calma inalterabile. Ma è questa calma che lo contraddistinse. Dagli esami grafologici dei suoi manoscritti, la sua persona risulterà colma di un dinamismo molto basso, nulla fa di lui un ambizioso, un aggressivo. Soffre naturalmente di un complesso d'inferiorità, il suo diario ci rivela un giovane uomo che reputa gli altri “superiori a sé stesso”, con il rischio di sprofondare in una timidezza paralizzante. Si sottomette alla tutela altrui, privandosi di iniziative feconde che possano condurlo a cambiare. 
Ama la solitudine, la meditazione, è incline alla rassegnazione che lo porterà agli scrupoli. 
Davanti a qualsiasi avvenimento si presenta indifeso a causa della sua emotività. Una parola altrui maldestra o pronunciata ad alta voce, lo fa soffrire e specialmente quando gli vengono detti giudizi negativi su ciò che egli reputa più prezioso e più caro: la sua fede in Cristo e l'ideale del sacerdozio. 
Introverso, Fra Marie-Joseph non è un egoista. Affettuoso, delicato, egli ha un cuore di fanciullo, sensibile alla bellezza. Emotivo, inattivo, vulnerabile, potrebbe passare inosservato se il suo grande amore unito al coraggio e alla perseveranza non lo rafforzassero “coprendo” quelle che sono le sue deficienze. Questo coraggio e questa perseveranza sono gli aspetti più positivi del suo temperamento. 
Si troverà in perfetta armonia con la vita benedettina, vita benedettina che gli dona un quadro preciso proprio attraverso la Regola di San Benedetto che gli insegna la virtù dell'umiltà, che gli dona un atmosfera intrisa di silenzio, che lo esorta ad apprendere con docilità gli insegnamenti e i consigli del padre spirituale. Marie-Joseph si adatta senza urti interiori alla vita monastica. In lui non riscontriamo affatto nessuna crisi di vocazione, eccetto un breve momento di sofferenza dovuta al timore di essere respinto dai superiori per i suoi limiti intellettuali. Allontanerà da sé ogni giorno quell'ansietà, quel timore di essere reputato non idoneo alla vita monastica e al sacerdozio: non si arresterà un solo momento dinanzi alle difficoltà nello studio e ripeterà a sé stesso: occorre fare quel che si può...., e Dio farà il resto. 
Ci vorranno molte energie e sforzi per il nostro Fra Marie-Joseph per superare la sua emotività. I risultati piuttosto modesti dei suoi studi, l'incomprensione aspra di un suo professore, l'eventualità di una sua espulsione dalla comunità monastica, gli esami di teologia da sostenere probabilmente davanti al Vescovo, gli errori commessi probabilmente durante lo svolgimento dei servizi per la comunità: ecco ciò che affligge maggiormente Marie-Joseph. 
Per rigettare, respingere da sé lo scoraggiamento e avanzare con piena fiducia nella pace interiore, il nostro giovane monaco dovrà lottare sostenendosi con fedeltà alle sue genuine ispirazioni per il Signore e tramite i consigli del suo Padre Maestro, Fra André Malet. 
Se possiamo parlare di eroismo..., è questo il nodo principale”, affermerà Dom Chenevière ..e dirà ancora: “ è nel campo comune delle virtù di tutti i giorni, nel contesto banale d'un carattere alle prese con le sue difficoltà correnti di una esistenza senza responsabilità, che egli supererà e ci supererà nel dono di sé a Dio”. 
La sua fedeltà è rafforzata da un intenso sentimento religioso e da una grande attività volontaria, due qualità che Marie-Joseph ha avuto fin dalla sua infanzia. La fede e l'amore di Dio regnano indiscutibilmente in lui e lo aiutano ad eliminare le esitazioni e ad evitare di indebolire il suo ideale. Egli è incrollabile senza mai cadere nel fanatismo (Così come risulta dagli esami grafologici dei manoscritti di Marie-Joseph). 
Marie-Joseph vive comunque una pace interiore profonda, accoglie gli inviti pressanti della Regola di San Benedetto all'umiltà. Egli si reputa il più indegno della comunità monastica, indegno persino di entrare in coro. Commise errori il nostro fratello? Egli è grato a Dio per avergli donato l'occasione di umiliarsi. Egli trova la sua contentezza nelle cose più comuni e più semplici. Vive il silenzio, attende che lo si interroghi prima di parlare e parla a bassa voce e sobriamente, ha piena padronanza della sua persona. 
Ogni giorno, nella preghiera, egli domanda a Gesù di insegnargli l'umiltà. Con vigilanza, egli cerca di porre rimedio ai suoi movimenti d'orgoglio o di gelosia e promette a sé stesso di rimediare: “non giudicare perché Dio ha accordato più grazie ad un altro”. 
Marie-Joseph si sforza piuttosto d'imitare le virtù dei suoi confratelli. I cattivi pensieri che talvolta lo assalgono li respinge con la grazia di Gesù. La sua attenzione verso la virtù dell'umiltà lo fa penetrare senza alcuna difficoltà a vivere in pienezza l'obbedienza monastica. Fra Marie-Joseph sa bene che nella sua comunità monastica l'Abate rappresenta Gesù ed egli gli obbedisce senza indugio, senza esitazione, senza lentezza né viltà. Egli riafferma il suo proposito: “Io obbedirò con prontezza, pietà, libertà, semplicità, gioia, coraggio, perseveranza...., parlerò ai miei superiori come se parlassi con Gesù”. 
Si rivolge con amore a Dio così come Gesù si rivolgeva al Padre suo: “Fate come me: obbedite (a Dio)”. 
Questa ascesi costante di umiltà e di obbedienza, non è una preoccupazione per la sua personale perfezione ma a meglio amare Dio. Lo testimonia la sua preghiera: “O Maria, ottenetemi di essere tutto di Dio, e Gesù tutto mio...., ricordatemi che ho lasciato tutto e che debbo abbandonare me stesso a Gesù”. Senza rinunciare ai suoi obiettivi aggiunge: “In tutte le regole e in tutte le cose non avere altro fine se non di piacere a Gesù....Saper soffrire e morire per Gesù innanzitutto!”.  
La via che conduce al Cuore di Gesù 
Il 26 febbraio 1895 muore all'Abbazia Fra Pierre Puech. L'amministrazione dell'estrema Unzione al religioso moribondo e la sua inumazione priva di bara, impressionano vivamente il nostro Marie-Joseph. In quello stesso giorno, il predecessore di Dom Candide, Dom Etienne Salasc, divenuto abate della Grande Trappa presiede il ritiro della comunità ed esortava il suo uditorio dicendo: “Pensate alla vostra morte terrena e non peccherete mai più. La volontà di Dio è quella che noi diveniamo santi”. 
In lacrime, fra Marie-Joseph va a trovare il suo Padre Maestro e gli chiede come si fa a morire come un santo. In risposta, il Padre André Malet, gli promette di insegnargli la via che conduce al Cuore di Gesù.  Questa è la Via che Padre André già segue e che desidera ancora e fortemente percorrere e proporre ai suoi discepoli. 
Padre André Malet era entrato all'Abbazia di Santa Maria del Deserto il 20 febbraio del 1877 all'età di 15 anni. Formato con la rude disciplina del Direttorio del 1869, lo adotterà e vivrà con flessibilità. La sua spiritualità virile è equilibrata e incentrata nella bontà interiore. Egli è persuaso che la santità è la perfetta conformità alla volontà di Dio. E' un apostolo della fiducia e della gioia dei figli di Dio. Per Padre André Malet, l'ideale della vita monastica è l'ideale cristiano: “Camminare con la luce della Fede, aprirsi alla speranza, agire sotto l'influenza della Carità per una unione spirituale d'amore con Dio e una nostra totale adesione a Gesù Cristo, Verbo Incarnato e Via delle anime”.  
A tale fine, il Padre André Malet raccomanda “una intensa devozione al Sacro Cuore, dimora di Carità e simbolo dell'amore di Dio per noi”.  
Quale sarà allora il cammino di santità di Marie-Joseph? “La fedeltà..., la perseveranza nella pratica delle virtù..., l'assimilazione che l'anima fa della propria volontà alla volontà divina, perché la volontà divina dona ogni giorno la santità stessa di Dio”. 
Per progredire, fra Marie-Joseph inizia a spogliarsi di sé stesso e distaccarsi dai beni creati. Quanto al dono della contemplazione, egli la distingue dalla santità: “Lo Spirito Santo, in effetti, resta il Maestro nell'uso dei suoi doni, l'essenziale è di applicarsi fedelmente ad amare Dio con tutto il cuore, con tutta l'anima, con tutte le forze e ad amare il prossimo come sé stessi”. (Cf. Dom André Malet, La Vie surnaturelle, ses éléments, son exercice. Toulouse, Ed.Apostolat de la Prière, 1934, p.208, n°211). 
I Monaci e le monache che hanno avuto l'opportunità di conoscere il Padre André Malet, testimoniano che egli irradiava l'amore di Gesù, con i suoi scritti, la sua parola, il suo esempio. Il suo insegnamento “Cristocentrico” non separa affatto il Cuore di Maria Santissima dal Cuore del Suo Figlio Gesù, ma sottolinea soprattutto la missione di condurre le anime a Gesù e al Cuore di Gesù. 
La Via che conduce al Cuore di Gesù” è la Via dell'Amore. Alludendo al suo Padre Maestro, il Padre André Malet, fra Marie-Joseph in una sua preghiera scriverà: “Il Vostro amico, oh Cuore di Gesù”. 


Da: Demeurer dans le Coeur de Jésus, Fr. Jean-Christophe (Abbaye Sainte-Marie-du Désert, près Toulouse). Editions Traditions Manastiques 2008. 
 Traduzione e adattamento dal francese a cura di Enzo Digrandi. 
 
 
LAUS  DEO
 
 
Pax et Bonum
 
 
Francesco di Santa Maria di Gesù
Terziario Francescano

domenica 30 novembre 2014

BEATO - MARIE JOSEPH CASSANT MONACO CISTERCENSE TRAPPISTA - PARTE SESTA .


 
MARIE-JOSEPH CASSANT 
Monaco Cistercense Trappista 
Beato 
DIMORARE NEL CUORE DI GESU' 
Alla scuola del servizio del Signore 


Discepolo di San Benedetto Abate, fra Joseph si dedica, giorno dopo giorno, a leggere, meditare, applicare la Regola in tutte le sue occupazioni quotidiane. Scriverà per sé un riassunto della Regola, senza grettezza di spirito né legalismo, grazie ai consigli del suo Padre Maestro. 
Difatti, è proprio Dom André Malet a definire la vita religiosa come : “un perfezionamento, una scoperta della Via d'unione con Gesù Cristo”, unione che “si realizza attraverso la conformazione delle nostre azioni alla Volontà divina”. 
Ecco tutto il lavoro dell'ascesi: “abbracciare la vita religiosa....equivale a prendere posto in un campo di battaglia dove il coprifuoco è aperto”. “Una vita religiosa che non ha bisogno di pusillanimi, di volontà indecise, irrisolute, di corporature fragili; bensì di anime coraggiose, anime dalla volontà ferma e decisa, dei corpi pronti al sacrificio” (Cf, Dom André Malet, Notion fondamentales sur la vie religieuse et la vie cistercienne). 
Tuttavia, così come il discepolo vive solo per Dio, l'umiltà, l'obbedienza, il lavoro, il silenzio, le letture spirituali, rendono possibile quel momento privilegiato che è l'incontro con Dio nella preghiera, nella contemplazione. Attraverso la penitenza, il monaco emerge dal basso dei sensi; attraverso la contemplazione...egli vive con Dio. 
Padre André Malet osserva come durante i primi secoli dalla fondazione di Citeaux, i Monaci cistercensi vivessero di un grande spirito d'amore e con un grande fervore: l'amore infatti unisce a Dio e rende caritatevole il monaco verso i fratelli, il fervore invece fa abbracciare con fervore le austerità della Regola. 
Con docilità, fra Joseph vive come sua priorità quella di penetrare nell'amore di Dio, di accostarsi il più possibile all'unione con Gesù. Ricorderà infatti a sé stesso che il suo unico desiderio è quello di riempire e vivere il suo tempo come se fosse una “lectio divina”, e l'obiettivo di vivere in questo modo la vita religiosa è quello di riempirci di Dio. 
Il libro fondamentale del novizio Trappista è la Regola di San Benedetto, gli Usi di Citeaux e il Direttorio Cistercense del 1869. Il novizio segue poi le conferenze del Padre Maestro, il quale presenta la storia e le consuetudini dell'Ordine Cistercense, la liturgia, la dottrina cristiana e la vita interiore. 
Fra Joseph cerca di seguire fedelmente questo programma dell'iniziazione monastica cistercense, malgrado la sua difficoltà a memorizzare i contenuti, tuttavia persevera nella lettura personale sforzandosi di allontanarsi dalle fantasie e dalle dispersioni. 
La sua passione è la lettura delle biografie dei monaci cistercensi contemporanei, specialmente quella di Padre Jean-Baptiste dell'Abbazia di Melleray, morto di tubercolosi a soli ventiquattro anni. E' forse questo un presagio della sua morte? Il novizio legge con attenzione particolare il “Trattato sul Purgatorio” di Santa Caterina da Genova, mentre per nutrire la sua vita di preghiera legge gli scritti di Santa Teresa d'Avila
Cerca di comprendere quei testi in profondità e, se necessario, consulta il suo Padre Maestro André Malet per capire meglio ciò che ha letto. Secondo lui, tutto deve condurre all'amore con generosa risoluzione. Per tale ragione, con un'instancabile perseveranza egli trascrive dei riassunti, numerosi estratti, dai testi che legge, persino dalle letture spirituali che si leggono in refettorio o in chiostro. Egli gioisce per i consigli ricevuti dal suo Padre Maestro. 
Padre André Malet insiste molto sulla forza e sul valore della preghiera liturgica: “la preghiera liturgica ufficiale del discepolo di Cristo crea e forma parole, pensieri, sentimenti di Dio e su Dio; divinizza l'anima del monaco e gli dona la facoltà di intercedere per tutti”
Fra Marie-Joseph segue l'istruzione del suo Padre Maestro e si prepara con cura, ogni giorno, l'ufficio divino del giorno seguente. A tale scopo legge “L'Anno Liturgico” del servo di Dio Dom Prosper Guéranger che lo aiuterà a interiorizzare i Salmi, mentre utilizza dei buoni commentari per capire meglio la Parola del Signore. Predilige la lettura del Vangelo e terrà a memoria parecchie pericopi, specialmente quelle riguardanti la Passione del Signore Gesù. 
Tuttavia, così come al Convitto dei Salettiani di Casseneuil, gli costa, gli pesa parecchio il lavoro intellettuale e spesso gli causa stanchezza e sofferenza. Comprendere e assimilare e trattenere in mente …., non è per lui un gioco. 
Dom Chenevière dirà giustamente: “egli ebbe sempre il broncio verso i libri che furono la più grande croce della sua anima”. 
Dopo qualche anno, la sua perseveranza gli donerà una grande maturità. Così come testimonia il suo Padre Maestro Dom André Malet: “fra Marie-Joseph sarà un eccellente direttore di anime”


Da: Demeurer dans le Coeur de Jésus, Fr. Jean-Christophe (Abbaye Sainte-Marie-du Désert, près Toulouse). Editions Traditions Manastiques 2008. 
Traduzione e adattamento dal francese a cura di Enzo Digrandi. 



LAUS  DEO

Pax et Bonum


Francesco di Santa Maria di Gesù
Terziario Francescano

mercoledì 26 novembre 2014

BEATO MARIE JOSEPH CASSANT MONACO CISTERCENSE TRAPPISTA - PARTE QUINTA .



MARIE-JOSEPH CASSANT  
Monaco Cistercense Trappista 
Beato 
DIMORARE NEL CUORE DI GESU' 
Un esordiente convinto 


Nel dicembre del 1894, l'Abbazia di Santa Maria del Deserto subisce una grave crisi causata dalla recrudescenza delle minacce d'espulsione che ebbe inizio già nel 1880 e che interesserà tutti gli Ordini religiosi. 
Giorno dopo giorno, Joseph Cassant apprende a riconoscere ciascuno dei dodici monaci di coro dell'abbazia e dei trenta monaci conversi della comunità. Inizia ad abituarsi a percorrere il chiostro bianco dal quale si accede alle grandi sale comunitarie. Al capitolo gli viene assegnato un posto sul banco inferiore; in chiesa si abitua al suo stallo e ai canti in gregoriano dei monaci. Per comunicare con i confratelli monaci, nel rispetto del silenzio monastico, Joseph apprende anche il linguaggio dei segni. Egli osserva con rispetto Dom Candide, allora quarantenne, un aristocratico spagnolo entrato in monastero all'età di quindici anni e nove mesi. Fisicamente imponente, dall'aspetto di un grande signore, è un uomo di grande fede e di cuore. Eletto Abate nel 1881, all'età di ventisette anni, s'impegnerà alla restaurazione dell'Ordine Cistercense in Spagna. A Barcellona avrà modo d'incontrare Don Bosco il 3 marzo del 1886. Fondò in Spagna l'Abbazia di San Isidoro e l'Abbazia di Viaceli e si occuperà generosamente di svariati monasteri e di monaci per affiliarli spiritualmente all'Ordine Cistercense. Nel 1911 darà le sue dimissioni da Abate, accolte dal Capitolo generale. Si spegnerà il 17 agosto del 1915 all'età di 61 anni. 
Senza indugio, Joseph Cassant venera e ama Dom Candide come un padre e lo stesso Abate scoprirà rapidamente le qualità del giovane Joseph e lo rassicurerà nelle prove. 
Joseph, già dal suo ingresso in clausura, fu affidato al Padre André Malet. In noviziato sarà con due novizi e alcuni postulanti. In una sua lettera alla sua famiglia dell'8 dicembre del 1894, racconta: “Non ho proprio di che annoiarmi in monastero, ogni ora del giorno è impegnata. Le principali occupazioni sono lo studio e il lavoro manuale; una buona parte della nostra giornata è dedicata agli Uffici divini nella nostra chiesa monastica”. 
Joseph organizza la sua vita interiore seguendo i consigli che legge man mano nel Direttorio. Annoterà tra i suoi fogli l'inizio della sua vita monastica e le regolette che si prefigge di seguire per impiegare bene il tempo libero personale: dall'alzata mattutina Joseph stila per sé stesso un programma pieno di invocazioni e di preghiere a Gesù, all'Immacolata, a San Giuseppe e a San Bernardo. Nel redigere le sue regolette di vita interiore, si ispira alla biografia di Fra Raffaele Goulesque, una biografia che lesse con tanto profitto. Accoglie tuttavia i suggerimenti del Padre Maestro, Fra André Malet, il quale lo esorta a semplificare il Direttorio e a guardarlo e viverlo con l'ausilio della preghiera personale e con uno spirito di fiducia piena in Dio. 
Il “suo regolamento spirituale” per le domeniche e le feste ci rivela come Joseph fosse persuaso che tutto “E' DONO DI DIO”: 
“ Cammino di croce per ottenere l'amore di Gesù Crocifisso....”
“Rosario affinché la Santa Vergine mi ottenga la grazia d'amare sempre più Gesù....” 
“Ricorrere al Sacro Cuore di Gesù per ottenere la pace interiore....”  
“Litanie di San Giuseppe per resistere a tutte le tentazioni e per pensare a Dio spesso e per arrivare a comprendere i Salmi....” 
Il Direttorio suggerisce al nostro Joseph l'importanza della Regola di San Benedetto Abate ed esorta a meditare bene il Prologo della Regola per poterne fare il fondamento della vita monastica: “Accogli volentieri le esortazioni del padre, che ti ama, e mettile efficacemente in pratica. Così, con la fatica dell'obbedienza ritornerai a Dio, dal quale ti sei allontanato con la pigrizia della disobbedienza”. 
Al Capitolo 72 della Regola, San Benedetto ricorda le esigenze di una vera vita comunitaria: “.... non antepongano assolutamente nulla a Cristo, amino l'Abate con affetto umile e sincero, non cerchino il proprio vantaggio, ma quello altrui; manifestino con cuore puro carità fraterna; temano Dio con amore....; i monaci facciano a gara nell'obbedirsi a vicenda....” 
Il 21 dicembre del 1894, Joseph avrà la gioia di accogliere in monastero l'abbé Brouens, ma per la sua salute cagionevole dovrà abbandonare il postulandato dopo un mese. Quanto a Joseph, entra in ritiro per prepararsi alla vestizione monastica. Egli è determinato. Scriverà: “Mi donerò completamente a Dio, non farò altro se non la Sua Volontà; camminerò per sempre alla Sua presenza; sarò sacerdote e praticherò l'umiltà senza esitazione; farò tutto per la maggior gloria di Dio; tutto soffrirò per Dio; camminerò ogni giorno con Gesù Cristo”. 
Annoterà un punto preciso sul quale dovrà vigilare in modo particolare: “mai dovrò inorgoglirmi né ingelosirmi, con la grazia di Dio. Sarò lieto di affidare ogni mia imperfezione e le mie infermità ai miei superiori.....Obbedirò con gioia ai miei superiori, vedrò in loro Nostro Signore Gesù Cristo”. 
E Joseph comprende come la sua fedeltà nella Sequela del Signore è un dono di Dio che lui otterrà con la preghiera fiduciosa. 
Il 6 gennaio del 1895, Festa dell'Epifania, dopo l'Ufficio divino dell'Ora Prima, è accolto in Capitolo dalla comunità monastica. Il Padre Abate, Dom Candide, gli toglie gli abiti da secolare e lo riveste di una tunica, di uno scapolare e di una cappa di lana bianca, dopo lo esorta con le parole dell'Apostolo San Paolo: “ Deponi l'uomo vecchio e rivestiti dell'uomo nuovo”. 
Per la sua devozione alla Santa Vergine Maria, assumerà il nome di Marie-Joseph (Maria Giuseppe), ma è una tradizione dell'Ordine Cistercense Trappista quella di far precedere il proprio nome con quello di Maria. 
L'attende la gioia di rivedere i suoi cari genitori e la sorella Emile nella foresteria del monastero, si presenterà a loro con il suo abito monastico e prenderà parte con discrezione a quel momento di serenità tra gli affetti più cari. 


Da: Demeurer dans le Coeur de Jésus, Fr. Jean-Christophe (Abbaye Sainte-Marie-du Désert, près Toulouse). Editions Traditions Manastiques 2008. 
Traduzione e adattamento dal francese a cura di Enzo Digrandi. 


LAUS  DEO

Pax et Bonum


Francesco di Santa Maria di Gesù
Terziario Francescano

domenica 23 novembre 2014

BEATO MARIE JOSEPH CASSANT MONACO CISTERCENSE-TRAPPISTA - PARTE QUARTA .




MARIE-JOSEPH CASSANT  
Monaco Cistercense Trappista 
Beato 
DIMORARE NEL CUORE DI GESU' 
Sui passi dei Padri 


Il 30 novembre 1894, Joseph lascia la sua famiglia. E' un momento difficile per tutti, è l'ora degli addii. Papà Pierre, mamma Marie-Anais ed Emile non sembrano condividere la decisione di Joseph. Lui avvertirà nel suo cuore tutta la sofferenza dei suoi cari. 
Emile, la sorella, lo accompagna fino all'abbazia, resterà fino al giorno dopo quando farà ritorno, da sola, a Casseneuil. Joseph invece passerà qualche giorno nella foresteria del monastero, entrerà in clausura il 5 dicembre. Ha soltanto sedici anni e nove mesi. 
Nella sua lettera ai suoi cari li rassicura scrivendo loro: “La mia partenza è stata triste, ma spero che adesso tutti voi siate contenti. Io mi sento molto felice di trovarmi in questo luogo...Abbiamo tre pasti al giorno, il vitto è di magro ed è molto buono e molto sostanzioso”. 
Inizia ad iniziarsi, ad addestrarsi alla preghiera, al domino su sé stesso, alla rinuncia. Il suo grande desiderio: essere interamente di Dio alla scuola del servizio del Signore. Senza saperlo, trova nel Direttorio dell'Ordine molte delle devozioni che lui stesso amava e seguiva particolarmente nella sua Casseneuil: la devozione all'Eucarestia e alla Passione di Gesù, la devozione al Sacro Cuore, alla Vergine Maria, a San Giuseppe, le preghiere per le anime del purgatorio. 
In una sua lettera scrive: “Questa vita mi coinvolge....Ringraziate Dio di avermi condotto qui. Abbiate fiducia in Dio ed io pregherò per voi”. Aggiunge nello scritto tutto il suo affetto, la sua gratitudine e un buon giorno per quanti lo conoscono. La sua nuova famiglia è il monastero e in questa famiglia vi è un padre che è l'abate e dei fratelli che sono i membri della comunità monastica. Adesso facciamo un po' di storia tutta da scoprire. Sul finire del V° Sec., incontriamo San Benedetto Abate con dei suoi discepoli a Subiaco, successivamente a Monte Cassino redigerà e donerà loro una Regola di vita, prima della sua morte avvenuta nel 547. Joseph resterà ammirato per l'espansione dell'Ordine benedettino nel Medio Evo per tutta l'Europa così anche per la storia della fondazione di Cluny dalla quale dipenderanno più di duemila monasteri. 
Ma nel XI° Sec., il fervore iniziale nei monasteri benedettini si affievolì al punto da suscitare delle riforme della vita monastica per un ritorno alla purezza e fedeltà dell'originario carisma. Nel 1098 una di queste riforme vide la nascita di Citeaux, con i suoi primi abati: Roberto, Alberico, Stefano. Da questa fondazione, il giovane Bernardo de Fontaine e alcuni suoi compagni monaci, furono inviati nel 1115 a fondare il monastero di Clairvaux e Bernardo ne divenne il primo abate. Il “futuro” San Bernardo di Chiaravalle contribuirà molto all'espansione dei benedettini Cistercensi. Presenti in tutta l'Europa, sul finire del XVI° Sec., conteranno ben 600 monasteri. 
Dopo un tempo di “rilassamento” della vita monastica, dovuto anche alle commende (l'abate non veniva eletto dalla sua comunità ma era nominato arbitrariamente dal Re di Francia), spunta una nuova sorgente alla Trappa, in Normandia, dove l'abate de Rancé, dopo la sua conversione, intraprende nel 1664 la riforma della sua comunità monastica. Nel suo libro Sulla santità e sui doveri della vita monastica, l'abate de Rancé opta ed esorta a riscoprire “l'amore per il Signore”: “Voi non potete immaginare che l'integrità attraverso la quale potete guardare a tutte le vostre regole, le vostre fedeltà ai digiuni, le vostre veglie, il vostro lavoro, le vostre mortificazioni, il vostro silenzio e le altre vostre austerità, sussistono per voi per poter conquistare, tramite questi doveri, l'amore di Dio e ad amare Dio. La carità di Dio è una disposizione tutta interiore..... , risiede dentro il cuore ed è il cuore e con il cuore che si ama nella verità. L'amore è un affezione del cuore; quando il cuore non vi anela più, egli non è più un amore credibile”. 
L'amore si prova con le opere e in primo luogo attraverso una penitenza espiatrice dei propri peccati. 
Alla fine del XVIII° Sec., una terribile prova: la Rivoluzione francese sopprime le abbazie. Rifiutando questa crudele violenza, l'anziano Maestro dei novizi della Trappa, Dom Augustin de Lastrange, raggruppa dei monaci volontari per raggiungere la Svizzera presso la Valsainte. Dalla Svizzera iniziò una vera e propria odissea monastica, la prepotenza e i veti imposti dai rivoluzionari napoleonici non impedì ai Trappisti di raggiungere l'Austria, la Russia, la Germania del nord e persino le terre del nuovo mondo. Al termine di tale odissea, Dom Augustin poté tornare in Francia per ristabilire e riaprire molti monasteri cistercensi trappisti. 
Fu alla Trappa d'Aiguebelle, nel Drome, che la diocesi di Tolosa fece richiesta nel 1849, di una fondazione di monaci a Bellegarde-Sainte-Marie, luogo di pellegrinaggio mariano. Il clero locale, convinto che i Cistercensi venerano la Vergine Santa e sono dediti alla preghiera e al lavoro manuale, spera che la comunità Cistercense potrà essere un buon esempio di vita cristiana per la popolazione rurale della regione. 
Il 21 dicembre 1852, arriveranno i primi due monaci e tre fratelli conversi. La gente del paese aveva iniziato a costruire una dimora per i monaci, ma al loro arrivo tale struttura non era ancora abitabile. I monaci si sistemeranno in delle capanne e lì passeranno l'inverno. “E' meglio che a Betlemme”, rispondono i monaci a quanti li compatiscono. L'arrivo dei nuovi monaci permetterà di costruire l'attuale abbazia di Santa Maria del Deserto nel 1867. Com'è la vita monastica all'arrivo di Joseph Cassant? 
Nel 1892 il Santo Padre Leone XIII aveva riunito in un solo Ordine ben tre congregazioni di Trappisti e ne approverà, nel 1894 le nuove Costituzioni. Gli eccessi del XIX° Sec., sono tralasciati, vi è un ritorno alla tradizione anteriore a Rancé, tuttavia le consuetudini di una spiritualità austera persistono e si riflettono nel Direttorio dei novizi del 1869. Joseph copierà nelle sue carte molte parti del Direttorio. 
Un Direttorio che si sofferma a descrivere la vita del Trappista come quella di un religioso penitente, il quale deve persuadersi che egli è venuto al mondo nella solitudine unicamente per soffrire. Ma il Direttorio, sottolinea fortunatamente anche altri aspetti della vita monastica trappista: la penitenza è un frutto dell'amore; la croce non ha senso se non è portata con amore; l'orazione è l'anima della vita religiosa. 
Solo nel 1910, con il Santo Padre Pio X, si arriverà a redigere un nuovo Direttorio orientato prevalentemente ad esaltare la vita interiore del carisma cistercense Trappista. 
Il Maestro dei novizi, il Padre André Malet, consapevole dell'austerità del Direttorio, vigente all'epoca dell'ingresso del nostro Joseph nella Trappa, saprà adattarlo in funzione di ciascun candidato alla vita monastica, per facilitare l'ingresso di ciascuno alla vocazione monastica nel cammino della penitenza e della contemplazione. 

Da: Demeurer dans le Coeur de Jésus, Fr. Jean-Christophe (Abbaye Sainte-Marie-du Désert, près Toulouse). Editions Traditions Manastiques 2008. Traduzione e adattamento dal francese a cura di Enzo Digrandi 


LAUS  DEO

Pax et Bonum


Francesco di Santa Maria di Gesù
Terziario Francescano

venerdì 21 novembre 2014

BEATO MARIE-JOSEPH CASSANT MONACO CISTERCENSE TRAPPISTA - PARTE TERZA .



MARIE-JOSEPH CASSANT  
Monaco Cistercense Trappista 
Beato 
DIMORARE NEL CUORE DI GESU'

 L'ascolto del Signore 

Perché Joseph ha così tanta perseveranza negli studi? Per adempiere ai suoi doveri, ma soprattutto per realizzare la sua vocazione. In famiglia sua madre Anais e l'amata nonna, lo esortano sempre a non abbandonare mai l'amore per il Signore. Certamente Joseph non ha ricevuto una educazione ricca di conoscenze e saperi, ma ebbe un fervente amore tutto orientato al Cuore di Gesù, il solo capace di riempire la sua vita. 
L'educazione religiosa avuta negli anni di convitto dai Fratelli di San Giovanni Battista de la Salle, fu davvero intensa. I sermoni ascoltati e la partecipazione ad ogni cerimonia liturgica accresceranno ancor più quell'amore per il Cuore di Gesù in Joseph. Rafforzato anche dal fatto che il giovane era allocato nel convitto proprio accanto alla cappella dell'istituto ed era stato autorizzato dai superiori a recarvisi liberamente. Joseph fu ammesso nella Confraternita della Santa Vergine: la sua pietà mariana crescerà ulteriormente e si fortificherà durante i suoi pellegrinaggi a Lourdes e al Santuario mariano di Peyragude presso Casseneuil. Nel frattempo si prepara a ricevere il Sacramento dell'Eucarestia assistendo devotamente alla Messa celebrata nel convitto e ai ritiri spirituali organizzati dai Salettiani. 
Il parroco di Casseneuil, l'abate Filhol, predicherà durante uno degli esercizi spirituali in convitto raccomandando tutti di mantenere sempre una generosa volontà verso il Signore, intensa preghiera personale, profondo silenzio interiore per incontrare il Signore. La morte, dirà l'abate, è inevitabile, allora occorre pregare e pregare bene per prepararvisi. 
La vigilia della sua Prima Comunione, Joseph è convinto più che mai di diventare sacerdote. La sua determinazione è così chiara che l'abbé Tulle, vicario parrocchiale a Casseneuil, decise di insegnarli il latino. Nel 1892 presso la parrocchia di Casseneuil vi furono ben tre settimane di missione popolare, affidate dal buon parroco a due predicatori religiosi Cappuccini. Tali due frati Cappuccini impressionarono parecchio il giovane Joseph Cassant. Si trattava di Fra Joseph, rimasto impresso assai nelle menti dei fedeli di Casseneuil per il suo attivismo debordante e per le sue parole durante le prediche piuttosto sferzanti e dure; e di Fra Hilaire, ricordato a Casseneuil per la sua delicata ponderazione e le sue parole eleganti..... Comunque, numerose furono le conversioni a Casseneuil durante quelle tre settimane di missione popolare. Il 18 dicembre più di 120 bambini ricevettero il Sacramento della Confermazione, tra loro anche il nostro Joseph Cassant. 
Che fare? 
La vocazione sacerdotale di Joseph Cassant non è in discussione. La famiglia, il parroco, il vicario parrocchiale, il direttore dell'educandato Fratel Lusignan....: sono tutti concordi e riconoscono in Joseph la sua forza di volontà di abbracciare gli studi, tuttavia i risultati sono..... inquietanti: impossibile pensare di farlo ammettere, così com'è, al seminario minore. 
L'abbé Filhol intravede una soluzione: “E se Joseph fosse introdotto al sacerdozio senza l'obbligo di frequentare il seminario?” 
Il nuovo vicario parrocchiale, l'abbé Monneis, potrà incaricarsi di impartire a Joseph delle lezioni di latino e francese. In tal modo si poteva provvedere, attraverso un programma di studi ad hoc, a dare a Joseph una formazione soddisfacente. 
I genitori di Joseph, Marie-Anais e Pierre, con la loro fede cristiana profonda, accettano la separazione dal loro figliolo e la sorella Emile ricorderà come il fratello iniziò da subito a dedicarsi ai suoi studi e ai suoi libri e alle sue preghiere. 
Dal settembre 1893 si affida all'abbé Filhol, un uomo buono e tutto di Dio. L’abbé Filhol si era imposto un'astinenza perpetua, prete d'intensa vita di preghiera e devotissimo della Vergine Maria, passava lunghe ore della notte in chiesa davanti al Tabernacolo del Santissimo. 
Joseph inizia ad aprire la sua anima all'abbé Filhol, segue i suoi consigli e gli obbedisce con piena fiducia. Troverà un po' di sollievo dagli studi durante le ricreazioni concesse, che egli passa giocando con i figli del signor Antoine Laboire, sacrestano dell'abbé Filhol. Trova tuttavia la pace interiore nel raccoglimento, nella preghiera, nella Santa Messa e nella recita dell'Ufficio divino. I suoi occhi fissi sempre e rivolti all'Altare, senza mai lasciarsi distrarre da niente e da nessuno, impressionano positivamente i fedeli che lo osservano e lo reputano un vero seminarista, un “piccolo religioso”. 
Il discernimento 
La domanda che si pone l'abbé Filhol è: Joseph è un seminarista o un religioso? Quale sarà la via tracciata da Dio per la sua anima? 
E' destinato al sacerdozio o alla vita consacrata? 
Malgrado tutto il suo coraggio, il giovane Joseph Cassant dovrà affrontare gli esami del seminario minore. D'altra parte, se si volgesse alla vita monastica Cistercense Trappista, la via del sacerdozio resterebbe aperta e accessibile contrariamente al seminario diocesano. Difatti, tra i Monaci Cistercensi Trappisti, la maggior parte dei monaci sacerdoti non esercitano alcun ministero pubblico; tale soluzione appare meno esigente. 
Per di più Joseph è molto ma molto incline al silenzio, al raccoglimento, alla preghiera. La Via Cistercense Trappista risponderebbe pienamente alla vocazione di Joseph Cassant, egli sarebbe divenuto così monaco e sacerdote. Anche l'abbé Filhol desiderava entrare tra i Cistercensi Trappisti, ma non ebbe il consenso del suo Vescovo. 
La salute di Joseph è idonea a resistere e sopportare la vita austera della Trappa? In qualche modo il giovane, vivendo con l'abbé Filhol, sta già sperimentando la “vita del monaco trappista”ma nel mondo e segue, così come il suo istruttore, una disciplina prettamente monastica: alzata nel cuore della notte e recita dell'Ufficio divino (Mattutino e Lodi) in chiesa; duro lavoro manuale, regime alimentare vegetariano. 
Ora, come convincere i genitori di Joseph? Sapranno accettare di avere un figlio monaco Trappista? Marie-Anais e Pierre Cassant nulla sanno della vita benedettina Cistercense Trappista, conoscono solo molto bene, come tanti altri cristiani cattolici del tempo, quanto austera e dura sia il regime alimentare della Trappa e severa la clausura monastica. 
Il buon abbé Filhol dovrà fare appello a tutta la fede che praticano devotamente i genitori di Joseph e specialmente della sorella Emile affinché acconsentano a benedire la vocazione monastica di Joseph. Pertanto, il 12 gennaio 1897, proprio qualche giorno prima della professione dei voti monastici di Joseph, la sorella Emile, in una sua lettera scritta anche a nome dei suoi genitori, si sofferma a descrivere al fratello quanto forte sia il desiderio di tutti i suoi cari di riaverlo a casa. Ma Emile conclude la sua lettera con: “ Ma se questa è la volontà di Dio, non preoccuparti...., la nostra preghiera ti sosterrà”. 
Con la sua sensibilità, l'adolescente Joseph non può non soffrire. Accanto a Gesù, porterà la sua croce con coraggio, sostenuto dalla grazia di Dio e l'esperienza forte e sicura dell'abbé Filhol. E' proprio l'abbé Filhol che nell'autunno del 1884 deciderà di recarsi con Joseph a visitare l'abbazia Cistercense Trappista più vicina, quindi presso l'Abbazia di Santa Maria del Deserto, a 30 chilometri a nord-ovest da Toulouse. 
L'abbazia si erge, come dirà Monsignor Saliège, arcivescovo di Toulouse, << dentro una vallata poco asciutta, che con tutto il sudore e la fatica dei monaci non si riesce a sanare; è un luogo dove si prega, dove si muore a sé stessi per vivere in Dio e per Dio....., un deserto abitato da anime silenziose e innamorate di Dio >> . 
Joseph non finirà di guardare e riguardare la bianca cocolla dei monaci Trappisti, con le sue larghe maniche, guarderà anche il lavoro nei campi dei monaci che gli ricorderà quello che lui faceva nei campi di Casseneuil. Assiste all'Ufficio divino notturno, gusta la preghiera dei salmi, quieta e grave, la Messa solenne, il canto della Salve Regina della sera che lo emoziona profondamente. Joseph percorre il chiostro del monastero e i luoghi comunitari dei monaci, il dormitorio, il refettorio e il menù vegetariano dei monaci, la sala capitolare dove il Reverendo Padre Abate istruisce la sua comunità e che è pure la sala di lettura e di studio. 
Ma i monaci Trappisti lo accetteranno? 
L'abbé Filhol incontra il Padre André Malet, Maestro dei novizi, e gli espone con chiarezza la situazione del giovane Joseph Cassant. Il Padre Malet risponderà ricordando come Dio chiami in diversi modi le sue creature senza alcun pregiudizio o formalità, aggiunse all'abbé Filhol: “ La mia prima impressione su Joseph e che egli è un'anima dolce, molto profonda e che cerca Dio. Ora, per San Benedetto Abate, la ricerca di Dio è indispensabile al candidato alla vita monastica”
Con molta paternità, il Maestro dei novizi, Padre André Malet, fece un segno di croce sulla fronte di Joseph e gli disse: “ Abbiate fiducia, io vi aiuterò ad amare Gesù”. 
Grande fu la gioia per l'abbé Filhol e il giovane Joseph Cassant i quali faranno ritorno a Casseneuil per preparare l'ingresso di Joseph all'Abbazia di Santa Maria del Deserto. 

Da: Demeurer dans le Coeur de Jésus, Fr. Jean-Christophe (Abbaye Sainte-Marie-du Désert, près Toulouse). Editions Traditions Manastiques 2008. 
Traduzione e adattamento dal francese a cura di Enzo Digrandi.


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