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giovedì 13 novembre 2014

BEATO MARIE JOSEPH CASSANT - MONACO CISTERCENSE TRAPPISTA - PARTE PRIMA.



MARIE-JOSEPH CASSANT 
Monaco Cistercense Trappista 
Beato 
DIMORARE NEL CUORE DI GESU' 


Chi conosce “Le Gaillots”? Questo luogo è in Francia ed è situato nel territorio di Casseneuil, nel Dipartimento del Lot-et-Garonne. E' una terra molto fertile quella di Le Gaillots, coltivata prevalentemente in vigneti e alberi di susine. La terra e i frutteti richiedono una cura assidua, ma il raccolto abbondante ricompensa comunque l'uomo per la sua fatica. 
In questa regione troviamo imponenti fattorie, la loro fattezza e robustezza riflettono la prosperità dei propretari. Pierre Cassant, nato il 3 luglio 1841 e morto il 28 novembre del 1921, ha un carattere forte, conosce il suo mestiere e lavora con fierezza lungo tutto l'anno. A casa, ecco la moglie, Marie-Anais, nata il 6 ottobre 1845 e morta il 23 agosto del 1936, conduce una vita laboriosa specialmente nel provvedere alla grande casa-fattoria. La famiglia è molto credente e tutti alla Santa Messa domenicale e alle grandi feste di precetto. Pierre fa anche parte del consiglio parrocchiale e avrà modo di donare alla parrocchia una campana e le vetrate della cappella del Fonte battesimale. 
Nella loro fattoria accolgono anche i poveri del territorio e li aiutano con encomiabile generosità. Pierre ha due sorelle religiose presso l'Istituto delle Dame della Croce e il loro convento è ubicato proprio a Casseneuil, vicino alla chiesa parrocchiale. Suor Marie è dedita al servizio di sacrestana e Suor Filomena si occupa dell'educazione dei bambini del paese. 
Grande gioia per tutti alla nascita del secondo figlio di Pierre e Marie-Anais, nato il 6 marzo 1878 e battezzato il giorno seguente nella chiesa parrocchiale di Casseneuil con il nome di Pierre-Joseph. Il piccolo veniva tuttavia chiamato dai suoi cari Joseph ed è la gioia della grande casa dei Cassant. Fin dall'infanzia Joseph scopre la bellezza della chiesa parrocchiale, vi si reca sovente per la Messa domenicale e non solo. Le candele dell'altare, la fattezza delle belle statue dei Santi attirano la sua attenzione. I suoi occhi di piccolo fanciullo seguono i movimenti del sacerdote durante le liturgie. A casa, il piccolo Joseph imiterà i gesti del suo parroco e a modo suo gioca a celebrare messa ripetendo i canti del graduale. Emile, la sorella, non sembra gradire quel genere di occupazioni e i giochi del fratello Joseph; più tardi racconterà: “La sua vita fu la preghiera”. La loro cuginetta Canié, testimonierà al processo canonico di aver udito spesso ripetere al piccolo Joseph: “Tutto per Gesù”. 
Alcune religiose doneranno a Joseph per il Santo Natale una statuetta di Gesù di cera. Joseph la collocherà nella sua stanza, accanto al suo lettuccio e durante la giornata, così come nel cuore della notte, il piccolo si volgerà verso quella statuetta per pregare. Purtroppo un giorno la statuetta di Gesù cadde a terra rovinosamente e si ruppe, il piccolo Joseph cercò di riparare e ricomporre i pezzi della statuetta di cera, ma senza riuscirvi; finché non gli fu donata un'altra statuetta ma questa volta di terracotta. Joseph riserverà alla nuova statuetta lo stesso culto e la stessa fervorosa devozione fino all'età di 12 anni. 
Dove condurrà il nostro piccolo Joseph questa sua amicizia tutta per Gesù? 
I suoi famigliari, i genitori per primi, iniziarono a pensare all'avvenire di Joseph. Il 7 marzo 1884 compie 6 anni. Emile, la sorella, condurrà Joseph a 2 chilometri dalla fattoria dei Cassant, non lontano da Casseneuil. Quì vi era un pensionato-educandato retto dai Fratelli di San Giovanni Battista de la Salle, dediti all'educazione e all'istruzione dei fanciulli in un clima di gioia. 
Fino all'età di 9 anni, Joseph vivrà nell'educandato dei Salettiani come semi-convittore. Egli sperimenterà tutto il disagio di passare dalla calma della casa paterna al “caos” delle animate ricreazioni dell'educandato. La giornata nel convitto dei Salettiani inizia in cappella con la Santa Messa, dopo la Messa ogni bambino si dedica allo studio. Joseph imparerà a leggere, a scrivere e Fratel Luc sarà per il piccolo un vero e buon pedagogo paziente. 
I risultati dell'apprendimento del piccolo Joseph sono soddisfacenti. Dal 1887 al 1888, Joseph si trova in una classe composta prevalentemente da coetanei, tuttavia, poco a poco, i programmi di studio si fanno per Joseph più pesanti e non riesce a seguire il passo come vorrebbe e come risultava così facile per i suoi compagni. Non si discute la sua applicazione, difatti conquisterà ben 22 biglietti d'onore durante i quattro anni di educandato. Gli insegnanti sono unanimi: Joseph è studioso, laborioso, si applica......, egli fa tutto il possibile, è docile ai consigli dei formatori, studia e si sforza di studiare, ma la memoria visiva deve poter sostenere la memoria intellettuale. 
Joseph fisserà questo motto, questo metodo per tutta la sua vita: mattina e sera legge e rilegge i suoi appunti, studia sui suoi libri. Si dirà di lui che era un allievo pieno di buon senso, sempre diligente e serio ma.......con poca capacità di apprendimento. 
Non brilla nella sua classe, soprattutto in ragione della sua memoria limitata. Scriverà Dom Chenevière: “Joseph non ha l'attitudine e l'agiatezza degli spiriti brillanti e dei contemplativi dotti”. Comunque sia, Joseph dimorerà con semplicità e tranquillità nella scuola dei Salettiani. Sarà così anche quando torna a casa durante le vacanze per aiutare i suoi cari nel raccolto dell'uva e delle susine. Un anziano, compaesano di Joseph, testimonierà: “Joseph fu amato da tutti perché lui era sempre gentile con tutti e amichevole con ogni persona”. 
Il suo desiderio di diventare sacerdote era risaputo da tutti. Per prepararlo, affinché potesse essere ammesso al seminario minore, Padre Tulle, vicario parrocchiale, iniziò a insegnarli il latino......, così come Padre Brovens presso l'educandato dei Salettiani. Questi sacerdoti comprendono e incoraggiano Joseph. Ma lo studio del latino risulterà difficile per il nostro piccolo fratello, vi si applicherà ugualmente con tutte le sue forze, sacrificando il tempo libero e le ricreazioni. 
Fratel Hévien, nell'educandato, preoccupato per la salute del giovane Joseph, suggerisce ai confratelli di “usare la massima moderazione con il figliolo”: “ Egli farà quel che può e Dio farà il resto”. 

Fine prima parte.

Da: Demeurer dans le Coeur de Jésus, Fr. Jean-Christophe (Abbaye Sainte-Marie-du Désert, près Toulouse). Editions Traditions Manastiques 2008. 
Traduzione e adattamento dal francese a cura di Enzo Digrandi 


LAUS  DEO

Pax et Bonum


Francesco di Santa Maria di Gesù
Terziario Francescano

domenica 9 novembre 2014

BEATO MARIE-JOSEPH CASSANT MONACO CISTERCENSE TRAPPISTA - INTRODUZIONE .



MARIE-JOSEPH CASSANT 
 Monaco Cistercense Trappista 
Beato 
DIMORARE NEL CUORE DI GESU' 
Introduzione 


All'Abbazia di Santa Maria del Deserto, noi monaci Cistercensi-Trappisti, amiamo chiamare il beato Marie-Joseph Cassant il “nostro piccolo fratello”. 
Proclamato beato da San Giovanni Paolo II, il 3 ottobre 2004, Marie-Joseph Cassant diventerà “un grande gigante della santità”. Tuttavia, l'evento della sua beatificazione e la rapida diffusione nella Chiesa della sua testimonianza di vita cristiana e monastica; non scalfiranno minimamente la sua “piccolezza”, quell'umiltà nella quale visse e che incarnò in un modo così intenso da commuovere e toccare il Cuore di Dio....e il nostro. 
In che modo visse il nostro giovane fratello Trappista Marie-Joseph Cassant? 
Il desiderio di Dio fu il centro della sua esistenza terrena, fin dalla sua infanzia scelse e volle che Gesù solo guidasse tutte le sue cose. Egli fu quindi bambino, giovane adolescente, uomo così come tutti e come tutti ebbe le sue fragilità e i suoi limiti. 
Marie-Joseph ne era consapevole, infatti constaterà presto di non avere per lo studio la stessa fragilità o attitudine come lo era per i suoi compagni di classe. Come già abbiamo scritto, cosciente dei suoi limiti, degli ostacoli che gli si approssimavano via via nel tempo, si affidò supplichevole al Signore e a Lui chiese sostegno e aiuto e il Signore mantenne la Sua promessa a Marie-Joseph: “Se tu chiedi il discernimento, se tu chiedi l'intelligenza, se tu la reputi e la invochi come se cercassi un tesoro; allora tu comprenderai il timore del Signore, tu scoprirai la Scienza di Dio” (Pr 2,3-5). 
Accolta la “sua piccolezza”, confidando nel Signore, ecco apparire tutta la grandezza di Marie-Joseph, riconosciuta dalla Chiesa con la sua beatificazione. Gesù ci insegna che la povertà del cuore, la piccolezza del cuore “apre le porte del Suo Regno”, e ancora quando Egli benedice il Padre Suo: “Ti benedico, o Padre, Signore del Cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli” (Mt. 11,25). 
Fratel Marie-Joseph non visse da solo questa sua “povertà”, infatti Padre André Malet, suo amico e guida spirituale, ebbe un ruolo determinante nella sua formazione alle virtù della “piccolezza e dell'umiltà”. E' proprio vero che Dio veglia sul cammino e sulle prove dei suoi amici. Ogni giorno, il nostro piccolo fratello, troverà sul suo cammino uomini e donne che lo rassicurano e rassicureranno che il suo cercare Gesù ha davvero del bello. 
In ogni tappa della sua vita, tutti, in modo particolare la sua famiglia, a Casseneuil, e il Padre André Malet alla Trappa di Santa Maria del Deserto, si prodigheranno per aiutarlo in ogni suo bisogno e necessità. 
Gli capiterà un professore di teologia che tenterà, senza riuscirci, a “obliare” in Marie-Joseph la sua sequela del Signore, il suo amore per Dio. Questo professore si permetterà di dire, riferito al nostro piccolo fratello, che sarebbe stato un “disonore per il sacerdozio” ordinare prete un monaco così scarsamente formato e così poco intelligente. 
Ma il cuore del nostro giovane monaco trappista, sarà riconosciuto come “un cuore capace d'amare”; e lui stesso avrà modo di scoprirlo. 
E' proprio qui, proprio da qui che viene il messaggio più bello della sua breve vita terrena, apparentemente banale, apparentemente.....: il suo cuore! 
Il suo cuore traboccante d'amore per Gesù, il suo cuore che riceve tutta la luce da questo Amore, da questo suo amare l'Amore. 
La sua amicizia con il confratello monaco Trappista, Padre André Malet, sarà per Marie-Joseph il vero tramite dell'azione di Dio su di lui e sulla sua anima. Così esorterà Padre André Malet il nostro Marie-Joseph: “Abbiate fiducia, così arriverete ad amare Gesù”. Sì, il beato Marie-Joseph Cassant, ci dice che attraverso questa “FIDUCIA”, tutto diventa possibile. “Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò” (Mt. 11,28). 
Padre André Malet aveva ben percepito “il segreto” del suo piccolo confratello Marie-Joseph, quando ebbe a dirgli: “La trama di questa vita assomiglia alla trama del guadagnarsi da vivere”. Nulla di straordinario, nulla di grande in Marie-Joseph ma solo la piccolezza d'animo che compie le piccole cose santamente. 
Se Fratel Marie-Joseph Cassant è arrivato fin qui, è perché egli ha trovato veramente riposo nel Cuore di Gesù. Egli ci dice che solo l'Amore basta! 
Possa il nostro beato Marie-Joseph Cassant donarci di entrare nelle meraviglie che solo questo Amore può realizzare in ciascuna delle nostre vite. 
Perché anche noi possiamo intendere l'appello del Signore a Dimorare nel Cuore di Gesù
Fratel Jean-Marie Couvreur 
Abate dell'Abbazia Cistercense Trappista di Santa Maria del Deserto (Francia) ---------------- 

Da: Demeurer dans le Coeur de Jésus, Fr. Jean-Christophe (Abbaye Sainte-Marie-du Désert, près Toulouse). Editions Traditions Manastiques 2008. 
Traduzione e adattamento dal francese a cura di Enzo Digrandi.


LAUS  DEO

Pax et Bonum


Francesco di Santa Maria di Gesù
Terziario Francescano 

domenica 2 novembre 2014

IL SACRO CUORE DI GESU' A ROSOLINI - PARTE DICIASSETTESIMA - FINE.



CENNI BIOGRAFICI SU 
MADRE MARIA EMMANUELLA PANELLI 
MONACA VISITANDINA 

La Madre Maria Emmanuella Panelli si è addormentata nel Signore il 20 febbraio 2006 dopo 70 anni di vita religiosa, all’età di 91 anni. Pochi mesi prima era stata protagonista di una straordinaria cerimonia, che ben difficilmente coinvolge una monaca: il 6 novembre 2005 l’amministrazione Comunale di Rosolini si era riunita in seduta straordinaria nei locali del Santuario del Sacro Cuore, per conferire alla Madre Panelli la cittadinanza onoraria del Comune. 
Il Sindaco, Avv. Giovanni Ginca, commentando la motivazione dell’onorificenza diceva: “ La testimonianza di vita di Suor Maria Emmanuella Panelli, che tutti considerano Nostra Madre, è un insegnamento prezioso per le nuove generazioni. La clausura non è reclusione, ma profumo di libertà di mente e di spirito, è una profonda donazione all’altro e alla missione assegnata dal Signore ” . 
Da parte sua la Madre, dall’interno del coro monastico, rispondeva con pochissime parole: “ Non mi sento meritevole di tanti elogi, sono solo un piccolo strumento nelle mani di Dio ” . 
Basterebbero queste battute per sintetizzare la lunga esistenza della Madre, che verità appare come dispiegarsi sempre più consapevole e generoso di una fervente donazione al Signore e di un indefesso servizio ai fratelli. 

 Ada Panelli era nata a San Paolo del Brasile da genitori italiani emigrati. Rimasta orfana del padre a quattro anni, fu ricondotta in Italia dalla madre insieme con i fratelli maggiori Mario e Lupo. All’età di 11 anni, venne accolta nel collegio annesso al Monastero della Visitazione, a San Giorgio del Sannio, dove si trovava sua zia. In collegio Ada ricevette una solida formazione culturale ed umana, conseguendo il diploma magistrale e sviluppando tute le sue naturali tendenze artistiche, con l’acquisizione di una serie di abilità che una volta costituivano la dote irrinunciabile di una signorina di buona famiglia: musica, canto, ricamo, pittura ad acquarello, esecuzioni di merletti preziosi. Insieme con questo gusto del “ bello ”, nasceva e si sviluppava nell’adolescente l’aspirazione alla vita consacrata, come risposta entusiastica ad una chiamata dello Spirito. 
L’autenticità di questa vocazione e la fermezza della risposta si rivelarono drammaticamente nel momento in cui la mamma morì prematuramente, quando Ada aveva 16 anni. 
E’ impossibile descrivere ciò che passò allora nel suo cuore; la tempesta del dolore, quando viene superata secondo la volontà amorosa di Dio, rimane sempre uno dei segreti del Re che non è lecito indagare; sappiamo però che Ada, temendo che fosse ritornata a casa i fratelli non le avrebbero permesso il rientro in Monastero, decise di non recarsi a vedere la salma della madre e di non partecipare ai funerali. Fortificata da questa totale rinuncia, di sapore squisitamente evangelico, percorse con decisione le tappe che scandiscono gli inizi della vita monastica: postulato, vestizione, professione, prendendo il nome di Suor Maria Emmanuella. 
Nel Monastero si dedicò soprattutto all’insegnamento. 
Nel 1953 l’ubbidienza la condusse alla Visitazione di Acireale, Monastero fondato nel 1925 da Reggio Calabria; ma l’esperienza dell’esodo non era ancora finita. Nel 1959 proprio ad Acireale escono le fondatrici del Monastero di Rosolini, e Suor Maria Emmanuelle è chiamata a far parte del piccolo sciame di mistiche api, per dirla con il Santo Fondatore Francesco di Sales, in qualità di Assistente della Madre Maria Cecilia Berardi. 
Rosolini, ridente cittadina della Sicilia orientale, è stata luogo privilegiato nel quale si è manifestato con straordinaria efficacia l’amore misericordioso di Nostro Signore: un modesto quadro del Sacro Cuore, comprato con sacrificio da una giovane vedova, Carmela Aprile, divenne oggetto di fervida devozione nella sua povera casa. Intorno a questa immagine si formò, come è noto, una Cappella e un piccolo complesso di abitazioni, che ospitavano non solo Madre Maria Carmela Aprile e alcune compagne, ma anche una scuola materna e un orfanotrofio per bambine. La necessità di gestire tutte le opere in modo canonicamente e giuridicamente corretto, indusse il Vescovo del tempo, Mons. Calabretta, a chiedere una fondazione della Visitazione a Rosolini. 
Questi gli avvenimenti, disposti dalla Provvidenza, che condussero Suor Maria Emmanuelle a Rosolini, divenuta ora per lei la nuova patria. 
Nei primi anni dispiegò le sue doti umane e spirituali soprattutto nell’educazione dei bambini e delle fanciulle. A queste, insieme con la soda pietà, trasmetteva nozioni di economia domestica, di cucito, di esecuzione e stiratura di trine e merletti, insomma tutto quanto poteva servire a farne delle pie e accorte madri di famiglia, o delle virtuose Suore. Nonostante la salute cominciasse a darle dei problemi, non rinunciò mai a trascorrere la notte nei locali dell’orfanotrofio, a tutela e conforto delle bambine, che curava con sollecitudine materna. 
A Rosolini ebbe anche la gioia di rivedere il nipote, Mario Emanuele, che le raccontava del grande agiatezza di cui godevano nella città di San Paolo e dei loro latifondi, dove si erano costruite ville e attrezzature per l’esercizio dei vari sport, dal nuoto all’equitazione. Riferiva anche delle loro larghe elemosine che si traducevano nel finanziamento di una mensa per fanciulli di ogni età, abbandonati e poveri. 
Suor Maria Emmanuella ascoltava con affettuoso interesse, ma sul suo viso espressivo aleggiava il sorriso di chi è consapevole di avere scelto la parte migliore, mettendosi alla sequela di Gesù ubbidiente, povero e casto. 

Nel 1969 la Comunità chiamò Suor Maria Emmanuella alla pienezza della donazione e del servizio, eleggendola come Madre, ruolo che sostenne per 21 anni, con le interruzioni richieste dalle Costituzioni. Madre Panelli adempiendo questo oneroso incarico, ebbe modo di consolidare e mettere a frutto tutti i doni di grazia che aveva ricevuto e tutte le risorse del suo carattere forte e saggio, pensoso, riflessivo. 
Il suo grande cuore fu rifugio accogliente per le sue figlie; ma anche per tutti color che venivano a deporre ai piedi del Sacro Cuore le loro miserie fisiche, morali, spirituali e chiedevano alla Madre una parola di comprensione, incoraggiamento, conforto. Come la donna della Scrittura, non chiuse le sue mani ai poveri, e non solo a quelli che mancavano di cibo e di vestiario, ma a tutti quelli che pativano e più terribili forme di povertà: gli emarginati, i profughi, coloro che cercavano di uscire dal tunnel della droga o quelli che faticavano a reinserirsi nella vita sociale dopo tristi periodi di detenzione. Affrontava con sereno coraggio anche i problemi più spinosi e inguaribili e se qualcuno le faceva notare che nell’intraprendere qualche iniziativa non osservava i canoni della prudenza umana, spalancava i suoi occhi luminosi e rispondeva con un sorriso: “ Ma io lo faccio per il Signore ! ” . Con questa fiducia, e bussando senza stancarsi alla porta delle Autorità competenti, realizzò opere importanti per il Monastero. 
Nacque e si sviluppò in questi anni, nell’ambito della più pura dilezione Visitandina, una profonda intesa spirituale con Suor Maria Serafina Rubbera, cresciuta all’età di tre anni con Madre Maria Carmela Aprile all’ombra del Sacro Cuore; anima di grande umiltà e generosità, Suor Maria Serafina le era sempre accanto con il consiglio e con l’affetto e, grazie alle loro fatiche, si ottenne la chiusura della strada che divideva il Monastero della Casa della Fanciulla, divenendo così questa accessibile per mezzo di una veranda a vetri. Si iniziò l’ampliamento della Cappella che avrebbe assunto l’attuale forma ottagonale. Si costruì la Casa del Pellegrino, per offrire un luogo adeguato per un breve riposo ai numerosi devoti che giungano al Santuario in pellegrinaggio. 
Non le mancarono in questi anni le sofferenze fisiche: dovette affrontare numerosi ricoveri in diversi ospedali, dal Policlinico Gemelli di Roma ai vari luoghi di cure della Sicilia orientale; e nei patimenti accettati e vissuti con Cristo e per Cristo, risplendevano più luminose la sua fede e la su Carità. 
Gli abitanti di Rosolini la chiamavano nostra Madre perché percepivano in lei il fascino tipico delle Visitandine, profondamente radicate nel Cuore di Cristo e perciò capaci di irradiare carità a tutte le anime con le quali vengono a contatto. 
Nel 1976 le succedette al governo del Monastero Suor Maria Serafina che ebbe in Madre Panelli un fedele e amoroso Cireneo: si invertirono i ruoli, ma la loro unione si prolungava a beneficio della Comunità e delle anime. Madre Maria Serafina, infatti, grazie all’aiuto valido datole da Suor Maria Emmanuella, potè continuare a svolgere la sua missione di accoglienza dei pellegrini senza trascurare la formazione delle sue figlie e i lavori che rimanevano da fare per la sistemazione del Monastero e del Santuario. Quando fu colpita dalla devastante malattia, Suor Maria Emmanuella la sostenne, la curò, la servì con l’affettuosa riverenza di chi sa di trovarsi accanto ad un’anima grande e luminosa, divenuta trasparenza di Dio. 
L’intesa spirituale delle due Madri, che si era manifestata in vita, divenne più forte dopo la morte: in ogni difficoltà grave, quando la responsabilità di guida della Comunità la faceva tremare, Madre Maria Emmanuella faceva celebrare una Santa Messa in Memoria di Madre Maria Serafina, certa di essere sostenuta dalla sua intercessione. 
Negli ultimi anni della sua vita, il Signore fedele e ricco di Misericordia, che già su questa terra dona il centuplo a chi lascia tutto per seguirlo, mostrò in Madre Panelli la verità di questa sua promessa, associandola ancor più alla sua Croce, ma concedendole anche la più grande gioia di spendersi fino alla fine per la sua diletta Comunità. 
Movendosi con il deambulatore e poi sostando sulla sedia a rotelle, scendeva in Economato e si rendeva utile, come poteva, alla nuova Madre, Giuseppina Maria Latino, che in lei trovava sempre la Madre sollecita e premurosa per il bene delle sue figlie. E tale fu fino all’ultimo giorno della sua vita quando, per aiutare la Madre sovraccarica di lavoro e perplessa su cosa far mangiare alla Comunità - poiché erano stati proibiti dalle autorità sanitarie alcuni cibi - ella stese un menu per la settimana: con lo spirito pratico che la distingueva, affinato dalla lunga esperienza, in pochi minuti aveva risolto il problema, approntando uno schema alimentare alternativo. 
Fu l’ultimo atto della sua vita: alcuni istanti dopo, colta da malore, fu riaccompagnata in cella dove si addormentava dolcemente senza agonia. 

La venerata Madre Maria Armata Fazio, che in qualità di Madre Federale aveva avuto modo di conoscere bene la Madre Maria Emmanuella, l’ha definita “ Colomba senza Fiele ”, mettendo così in risalto la sua dolcezza Visitandina, unita ad una mitezza che nasceva dall’ubbidienza e dall’abbandono incondizionato alla Volontà di Dio, e da un non so che di ingenuo e di innocente che le traspariva dallo sguardo. 
Ci piace pensare che questa mite colomba abbia trovato il suo eterno nido nel Cuore Squarciato, nel quale il Verbo accoglie tutti coloro che lo hanno seguito fino alla Croce. 

 Fonte:
“Cinquant'anni di storia 1959-2009, Monastero della Visitazione di Santa Maria-Santuario Sacro Cuore di Gesù di Rosolini”, a cura della Federazione dei Monasteri della Visitazione dell'Italia Centro-Sud. Giugno 2009

FINE 

LAUS  DEO

Pax et Bonum 


Francesco di Santa Maria di Gesù
Terziario Francescano 

venerdì 10 ottobre 2014

IL SACRO CUORE DI GESU' A ROSOLINI - PARTE SEDICESIMA .



SUOR MARIA ELENA ANELI 
UNA VITA 
PER IL 
SACRO CUORE DI GESU’ 
TERZA ED ULTIMA PARTE 

La luce che la candela della vita di Suor Elena emanava, era ormai flebile; venne il tempo in cui non potè più lasciar il lettino e la poltrona della sua cella; era ormai arrivata sul “ Monte Calvario ”, pronta per il totale olocausto di Sé a Colui che aveva tanto amato. Veniva assistita con affetto tutto l’arco delle ventiquattrore di ogni giorno dalle Consorelle; la presenza dei Medici curanti e delle Infermiere era sempre più frequente; quante le gravi crisi notturne polmonari in cui non sembrava più dare segni di vita! 
I Medici, chiamati sollecitamente dalla Madre, accorrevano nel cuore della notte e si prodigavano amorevolmente per quel poco che ormai rimaneva nella loro possibilità professionali; sostavano al suo capezzale a lungo e numerose sono state le volte, in cui L’hanno salvata dalla morte sicura. 
Il Dott. Carmelo Spatola, già Ufficiale Sanitario della nostra Città, ed il Dott. Domenico Covato, meritano di essere menzionati con animo grato, poiché hanno testimoniato verso Suor Elena il Vangelo della Vita, con amore filiale. 
Con tale ritmo di fraterna vigilanza verso l’Apostola del Sacro Cuore, la Comunità delle Suore della Visitazione, ha trascorso l’arco di tempo che abbraccia l’autunno del 2000, fino all’agosto del 2001. 
Durante questo periodo, e anche mesi prima, Suor Elena conservava ancora due belle pupille nere nei suoi occhi, ma queste erano spente: era diventata cieca. Le poche volte in cui ormai veniva giù accompagnata da una Consorella, che L’aiutava e sosteneva in tutto, mi trovava sempre a colazione, dopo aver celebrato la Messa mattutina per la Comunità e per i Fedeli presenti in Chiesa. 
Nell’angoletto del parlatorio dove sedevo, non si accorgeva della mia presenza; veniva sistemata con la bombola d’ossigeno accanto, con la pedana ai piedi, con un vuoto di plastica “ Lisoform ” contenente acqua, che metteva fra le mani, gia protette da guanti neri di lana, e con le immancabili sciarpe che le coprivano le spalle e le gambe; quindi dava il via alla preghiera personale con la Corona del Rosario in mano, accompagnata dal movimento della labbra e dalla tosse, che non l’abbandonava quasi mai; il suo respiro era quasi sempre con l’affanno, più o meno accentuato. 
Per fare notare la mia presenza, suscitavo la mia attenzione, o muovendomi con la sedia , o toccando la tazza con il cucchiaino; allora veniva il saluto del “ mio buon giorno a Lei ”; parlava subito e diceva: “ chi è Patri Saletti? ” e la mia risposta: “ Suor Elena sabbenerica ”. La salutavo sempre così; e Lei ancora: “ santu e binirittu; ma scusari, pirchì ciù né ci viru, né ci sentu ”. Quando si parlava con Lei, diceva sempre: “ ah? comu! ”; ed infatti, erano ormai pochi i decimi di udito di cui poteva disporre. Non voglio però tralasciare la descrizione di un fatto, che aveva avuto luogo nello stesso parlatorio. Una mattina, dilungandomi con Lei più del solito, mi avvicinò rimanendo un pò lontano della grata; la chiamo, ed Essa volge il capo verso di me, e le dico: “ Suor Elena, mi vede? no mi risponde così: vedo una grande ombra appena appena; e le braccia che muovo, la testa le gambe? nienti Patri Saletti miu, nummiru nenti ”! La cara Suor Elena, parlando, di testimonianza oblativa, sentivo riecheggiare in me le parole del Salmista: “ Contemplerò, o Signore, le meraviglie del Tuo volto ” ! 
E avviandomi al termine di questi pensati ricordi, che me La rendono sempre presente nel quotidiano della vita, spesso la rivedo “ orante ” nell’Altare del Santuario del Sacro Cuore, immersa nell’Adorazione contemplativa di Gesù; per questo, aveva due appuntamenti costanti: prima di iniziare i suoi impegni silenziosi del giorno, e poi prima di ritirarsi in cella per il riposo notturno, era solito entrare nella parte interna del Santuario, faceva un cenno di genuflessione, quindi spalancava le braccia a forma di croce, ed appoggiava le palme delle mani sulle parti laterali dell’Altare con l’atteggiamento tenero di un abbraccio dell’interezza della Sua Persona a Gesù; sostava così in preghiera, da cuore a cuore, incurante se fosse sola o meno; dopo andava dove la chiamava la Regola, e non curiosava mai se dietro il cancello del Santuario, stessero presenti persone in preghiera. 
Così ha camminato Suor Elena, anche con queste sfumature, che sanno di infanzia spirituale. 

 * * * 

Ma ormai l’incontro con il Suo Sacro Cuore era vicino. Riprendendo la pagina dolorosa del Suo Calvario, a ciò che ho potuto ricordare per iscritto, mi rimane da aggiungere che, nonostante le premurose cure le più varie, Suor Elena, cieca, sorda, gonfia e rosso paonazza nel corpo per la grave insufficienza circolatoria e cardiaca, non reagiva più alle cure farmacologiche. Tutto l’apparato respiratorio, veniva ventilato in continuità con l’ossigeno e con il condizionatore d’aria; gli ultimi due mesi viveva meccanicamente; se aiutata, si muoveva leggermente, con la bocca semiaperta e lucida mentalmente; annuiva con il movimento del capo ed esprimeva raramente qualche parola. 
Era stata un profondo pozzo di storia, intessuto tutto di preghiera; quante volte mi intratteneva per farmi conoscere preghiere di altre generazioni; spesso poi mi ricordava e ripeteva quelle a Lei più cara: “ Bontà infinita, Luce senza ombra, Giustizia senza debolezza, Dolcezza senza fine, Purità e Santità di Dio, mi affido a Te ”. Ed ancora: “ Cuore di Gesù che tutto sai, Cuore di Gesù che tutto puoi, Cuore di Gesù che tutto vedi, Cuore di Gesù Provvedi, Sacro Cuore di Gesù io confido e spero in Te ”. “ Cuore di Gesù, grazia e perdono ”. “ Gesù mansueto ed umile di cuore, rendi il mio cuore simile al tuo ”. 
Questo abbandono totale in Dio, Le sarà stato certamente di dolce sereno viatico nelle ultime giornate terrene. 

 * * * 

Il 15 ed il 16 luglio 2001, nel tardo pomeriggio, accompagnato dalla Madre, mi sono recato nella Sua cella; il 17 dovevo allontanarmi da Rosolini per un periodo di riposo. Sapevo che tornando non L’avrei più trovata “ in questa valle di lacrime ”, per chiedere le Sue preghiere, per ascoltarla e per ogni tipo di confidenze. 
Da Lei ricevevo tanto conforto e serenità, nella trasparenza la più limpida e la più semplice. Il 16 luglio, Festa della Madonna del Carmine - portava sempre lo Scapolare -, La trovai più vigile, ma sempre in quelle tristi condizioni; restammo soli, poiché la Madre intuì subito, che l’incontro era nella luce di Gesù e delle Vergine Madre. Desiderò confessarsi; era felice e mi guardò fissa con quelle pupille spente, che prima, per tanti anni, erano penetrate nel Cuore di Cristo Redentore, e che con il sorriso umile, semplice ed accogliente, avevano contribuito a portare vita nuova in tante coscienze. 
Prima di accomiatarmi, La invito a dirmi qualcosa; mi fa delle confidenze e termina dicendomi: “ Padre Saletti, Le raccomando sempre la Devozione al Sacro Cuore di Gesù ”; quindi mi bacia la mano, io bacio la Sua e commosso La segno in fronte con il Segno della Croce. 
Il 13 agosto sera mi viene comunicata la notizia della morte. 
Erano circa le 19,30 e Suor Elena dormiva serena, con la presenza vigilante della Madre e di alcune Suore; respirava sommessamente, poi avvertono “ un sospiro più denso ” e la cara Suor Elena s’era addormentata nel Signore. 
Madre Serafina, già in stato di estrema precarietà di salute per il male del secolo, Le aveva detto, e l’ho riportato sopra: “ Tu cara Elena, devi ancora attendere; lascerai questa vita terrena senza che tu te ne accorga: come un petalo vellutato, cade silenziosamente dal suo bocciolo, così sarà la Tua morte ”. 
Cosi ricordo la mia, la nostra cara amabile Suor Elena. 


DOTT. SAC. GIUSEPPE SALETTI 
RETTORE DEL SANTUARIO 



TESTO TRATTO: 
SUOR MARIA ELENA Una Vita per il Sacro Cuore di Gesù 2002 Monastero della Visitazione Santa Maria Santuario del Sacro Cuore di Gesù ROSOLINI ( SR ) 
Dott. Sac. Giuseppe Saletti 


LAUS  DEO

Pax et Bonum


Francesco di Santa Maria di Gesù
Terziario Francescano

venerdì 26 settembre 2014

IL SACRO CUORE DI GESU' A ROSOLINI - PARTE QUINDICESIMA .




SUOR MARIA ELENA ANELI 
UNA VITA PER 
IL 
 SACRO CUORE DI GESU’ 
PARTE SECONDA 


Suor Elena ha vissuto quasi tutta la vicenda storica del Santuario del Sacro Cuore di Gesù, nel totale abbandono “ a Lui che tutto sa, vede e provvede….. ”. 
Certamente è stata una delle pietre portanti, molto preziosa, scelta dal Buon Dio, per la diffusione del Culto del Sacro Cuore di Gesù, Verbo Incarnato. 
Riandando al Vangelo delle Beatitudini, splende luminosa la costatazione che induce ad affermare, che Suor Elena è stata maternamente feconda e diffusiva in Monastero e fuori. 
E’ stata mansueta, operatrice di pace, ha seminato giustizia, ha accolto con spirito di fede e di consacrata le maldicenze, le mormorazioni, le calunnie, le persecuzioni, pur con i suoi limiti naturali, corroborati dalla Grazia. Proprio per questo è stata provata dalle immense sofferenze della Croce del Cuore di Cristo Redentore. 
Suor Elena è stata trafitta nel corpo e nello spirito! Il Signore ha permesso che fosse sottoposta a dodici interventi chirurgici e fosse visitata da diverse malattie, specialmente quelle polmonari, che sono state gravissime. Ne tralascio l’elenco. 
Viveva il tutto con lo spirito oblativo ed offertoriale, senza alcun cenno di ripulsa, di rifiuto, d’impazienza: “ nella semplicità del cuore ” , per la conversione dei peccatori, in riparazione al Sacro Cuore, per i Sacerdoti. Il suo era l’atteggiamento naturale “ dell’Agnello Biblico ” , in abbandono totale alla Volontà del Padre Celeste. 

* * * 

E le imperfezioni della sua vita di Consacrata? e le sue debolezze, quelle note soltanto a Dio? ed il senso della casa, dell’economia e del risparmio, che sentiva fortemente e lo inculcava, a volte associato a un pò d’impazienza? e “ l’olio del Sacro Cuore ”, preso dalla lampada ardente dell’Altare del Sacro Cuore, pia tradizione iniziata da Madre Carmela da laica, per una situazione d’emergenza di vicina di casa, accompagnata dalla preghiera al Sacro Cuore? 
Con le considerazioni, con i fatti e con i pensieri qui espressi, frutto di tanti incontri avuti con Suor Elena fin da piccolo e specialmente da Sacerdote, ho desiderato soltanto tratteggiare, con affetto riconoscente e con la totale attenzione alla realtà, il suo itinerario terreno, riflesso del Vangelo delle Beatitudini. 
Quest’ultima pagina sarebbe incompleta e peccherebbe di omissione inspiegabile, se non facessi riferimento all’indescrivibile sofferenza interiore che l’affliggeva, quando mi parlava, con tono depresso e quasi lacrimante, di certe contestazioni passati e presenti contro il Santuario e contro il Sacro Cuore di Gesù. 
Allora Suor Elena, prendeva atto dell’azione dello “ spirito del maligno ” e quindi il suo volto tornava sereno e sorridente, poiché sapeva bene che il Sacro Cuore “ è segno di contraddizione ” , e mi diceva: “ coraggio, preghiamo, il Sacro Cuore sa tutto e sa quello che deve fare, poiché Egli è misericordia, giustizia e perdono ”. 

 * * * 

 Con questi appunti inediti, non ho mai pensato di affermare che Suor Elena abbia fatto miracoli, o che abbia avuto visioni, apparizioni, o alcunché di straordinario nella sua vita: ho notato sopra alcune debolezze; emerge però, in tutta la sua ricchezza, la presenza “ dell’Obbedienza della Fede ” ( San Paolo ), da lei Testimoniata con semplicità di spirito. 
Anche quando negli anni settanta fu vietato alle Suore di venire incontro alle richieste dell’Olio del Sacro Cuore, Suor Elena, che allora teneva i contatti con i Pellegrini per gli oggetti sacri, e che era depositaria di detto olio, pose subito fine, con tutta la Comunità, alla pia tradizione, con filiale, devota, religiosa ubbidienza; le piccole ampolle di plastica, che lo contenevano, avevano fatto ingresso nel Monastero proprio negli anni settanta, tramite un rappresentante di oggetti religiosi: ebbero proprio pochi anni di vita, prima del divieto. 

 * * * 

Ed ora, volgendo lo sguardo all’approssimarsi della fine della sua Giornata Terrena, ricordo che Suor Elena la sentiva vicino. 
Nel 1999 le crisi circolatorie, quelle respiratorie, che erano le più gravi, quelle cardiache ed i postumi dei diversi interventi di chirurgia, cominciarono a diminuire in maniera preoccupante le insignificanti difese immunitarie del suo fisico tanto provato. Quante volte, presa da un pallore cadaverico e da un respiro ansimante, mi diceva: “ Padre Saletti specciu mio, sugnu stanca, sugnu stanca ” ! Dopo qualche minuto di silenzio, associato da parte mia al richiamo del conforto, che aveva donato a tanti ed al ricordo di Madre Serafina, ritornava serena. 
Fu proprio quasi all’inizio di quell’anno che una mattina, mentre facevo colazione, Suor Elena, dopo essersi intrattenuta con Gesù nel Santuario, mi viene incontro barcollante, ma sorridente; si siede nel parlatorio dove io stavo e mi partecipa la gioia delle anime che hanno servito Dio e la Chiesa con umile generosità: “ Padre Saletti, ormai sono libera, sono pronta per partire; ho consegnato tutto alla Madre: le chiavi le offerte dei devoti ”. Attendo ora che si realizzi al più presto, confidando nel Sacro Cuore, ciò che Madre Serafina mi disse prima di morire, poiché La supplicavo di portarmi con Lei: “ Tu ancora dovrai rimanere, poi sarà il Sacro Cuore a prenderTi, e Ti addormenterai fra le sue braccia senza che Tu te ne accorga, come quando un petalo vellutato si stacca dal suo braccio senza preavviso ” . 
Riprenderò dopo, brevemente, quanto sopra descritto.  


TESTO TRATTO: SUOR MARIA ELENA Una Vita per il Sacro Cuore di Gesù 2002 Monastero della Visitazione Santa Maria Santuario del Sacro Cuore di Gesù ROSOLINI ( SR ) Dott. Sac. Giuseppe Saletti 


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Francesco di Santa Maria di Gesù
Terziario Francescano

sabato 20 settembre 2014

IL SACRO CUORE DI GESU' A ROSOLINI - PARTE QUARTODICESIMA .



SUOR MARIA ELENA ANELI 
UNA VITA PER 
IL 
SACRO CUORE DI GESU’ 
PARTE PRIMA 

PREFAZIONE 
Analizzando il comportamento dei bambini, dei fanciulli, emerge un principio di sana Pedagogia che dice: “ i fanciulli nel decorso della loro età non ragionano, ma memorizzano ” . E’ una realtà che può essere colta con immediata, particolarmente dai genitori, dagli educatori, dagli adulti. E’ l’età in cui si vive con “ il fantasma ” , cioè con l’immagine, che appartiene alla vita sensitiva dell’uomo. 
L’ispirazione a mettere per iscritto questo breve lavoro sulla vita di Suor Elena, è scaturita dal fascino che ha esercitato in me, fin da piccolo, la sua presenza attenta, affettuosa, semplice, umile, e di tanta preghiera, zampillante di amore sincero al Cuore di Gesù, Verbo Incarnato, presente nell’Eucaristia. 
Marta e Maria di Betania, Le ha saputo coniugare e testimoniare nella sua vita di Consacrata, con la donazione operosa del servizio silenzioso, mite e generoso, verso le Consorelle del Monastero, verso i Pellegrini, verso quanti Le tendevano la mano per conforto, per confidenze, per consigli, per implorare preghiere. 
Ha avuto il Cuore Materno di Madre Carmela, l’Animo Orante di Suor Serafina, unità a loro nell’annunzio che il Cuore di Gesù tutto sa, tutto può, tutto vede e provvede. Portinaia fedele del Santuario e del Monastero per decenni, incontrandola ti colpiva subito per il sorriso sereno del suo volto, esprimente l’intimo atteggiamento dell’accoglienza e della donazione, “ senza acceptio personarum ” . 
Cara Suor Elena, è con tanta gratitudine che Ti ricordo, e Ti voglio bene, come da piccolo, ponendo ancora il mio Sacerdozio nel Cuore di Gesù, oasi di preghiera contemplativa ed offertoriale, Dio con noi, Pane di Vita Eterna. 
Rosolini, 13 febbraio 2002 

Dot. Sac. Giuseppe Saletti

Una Vita per il Sacro Cuore di Gesù 
Ricordando Suor Elena - così la chiamavano tutti -, viene spontaneo pensare alla pagina del Vangelo delle Beatitudini: 
……. Beati i mansueti, perché Dio concederà loro la terra. Beati gli assetati di giustizia, perché da Dio saranno saziati, e i misericordiosi, perché avranno da Dio misericordia. Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio. Beati quelli che attuano la pace, perché Dio li chiamerà suoi figli……. Beati siete voi quando vi oltraggiano, vi perseguono, e dicono di voi ogni male mentendo, perché siete miei Discepoli. Voi di ciò esultate, perché sarà la ricompensa, poi nel Regno di Dio. Così infatti hanno perseguitato anche i profeti ” ( Mt. 5,5-12 ) 

* * * 

La statura sociale, umana, religiosa di Suor Elena, trova luce ed interezza nelle frasi evangeliche riportate, dettate solennemente da Cristo Redentore, e scolpite profondamente nel suo animo. All’Anagrafe civile si chiamava GIOVANNI ANELI; nacque a Rosolini da Aneli Salvatore e Garofalo Anna il 29 settembre 1920, Festa di San Michele Arcangelo, in una modesta famiglia con sei figli: tre maschi e tre femmine. A nove anni dalla nascita, il Padre le affidò il compito di vendere “ le ricotte nelle cavagne ”; essa ubbidendo al genitore andava e passando davanti all’abitazione di Madre Carmela Aprile, non sapeva proseguire oltre; si fermava, bussava, entrava ed era felice di stare in sua compagnia e con l’adolescente Serafina Rubbera; qui si univa in preghiera al Cuore di Gesù e prestava qualche piccolo servizio; Madre Carmela poi, risolveva la vendita delle ricotte, comprandole tutte. Alla madre di Giovanna non rimase estraneo il comportamento della figlia, che ebbe una certa durata; la seguiva attentamente e vedendo la sua persistenza in quel modo di agire, la rimproverò duramente, vietandole anche di passare da Madre Carmela, poiché notava in lei un certo distacco dagli affetti familiari; ma l’innocente persistenza della piccola Giovanna di rimanere con Madre Carmela, illuminò la mente e toccò il cuore dei Genitori; così decisero di donarla al Sacro Cuore e l’accompagnarono in quel luogo a lei tanto caro; Suor Elena ne fu felice e non fu mai contrariata. 

* * * 

Suor Elena era analfabeta, come Madre Carmela; era mite, umile, semplice; la luce per la Sua vita di Consacrata l’attingeva dal Cuore Sacratissimo di Gesù, dalla devozione alla Madonna del Rosario - era sempre orante con la Corona in mano - dall’Ubbidienza a Madre Carmela e alla Regola della Visitazione
Nella costante serenità del volto e del suo sorriso, c’era l’eloquenza e la sapienza dei forti, la trasparenza di chi è pronta sempre a servire, a donarsi e ad accogliere con sincerità d’animo, nella luce di Dio, quanti l’accostavano per confidenze, per consigli, per ricevere sostegno e conforto, per i tanti problemi esistenziali di cui effetto l’uomo d’oggi. 
Le persone che a lei si sono rivolte, nel succedersi degli anni, sono state diverse migliaia. Era portinaia fedele del Santuario del Sacro Cuore e del Monastero, immersa nel Ministero di Cristo Salvatore. Non si pensi che Suor Elena fosse “ una bonacciona ”; le sue posizioni dottrinarie erano impeccabili, ispirate ed illuminanti; la fede e la saggezza che Le venivano dal Sacro Cuore, scuotevano le coscienze, le mettevano in crisi; facevano tornare il figliol prodigo alla Casa del Padre, la pecorella smarrita all’Ovile; ricomponevano famiglie moralmente dissestate e a tutti ridonavano speranza cristiana e pace interiore. 
Sapeva prendere inoltre, in nome di Dio, le posizioni forti ed indiscutibili: “ Confessioni e Messa Domenicale, devozione, al Cuore di Gesù, no al divorzio, no alle convivenze; la legge di Dio va rispettata sempre; oggi figura; domani sepoltura; beato che per l’anima si procura; l’uomo senza la preghiera è un sacco vuoto; ricambiate il male con il bene, perdonando sempre; Gesù è il medico e la medicina, abbiate fede… ”; tutto ciò lo ribadiva con animo energico, per sollecitare, senza escusanti, a vivere la sequela di Cristo in maniera adulta e responsabile. 
Suor Elena, notavo spesso, era punto ricercato di riferimento spirituale, anche per quelli che riteniamo migliori nella società; professori con cattedre universitarie, funzionari della Regione Siciliana, uomini impegnati nella gestione della Cosa Pubblica, medici, veterinari, persone d’ambo i sessi del ceto impiegatizio, le Signore-bene, i sicuri del proprio Io, i super e le super possidenti dell’ultima moda…: veniamo dalle diverse parti dell’Isola per conferire con Lei e lo Spirito Santo operava in quegli incontri solitari, conversioni, rotture col demonio, pensamenti gravosi, novità di vita; erano le vie misericordiose dell’amore del Padre che bisognava riscoprire, nel Cuore amante del Suo Figlio. 
Quante confidenze giacciono nel profondo del mio cuore! Parlava, parlava tanto con me. 

TESTO TRATTO: 
SUOR MARIA ELENA Una Vita per il Sacro Cuore di Gesù 2002 Monastero della Visitazione Santa Maria Santuario del Sacro Cuore di Gesù ROSOLINI ( SR ) 
Dott. Sac. Giuseppe Saletti 

 LAUS  DEO

Pax et Bonum


Francesco di Santa Maria di Gesù
Terziario Francescano

martedì 2 settembre 2014

IL SACRO CUORE DI GESU' A ROSOLINI - PARTE TREDICESIMA .



MADRE SERAFINA RUBBERA 
MONACA VISITANDINA 
Parte Quarta 


VERSO IL CALVARIO 
Intanto, già qualche anno la croce si era piantata definitivamente nella vita di Madre Serafina. Una brusca caduta le aveva causato la frattura della spalla e del braccio e aveva dato inizio ad un male che la porterà alla tomba. 
Sotto la pesante corazza di gesso che la crocifisse per lunghi giorni e notti, avvertì il formarsi di noduli e gonfiori al seno che la facevano presagire la dura realtà. Quando potè recarsi in ospedale per un controllo radiologico, portò già con sé la valigia perché capiva che non sarebbe tornata presto. 
Sono già pronta per l’intervento ” , disse al Professore. 
E questi meravigliato osservò che quello era il primo caso che gli capitava: un malato che facesse da sé la diagnosi. L’esame istologico non lasciava dubbi, si trattava di un carcinoma. 
Da allora le notti insonni per acuti dolori si succederanno sempre più frequenti. La povera Madre non potendo affatto riposare, passeggiava nel silenzio pregando; amava quel tempo perché poteva “ fare compagnia ” a Gesù solo e agonizzante nel Getsemani nella notte del tradimento. Al mattino riprendeva puntualmente il suo posto di preghiera in coro e si disponeva “ compiere la volontà di Dio ” . 
Nella quaresima del 1982 qualcosa di straordinario la introdusse totalmente nella Passione di Cristo. Lo raccontò con ingenua semplicità, quasi a volere spiegare e giustificare il nuovo stato di cose: si trovava in coro per l’orazione della sera quando vide Gesù, nelle vesti dell’ “ Ecce Homo ” , che camminava con un fare anzioso; andava qua e là e sembrava cercare qualcuno. Aveva in testa la corona di spine. Si avvicinò a lei dicendole: “ mi lasci solo? ” . poi la abbracciò chinando su di lei il capo dolente di spine; in quell’istante la Madre avvertì che una spinale si conficcava nell’occhio causandole un acuto dolore. Da allora l’occhio rimase arrossato e lacrimoso e a poco a poco si fissò nell’immobilità.  
I medici, ignari di questi misteri, diagnosticarono una metastasi che rivelava la grave diffusione del male. 
Allargarono le braccia impotenti. “ Consummatum est ” disse la Madre comprendendolo, e il Professore ripetè: “ Consummatum est ” . 
Era l’ultima tappa del Calvario, l’ora del sacrificio stava per suonare . 
Rivolgendosi all’assistente che le stava accanto, l’attuale Madre Emmanuella Panelli, e agli stessi medici, chiese che la lasciassero soffrire in pace, senza intervenire con sedativi. Era Gesù che voleva così, e lei voleva dargli il profumo di una sofferenza vergine nota a Lui solo; Egli le avrebbe dato la forza e la grazia necessaria. Nessuno osò violare tanta libertà di amare e di donare. Ma nessuno dimenticherà mai la pace e serenità del suo volto pur tra le atroci sofferenze. A volte gemeva con il flebile belato dell’agnello, e non si poteva non pensare a Gesù vedendola soffrire, l’Agnello senza macchia che “ muto non aprì bocca ”. 
Noi assistevamo impotenti e angosciati a tanto strazio rifugiandoci nella preghiera, implorando dal cielo l’aiuto. 
Un pomeriggio di fine estate la lasciammo sola poiché stava per assopirsi. Quando rientrammo ci accorgemmo che qualcosa di straordinario era successo: la cara inferma era radiosa di gioia e ci raccontò che nel sonno sentì una mano dolce, lunga, soave, che le accarezzava il viso; si era svegliata subito con una sensazione di paradiso, dimenticava delle sofferenze, come se già respirasse l’aria del cielo. Fino al mese di Novembre riuscì a scendere in parlatorio, nascondendo il suo occhio martoriato con occhialoni scuri. Ve la si recava in carrozzella poiché già le gambe notevolmente enfiate non la reggevano. Erano sforzi inauditi che ben presto non potè più sostenere. 
Il 21 Novembre, giorno consacrato all’Ordine alla Rinnovazione dei SS. Voti, riuscì a venire in coro e ad unirsi alla Comunità in un rito tanto caro al cuore di ogni Religiosa: rinnovare la propria consacrazione, rivivere l’esperienza sempre nuova ed affascinante della propria donazione al Cuore di Colui che tutto si è donato a noi. 
Fu quello l’ultimo giorno in cui potè scendere in coro. Le resteranno ancora due mesi di vita in cui sarà priva del divino conforto della Santa Messa, duro sacrificio per la cara Madre che amava immensamente partecipare ai Divini Misteri. Da allora il suo altare fu il letto di dolore dove consumerà il suo sacrificio. 
Nella notte di Natale, l’ultimo Natale, si ripetè la grazia ricevuta a cui abbiamo accennato. Gesù tornò a baciarla nell’occhio che emise rivoli di sangue. Rimase quasi completamente cieca e gravemente deformata nei suoi lineamenti per la paresi facciale che lentamente l’aveva colpita. 
Bisognò assisterla giorno e notte cercando di alleviarle le acute sofferenze almeno cambiandone spesso la posizione, perché l’atrofia dei polmoni le impediva il respiro. Solo pochi minuti trovava il sollievo, poi di nuovo la si sollevava o distendeva. E questo per giorni e notti. Oh le notti! “ Le notti eterne ” come diceva la povera inferma. 
I medici che giornalmente la venivano a visitarla assistevano a qualcosa di inaudito: non avevano mai visto una sì totale diffusione del cancro; tutti gli organi avevano segni evidenti di metastasi, il gonfiore si estendeva dalla testa ai piedi. E concludevano che umanamente parlando non era possibile sopportare sì acuti dolori. Ma conoscevano Madre Serafina, allora le prendevano la mano con gli occhi lucidi e si lasciavano benedire. 
Nel Santuario, ai piedi del Sacro Cuore, i devoti pregavano incessantemente per l’amatissima inferma, e si accalcavano nella portineria per chiedere notizie e inviare qualche messaggio. Dal suo letto di dolore la Madre annuiva e articolava come poteva una risposta, un si o un no, per la pace di un anima. 
Di giorno in giorno si nutriva sempre di meno per la crescente nausea e il vomito. 
Obbediva alle premure della Madre e delle infermiere, con totale condiscendenza, sei mai mostrare stanchezza e impazienza; chiedeva solo silenzio, mettendosi il dito sulla bocca, perché pregava ininterrottamente stringendo il Crocifisso tra le mani. 
Indimenticabile il rito “ dell’unzione degli infermi ” cui partecipò tutta la Comunità con profonda commozione. L’inferma chiese perdono e rinnovò la sua Consacrazione con accenti che penetrarono nei cuori. 

L’ESTREMO SALUTO 
La Reverenda Madre Federale, seguiva da Palermo telefonicamente l’aggravarsi del’inferma, che aveva già visitato qualche volta; il sabato 29 Gennaio avvertì con interiore certezza che l’ora del trapasso stava per giungere; se la sentiva vicina, ne udiva la voce: sto per andarmene, sono più in cielo che in terra
All’alba della domenica era già in viaggio per Rosolini. Era l’ultimo giorno terreno per la Madre Serafina. 
Verso le 11 e 20 arriva la Reverenda Madre. Commuovente quell’incontro. Un’intesa intima e cordiale aveva unite da tempo quelle due anime che si comprendevano a fondo. Con gesto un po’ tremante l’inferma chiese la benedizione, poi le fece cenno di avvicinarsi che aveva qualcosa da dirle: “ Mia Madre, le raccomando Rosolini, questa Comunità ”. “ La Reverenda Madre la rassicurò, poi le chiese se veramente il giorno precedente era andata a trovarla per dirle di venire, di affrettarsi perché stava per andarsene. Rispose con un sorriso dolce, amico, di chi sa il “ fatto suo ” . Poiché stava per iniziare in Chiesa la Santa Messa, la reverenda Madre si congedò dicendole che se la portava nel cuore, che l’avrebbe offerta a Dio nel Sacrificio Eucaristico. E la cara inferma annuì serena e grata. 
Dopo solo qualche minuto spirava, senza turbamento, né sforzo alcuno, mentre le infermiere e la Madre le sussurravano qualche giaculatoria al Sacro Cuore di Gesù. Le stava accanto a sostenerla fra le braccia la compagna della sua vita, Suor Maria Elena, con cui era cresciuta all’ombra del Sacro Cuore, testimone fedele dell’umile eroismo delle sue virtù. 
La Reverenda Madre ne compose piamente la salma in coro in un addobbo di candido drappo e fiori. 

L’APOTEOSI DELL’UMILE RELIGIOSA 
La notizia si sparse in un baleno e fu un continuo sfilare davanti alla grata del coro di quanti l’amavano e veneravano. Le sfoglie mortali parlavano chiaramente della lunga passione vissuta, facevano tanto pensare al corpo esausto di Gesù, sfigurato dai tormenti , dopo la deposizione della Croce. 
Le porte della Chiesa dovettero restare aperte anche nella notte per due giorni ininterrottamente; tutti venivano a dare l’estremo saluto a colei che era stata Madre delle loro anime. 
Era commovente vedere uomini scossi dai singhiozzi esclamare “ ho perduto mia Madre, colei che m’ha insegnato a credere e ad amare ! ”. 
Tutti avevano qualcosa da raccontare; quante meraviglie aveva operato quell’umile Religiosa nei cuori, nelle famiglie ricomponendone l’unità minacciata! 
Sarebbe interessante raccogliere questa testimonianze, dai ceti più vari. 
Quanta messe è germogliata dal chicco di grano sprofondato nell’umile nascondimento, quanta irradiazione di luce dalla piccola lampada sempre ardente nel Santuario! 
Le esequie furono un vera apoteosi dell’umile Religiosa. Straripante la partecipazione dei fedeli che gremivano la Chiesa e tutto lo spiazzale antistante. Misure di sicurezza e di prudenza furono necessarie per moderare il commosso entusiasmo della folla che avrebbe voluto toccare la salma, o poggiarvi un rosario, un fiore. 
Era il tardo pomeriggio del 1 Febbraio. Il corteo funebre cominciò a sfilare lento sotto un cielo rosso di tramonto. 
Apriva la sfilata una splendida ghirlanda di fiori che riproduceva come arte lo stemma dell’Ordine della Visitazione, un cuore rosso, trafitto da due lance e circondato da una corona. Madre Serafina era vissuta per il Sacro Cuore ed ora era entrata definitivamente in questa eterna dimora, degna consorella della gloriosa Santa Margherita Alacoque. Per tutto il percosso gli amici si alternarono a portare a spalla la bianca bara che finalmente venne deposta nella cappellina del cimitero, edificata da recente. 
Quando la Comunità seppe che era stata tumulata sopra l’altarino nel terzo loculo, si ricordò che l’inferma l’aveva predetto parlando della sua “ guarigione ” per il cielo: “ Starò bene quando sarò nel terzo loculo ” . 
Sulla tomba venne incisa un’un esclamazione di Santa Margherita Maria che la cara Madre Serafina amava ripetere spesso: 
Com’è dolce morire, dopo aver avuto una tenera e costante devozione al Cuore di Colui che ci deve giudicare! ” 
Devoti amici quotidianamente vanno a venerare le sfoglie mortali dell’indimenticabile “ Apostola del Sacro Cuore ” , ascoltando ancora in silenzio il suo messaggio d’amore. 

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La sua dipartita per il cielo non ha lasciato il vuoto, diciamo paradossalmente, ma il senso dell’eterno nella nostra vita. Sentiamo che in lei si è come gettato un ponte tra la terra e il cielo, tra i nostri cuori e Dio. Il suo vivo ricordo è presenza che annuncia il vero senso della vita, l’unico valore: perdersi per Dio e in Dio. “ Chi perde la propria vita la ritroverà ”. Ci sembra d’aver ritrovato noi stessi e Dio in colei che non ci ha lasciati, ma misteriosamente ci ha portati con sé. 
  Le umilissime Sorelle 
del Monastero di Rosolini 
 D. S. B. 


Testamento spirituale di Suor Maria Serafina Rubbera
Cara Comunità, non piangete per me. La mia vita terrena si sta chiudendo nel Cuore del mio Gesù assieme al mio spirito. Sentitemi vicina e parlatemi ancora. Io vi amerò dal cielo così come vi ho amato in terra. Gioite, un giorno ci troveremo lassù. Quand’io lascerò la terra fate molti suffragi per l’anima mia tenendo conto delle enormi responsabilità di cui devo dare stretto conto. Vi domando perdono di quanto non ho fatto per la vostra santificazione e per i cattivi esempi che vi ho dato. Pregherò il caro Sacro Cuore che rimedi Lui ai difetti apportati alla Comunità dalle mie deficenze. La vostra devozione al Cuore di Gesù cresca sempre più. Nella mia vita non ho desiderato nulla. Solo il trionfo del Cuore di Gesù e del Santuario. Che questo Cuore sia da tutti amato e conosciuto. 

 Fonte:
“Cinquant'anni di storia 1959-2009, Monastero della Visitazione di Santa Maria-Santuario Sacro Cuore di Gesù di Rosolini”, a cura della Federazione dei Monasteri della Visitazione dell'Italia Centro-Sud. Giugno 2009


LAUS  DEO

Pax et Bonum 


Francesco di Santa Maria di Gesù
Terziario Francescano