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lunedì 9 gennaio 2012

il Servo di Dio Fra Giuseppe Maria da Palermo : da monello a Santo - Parte Decima .






IL SERVO DI DIO
FRA GIUSEPPE MARIA DA PALERMO , 
CHIERICOE NOVIZIO CAPPUCCINO 
1864 - 1886 .

PARTE DECIMA



“ NOVIZIO CAPPUCCINO ”

In attesa del decreto del Padre Generale per venire ammesso alla Vestizione Religiosa , Padre Eugenio lo unì ai Novizi , pur essendo allora vestito da Seminarista . Intanto Vincenzino , sapendo come il padre Nicolò come l’avesse ostacolato per il timore che tale Ordine a lui non convenisse , attesa la sua gracile complessione , appena prese coscienza del Convento e della vita regolare che si faceva , ebbe cura di comunicargli le sue prime impressioni : “ Il Convento è posto in un luogo elevato - gli scrive il 13 Febbraio 1885 - e dalle finestre delle Celle si vedono le campagne vicine e anche Siracusa , malgrado si trovi molte miglia lontano . C’è un bel orto , dove ordinariamente facciamo le nostri ricreazioni .
Io ci sto contentissimo , fo con piacere gli Atti della Pietà insieme con gli altri miei compagni , e mangio volentieri ciò che viene dato alla comunità . Però ancora non ho indossato l’Abito Religioso , perché s’aspetta il decreto del Padre Generale ” .
Al Canonico Pennino , suo antico Confessore scriveva : “ In questo Convento regna in tutto quell’Angelica Povertà che fu la Diletta Sposa del Serafico d’Assisi . Può quindi immaginare com’io ci stia contentissimo , poiché mi trovo nel mio centro , nulla restandomi a desiderare ” .
In preparazione alla Vestizione Religiosa rinnovò la Confessione generale , e perché - come dice uno che lo conosceva - “ a ravvivare la sua Umiltà teneva sempre dinanzi agli occhi la vita condotta prima della Conversione , sin d’allora cominciò ad accusarsi come grandissimo peccatore , compiendo quell’atto con profluvio di Lacrime ” .
Ed era tale pensiero del passato che l’incitava ad una continua rinnovazione del suo vivere , per cui al Canonico Pennino tra l’altro aveva scritto : “ Solo mi Affligge il vedere che amo poco il mio Gesù e la Mamma Mia Maria ; ma spero che questo amore andrà crescendo ” .
Arrivato proprio il 13 Febbraio il decreto di Roma , la sua Vestizione venne fissata per l’indomani , ch’era giorno di sabato . E per lui fu una grandissima sorpresa incominciare ad essere Cappuccino proprio in giorno di Sabato , poiché per la Madonna nutriva un Affetto Vivissimo . L’indomani si cominciò devotamente , e poiché la Vestizione fu stabilita per le ore vespertine , passò la giornata nel raccoglimento , sospirando quel momento con ardore che non riusciva a nascondere . Sembrava un Bambino cui la vista dell’Oggetto desiato sollecita maggiormente le voglie . Difatti verso le ore tre del pomeriggio diceva ai compagni : - Ce ne vuol poco , due ore appena , e poi sarò anch’io Morto al mondo !
E l’ora giunse di andare all’Altare del Sacrificio , per Immolarsi volenteroso a quel Dio che formava l’unico Oggetto del Suo Amore . Si diede quindi a seguire con attenzione le Preghiere che venivano recitate dal Padre Maestro in quella funzione e le quali non solo contenevano un Altissimo senso appropriato alla circostanza , ma sembravano composte proprio per lui . Quando la funzione ebbe termine , il Padre Maestro , volgendosi dall’Altare verso di lui gli disse : - Figlio mio , fino ad Oggi vi siete chiamato Vincenzino Diliberto , ma da ora in poi il vostro nome sarà Fra Giuseppe Maria da Palermo .
Andate , e DIO SIA IL VOSTRO TUTTO !
E Fra Giuseppe Maria , Inondato di Gioia , rientrando in sacrestia , non poté frenare gli affetti , per cui buttando in un angolo l’Abito Secolare e Baciando Quello Che Aveva Indossato , Esclamò Innanzi Ai Compagni : - ADESSO VOGLIO FARMI SANTO !

Vi sono sentimenti che la lingua non sa esprimere ; vi sono momenti in cui la parola è incapace di manifestare gli affetti del cuore , e vi sono delle occasioni in cui una Lacrima e un Sospiro dicono infinitamente più di un discorso o d’un libro , poiché il Pianto è il Linguaggio più Eloquente dell’Anima . Con esso parlò a Dio Fra Giuseppe Maria nei prime giorni del suo Noviziato .

Mettendo a parte il padre della sua felicità , gli scrisse : “ Sabato scorso ho indossato l’Abito Cappuccino . Oh quanta Gioia provai nel vestire questa Ruvida Tonaca , i Sandali e il Cingolo ! Sì , una Gioia superiore a quella che possono provare gli uomini nei loro avvenimenti più felici , poiché vestendo il mio corpo di una Ruvida Tonaca , si veste l’Anima mia d’un Abito Elegantissimo qual’é quello della Virtù della Povertà ” .
Quella Gioia e Quiete di Anima in Fra Giuseppe Maria influiva anche sul suo benessere fisico . Suo padre , che stentava a credere com’egli potesse in una vita sì Umile e Nascosta trovare tanto Bene , meditava di andarlo a trovare , per controllare con i propri occhi la verità delle cose . Appena Fra Giuseppe Maria ne fu avvertito , gli rispose contento : “ Con piacere ho appreso che lei prima di lasciare Palermo spera di venirmi a riabbracciare tornando a Roma ” .
Difatti vi si recò il 28 Febbraio e con sorpresa , invece di trovarlo dimagrito e smunto , lo vide più rimesso e colorito , poiché i superiori vigilavano a farlo nutrire ; invece quand’era stato a Baida aveva fatto la sua volontà , che lo tirava alle astinenze . Nei primi di Marzo quella Comunità si raccolse per fare l’annuale Ritiro Spirituale , forse Predicato dal Padre Eugenio Scamporlino .
Fra Giuseppe Maria , dandone notizia al padre , gli scrisse : “ Domenica scorsa finirono i Santi Esercizi . Mi piacquero moltissimo e furono per me di Gran Profitto , poiché mi fortificarono onde poter con maggior lena e vigore camminare nell’erto sentiero della virtù , ch’è l’unica via che ci conduce a quella Meta Divina per cui fummo creati ” .
Padre Eugenio , che ben presto Intuì il Tesoro di Virtù che si Celava in quel giovane , lo seppe apprezzare e lo tenne sempre in Alta Considerazione , per cui più spesso gli parlava , gli muoveva questioni e gli dava ammaestramenti . E Fra Giuseppe Maria gustava assai di ascoltarlo . Quel parlare Solenne e Autorevole di Padre Eugenio , quella sobrietà e praticità d’istruzioni che dava , e soprattutto quella vigorosa affermazione dei suoi pensieri , che sovente ripeteva , gli andavano al cuore e lo Rapivano , poiché Padre Eugenio non era Uomo Comune . Altra soddisfazione per il giovane era il vedersi finalmente solo in una Celletta tanto sognata e sospirata . Non si saziava di considerarla nella sua nudità , non contenendo che un lettuccio di paglia con due coperte , due sedie e un tavolino con alcuni libri .
Un Crocifisso e un’Addolorata sulla parete , poi nudità , povertà , semplicità .
Per cui lieto il 18 Febbraio scriveva al padre : “ Allorquando considero la mia povertà , mi sento consolare grandemente , perché penso se sono povero ,lo sono per Gesù Cristo , e chi è Povero per Gesù Cristo è ricco , anzi Sommamente Ricco , poiché possiede la Somma Ricchezza che consiste nel Regno dei Cieli ; e ciò non lo dico io , ma lo stesso Gesù Cristo : Beati i poveri di spirito , perché di essi è il Regno dei Cieli ” .
Egli l’aveva a lungo vagheggiata quella Povertà , per cui aveva scritto al suo Confessore di Palermo : “ Quanto no sarà bello allorché la sera prima di coricarmi darò uno sguardo alla mia camera , e vedendola povera ed umile , penserò che questa Povertà non è causata da altro , se non dall’Amore che nutro al mio Gesù ! ” .
E adesso quelle pareti anguste e nude come le aveva sognate , le vedeva , le possedeva , se le godeva . Che cosa non aveva egli vagheggiato di ciò che ora possedeva ? Aveva lungamente sognato un oscuro angolo di Convento , un lembo di Terra Benedetta che lo separasse dal mondo per unirlo più intimamente al Suo Diletto . Quante Preghiere , quanti gemiti e quante meditazioni !
“ Oh mio Gesù - aveva esclamato nel suo “ DIARIO ” - quanto non dovrà essere grande la mia felicità allorché mi troverò solo nella mia cella ! Solo rispetto al mondo , ma ben unito con Voi e con la Vergine Santissima ” .

Dio stesso l’aveva invitato , ed egli sentiva la Voce pressante nel cuore , per cui al suo Confessore aveva scritto altra volta : “ Sento che Dio mi chiama : Vincenzino , Va’ A Vivere Nella Solitudine , Acciocché Tu Possa Amarmi E Servirmi Meglio ; Nella Solitudine Io Parlerò Al Tuo Cuore , Ti Ammaestrerò , Ti Farò Sentire Le Dolcezze Dell’Amore Mio ” .
E proprio allora la sua anima gemendo e sospirando aveva detto : “ Io sento in me un ardente desiderio di Farmi Santo , e son sicuro che facendo una vita solitaria riuscirò nel mio Intento , perché il Signore ha detto
che chi ha fame e sete della giustizia sarà satollato . Ebbene , io ho avuto Fame Sete della Perfezione Cristiana e il giorno in cui sarò satollato sarà appunto quello in cui andrò a Vivere in Solitudine ” .
Anzi una delle sue occupazioni predilette era stata di pensarvi e di sollecitarla con la Preghiera : “ Non vi è giorno - egli aggiungeva ancora - in cui non ci pensi venti , trenta volte , e vi penso con tanto ardore e con tanto desiderio , che non potrei esprimerlo neanche se scrivessi un intero volume ” .
Aveva sognato di Bearsi nella Contemplazione del Suo Amato Crocifisso Pendente della parete . Ed ora finalmente lo vedeva davvero . Aveva sognato la Sua Cara Madonna ai Piedi di Gesù , e adesso la Contemplava con soddisfazione .
Aveva fin anche sognato la felicità di cui sarebbe stato ricolmo il suo cuore , e la felicità venne soave , calma e Divina . E quando quella solitudine fu sua , quando i sogni lungamente carezzati divennero Realtà , quando il Fascino Celestiale della Vita Religiosa vissuta inondava l’anima sua di soddisfazione e di contento , dal fondo della sua celletta , povera ed angusta , scriveva al padre in Roma :
“ Oh padre mio ! Che inesplicabile Gioia , che sovrumane Dolcezze che possono provarsi , ma non descriversi ! ” .
E tornando altra volta sul medesimo soggetto , aggiungeva : “ Io qui la passo benissimo , godo una perfetta Pace e Quiete , né ho nulla di desiderare .
Alcune volte mi sento ricolmo di tanta Consolazione e di tanta Gioia , che mi metto a Piangere… e non so far altro che ringraziare Dio e la Vergine Santissima per avermi dato la Vocazione Religiosa e di farmi Cappuccino ” .
 
FINE DELLA PARTE DECIMA

LAUS DEO .

Pax et Bonum

Francesco di Santa Maria di Gesù
Terziario Francescano
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FONTE : PADRE SAMUELE CULTRERA OFM CAPPUCCINO
Da Monello a Santo - Vincenzino Diliberto
II Edizione Edizioni Paoline 1959
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il Servo di Dio Fra Giuseppe Maria da Palermo : da monello a Santo - Parte Nona .





IL SERVO DI DIO
FRA GIUSEPPE MARIA DA PALERMO , 
CHIERICO E NOVIZIO CAPPUCCINO 
1864 - 1886 .

PARTE NONA



“ LE CATENE SI SPEZZANO ”

Quale fosse la vita del Servo di Dio in tale periodo di tempo è facile immaginare . Con la prospettiva della Vocazione innanzi agli occhi e con l’ansia per il ritardo Consenso del padre non poteva essere che vita tutta dedita alla Preghiera . Né la lotta che sosteneva gli faceva dimenticare le sue Opere di Pietà e di Carità .
Suo zio Vincenzo Barrile , presso il quale allora abitava , rimaneva Ammiratissimo ed edificato della sua condotta . Lo vedeva uscire tutte le mattine alle ore cinque per portarsi nella Chiesa delle Cappuccinelle , dove ascoltava varie Messe , partecipava alla Mensa Eucaristica e faceva lunga Orazione . Quindi durante la giornata si recava nelle Chiese dove c’era l’Esposizione del SS Sacramento , ed allorché le altre Chiese erano chiuse , frequentava la Cattedrale , dove , appagati i suoi Trasporti di Amore , si riduceva a casa sulle ore del desinare . La sera adunava intorno a sé tutta la famiglia e con modi attraenti Recitava con essa il Rosario con un fervore che eccitava a compunzione . Sovente li tratteneva in Discorsi Spirituali , che venivano seguiti con interesse , e narrava Fatti Edificanti , da attirare l’attenzione di tutti . Una volta quando Vincenzino s’era ritirato nella sua stanza , lo zio ebbe bisogno di dirgli qualche cosa ; ma quale fu la sorpresa , aprendo l’uscio , nel trovarlo innanzi al Crocifisso , tutto assorto nella Preghiera da Sembrare un Serafino ; e talmente stava inabissato nella Contemplazione , che non s’avvide di niente . Questa famiglia gli pose tanto Affetto , da riputarlo un Santo . Difatti , allorché l’ingegnere Diliberto scrisse al Barrile per ringraziarlo di quella ospitalità , gli rispose nei seguenti termini : “ Io no so cosa farei di questo Serafino di vostro figlio in casa mia . Eh ! Caro ingegnere , Ringraziate il Sommo Bene e la Madre Sua Maria Santissima d’avervelo dato . E’ una Gioia di figlio , tutto di Dio . Apprezza il mondo per quel che vale . Non parla che di Dio , di Maria di Paradiso . Ringraziatene , vi ripeto , il Signore e siate Contentissimo d’avere un Angelo che prega per voi ” .
Fortunatamente questa lettera venne conservata . Una nipote di lui , Rosa Diliberto ( figlia del fratello Silvestro ) , riferiva al scrittore di queste pagine nel 1913 le seguenti parole : “ Il Servo di Dio preferiva abitare presso questo zio al ritorno di Baida , perché vi trovava un ambiente conforme ai suoi gusti ed Inclinazioni Sante . Dopo il pranzo insieme col Barrile s’intratteneva in divotissimi discorsi sino a tarda ora perché erano anime che s’intendevano e s’infervoravano a vicenda . Vincenzino parlava spesso con efficacia delle Beatitudine del Paradiso , da sembrare che l’avesse gustato , e come suol dirsi lo faceva vedere e toccare con mano ” . In quel tempo si recava di tanto in tanto da Rosalia Diliberto , sua cugina paterna , ch’era ammalata e che poi morì dopo due mesi dalla sua partenza per Sortino ( SR ) . Andava per confortala a soffrire rassegnata e a saper cavare Frutti di Vita Eterna della sua malattia . Vi si tratteneva lungamente , poiché la poverina non poteva rassegnarsi a morire pensando allo sposo e ai figlioli . Ma una volta che stava in penosissime angustie per l’abbandono del Direttore Spirituale - che si trovava occupato in altre faccende - andò a visitarla Vincenzino . Nessuno assistette al colloquio che durò a lungo , ma il cambiamento dell’ammalata fu notevole . Divenne calma , le afflizioni di spirito si calmarono pure rassegnata guardava in faccia la morte . Difatti poco appresso diceva ad una sua confidente : “ Dirai al mio Padre Spirituale che il mio Spirito si è quietato ; ho avuto da Dio la Calma e sono Contenta di fare la Sua Santissima Volontà ; ho parlato con Vincenzino e sono Pronta a Morire ” .
A questo Piccolo Domatore di se stesso Dio Concedeva la Grazia di comunicare ad altri la Virtù e il Segreto di far tornare la Serenità in quelle anime , alle quali il diavolo o la debolezza della natura suscitava tempeste e turbamenti . Infatti altra volta in cui la stessa ammalata si doleva assai , egli con espressioni di viva fede le disse : “ Senti , tu muori per malattia , io vorrei morire d’Amore di Dio ” .
Ed era questo amore che sosteneva la lotta contro tutte le vicende avverse al suo ideale . Tenne duro e vinse . L’ultima lettera segnò d’avvero il suo trionfo . L’ingegnere Diliberto , perplesso fino all’ultimo momento , pensò in Roma di recarsi per consiglio dal Generale dei Padri Domenicani , dei quali era amico . Ma costui , non sapendo come decidere , lo rimise al Generale dei Padri Cappuccini , il quale a sua volta , non conoscendo con precisione la faccenda , lo lasciò libero di decidere a sua volta , secondo quel che Dio gli avrebbe Ispirato . Egli temeva soprattutto per la complessione di Vincenzino . Ritiratosi in casa , si mise a Pregare , e
Dio gli Ispirò di Piegarsi ai desideri di Vincenzino e infatti con la lettera del 1° Gennaio 1885 l’autorizzò a recarsi a Sortino , dando disposizione nello stesso tempo a suo fratello Giuseppe di provvederlo dell’occorrente . Può immaginarsi la gioia e al soddisfazione di Vincenzino , che subito scrisse al padre Nicolò : “ Sia sempre Lodato e Benedetto Dio che per mezzo di lei mi ha dato si grande consolazione . Non posso esprimerle quanto cara mi giungesse questa sua Lettera , la quale dopo tanti contrasti mi porta alfine il sospirato permesso di farmi Cappuccino… Come potrò mai , io miserabile peccatore , ricambiarle tanto beneficio ? Non altrimenti che Pregando Dio per lei . D’altra parte Dio , che ha scritto nel Libro della Vita il Beneficio che m’ha fatto , un giorno saprà ricompensarlo secondo la sua grande liberalità ” .
Non pensò più che a fare le sue valigie e a licenziarsi dai parenti . Si recò principalmente al Seminario e fu commovente l’addio che si ebbe dai superiori che lo conoscevano appieno e dai compagni che ne avevano ammirato la Virtù . Ad uno che in particolare ne aveva subito il fascino e rimaneva troppo afflitto disse : - Non ti prenda dolore se me ne vado , ti resta Dio .
Alcuni gli dicevano : - Ma come , Vincenzino , parti in Gennaio e con questo freddo vai ad indossare la Tunica , i Sandali e a stare coi Piedi Nudi ? - Il freddo passa - egli rispose - il caldo passa , ma l’Eternità non passa mai !
Lasciò la sua Palermo il 28 Gennaio 1885 , accompagnato dal fratello Silvestro . Anelava al Dolce Nido , sì a lungo e ardentemente bramato , e quindi nel viaggio da Palermo a Siracusa non badò a nulla , assorto com’era nel suo Santo Ideale . La sera pernottarono in Catania , e poiché Sortino dista parecchie ore da Siracusa , l’indomani , scesi dal treno in Siracusa , vi si avviarono noleggiando una vettura . In Sortino si presentarono al Padre Eugenio Scamporlino , figura Eccezionale di Frate ,che nei torbidi della rivoluzione del 1860 aveva sfidato la persecuzione e il carcere . Di aspetto maestoso ma apparentemente duro , aveva un Cuore d’Oro e godeva dovunque una Stima Altissima nella Sicilia orientale , specialmente per la Predicazione degli Esercizi Spirituali al popolo , nei quali era Insuperabile .
Quando si vide innanzi i nuovi arrivati li fece rifocillare , quindi disse a Vincenzino :
- So che avete dovuto lottare molto per rendervi Cappuccino ; qual’é lo scopo che vi muove ?
- Per salvare l’anima - rispose egli subito .
- Avete sbagliato , figlio mio - riprese quello con l’abituale serietà che lo distingueva - voi non potete sostenere i rigori della nostra vita , perché qui si va Scalzi , coi soli Sandali , si Mangia talvolta a terra in Ginocchio e si è soggetti a vari Rigori .
- Questo è quello ch’io cerco - riprese Vincenzino , che invece di turbarsi sentiva dilatarsi il cuore .
Il suo Viso del resto e l’accento di soddisfazione con cui s’esprimeva manifestavano più delle parole stesse .
 
FINE DELLA PARTE NONA .

LAUS DEO .

Pax et Bonum

Francesco di Santa Maria di Gesù
Terziario Francescano
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FONTE : PADRE SAMUELE CULTRERA OFM CAPPUCCINO
Da Monello a Santo - Vincenzino Diliberto
II Edizione EDIZIONI PAOLINE 1959
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domenica 8 gennaio 2012

il Servo di Dio Fra Giuseppe Maria da Palermo : da monello a Santo - Parte Ottava - b - .





IL SERVO DI DIO
FRA GIUSEPPE MARIA DA PALERMO , 
CHIERICO E NOVIZIO CAPPUCCINO 
1864 - 1886 .

OTTAVA PARTE - B -


“ SEMPRE OSTACOLI ”
 
Ma Dio, provando ancora la sua Pazienza e la sua Fede , volle offrire in lui un magnifico esempio di fortezza . Dopo appena un giorno , ecco giungere dal padre un’altra lettera con la quale gli ritirava il dato permesso . Colpo inaspettato e doloroso . Tuttavia lo ricevette Umilmente dalle Mani di Dio . Unendo quindi l’inalterabile Mitezza dell’animo suo al Carattere fermo e deciso , gli risponde con altra lettera del 5 Dicembre , e con argomenti perentori lo mette - come si suol dire - con le spalle al muro . La lettera Notevolissima e Degna di un Santo : “ Non posso esprimerle - gli dice - quanto rimasi Addolorato nel leggere la sua ultima lettera . Un giorno innanzi mi dava il sospirato consenso , sicché ero fuor di me dalla Gioia , pensando che finalmente dopo tante lotte e Preghiere erano stati appagati i miei desideri ; quand’ecco il giorno dopo ne arrivava altra opposta , con cui mi proibisce di entrare in Religione e si protesta che se lo farò opererò contro la sua volontà .
“ Gliel’assicuro che nemmeno per sogno avrei potuto immaginare che dopo una lettera degna di un padre amorevole e Cristiano quale lei è , me ne avesse mandata un’altra del tutto opposta .
“ Non so comprendere il perché di sì improvviso mutamento . Ma pazienza !
Dio in Penitenza dei miei peccati vuol farmi ancora Soffrire prima di entrare in Religione .
“ Il giorno 7 si toglie la contumacia ( per il colera che serpeggiava ) e quindi lei fra pochi giorni sarà in Palermo . Io per Obbedirla ho sospeso le pratiche già iniziate , aspettando la sua venuta , per poterla convincere a voce meglio di quel che non ho fatto per lettera . Però non sono andato in Seminario , ma sono rimasto in casa di Vevè ( Silvestro , suo Fratello ) , perché sarebbe veramente una pazzia entrarvi per poi uscirvi di nuovo ” .
Passa quindi all’argomento decisivo ; innanzi al quale tutti gli ostacoli non possono che rimanere infranti .

DIO lo chiama , egli da parte sua deve OBBEDIRE .

Il nodo non può sciogliersi ? Si tagli . Tale in sostanza il suo argomento , per cui prosegue : “ Io però son sicuro che non si opporrà tanto alla mia Vocazione da costringermi a fare ciò che in simil caso han fatto tanti Santi , tra i quali Santo Stanislao Kosta , il quale vedendosi contrariato dal padre nella Vocazione Religiosa , fuggì dalla casa paterna ed entrò in Religione ; fuggì con l’odio e la persecuzione del padre , ma accompagnato dall’Amore e dalla Protezione di Dio…
E la Protezione di Dio val tutto !… ”
La Protezione di Dio val tutto !
Argomento senza replica , degno di un Eletto che cita l’esempio di un altro in circostanze analoghe .

A dissipare quindi qualche sinistra nube che avesse potuto affacciarsi alla mente del padre aggiunge : “ Il mio parlare così deciso potrà sembrarle effetto di poco Amore . Sa Dio s’io l’amo e Quanto . Il mio parlare così risoluto deriva dall’Amore che porto al mio Dio e dal desiderio di fare la Sua Volontà , per promuovere la Sua Maggior Gloria e la salute dell’anima mia ” .
Il padre aveva scritto ai parenti affinché si provassero a dissuaderlo ; ma Vincenzino , sapendo tutto utilizzare a suo profitto , se ne serve a rafforzare l’argomento , soggiungendo ancora : “ Non mi meraviglio dell’opposizione dei parenti alla mia Vocazione , poiché essi non sanno cosa Significhi Vocazione , Volontà di Dio e Religione ; ma mi meraviglio di lei , o padre mio , ch’è tanto buono e che ha un cuore veramente Cristiano . Ma già lo so . E’ Dio che mi manda questa contrarietà per far sì che mi confermi maggiormente nella Vocazione e affinché lei dalla mia costanza si persuada dalla Verità di essa… ” .
Poi da buon figliolo conclude : “ Io non dimentico di raccomandarla al Signore e alla Vergine Santissima , e sono sicuro che anche lei non mancherà di farlo per me… ” .
Si accorse finalmente l’ingegnere Diliberto che a nulla valevano le sue ragioni per smuovere Vincenzino dal suo proposito . Pensò di perdere tempo e tirare alle lunghe , nella speranza di riuscire meglio , senza prenderlo di fronte , col promettere e allo stesso tempo procrastinare . Ma il giovane , che attraverso le righe della lettera paterna leggeva il suo oscuro pensiero , viene come suol dirsi alle sue ultime armi , e , senza punto ripresentare la minaccia d’una fuga , insiste sì magistralmente , dignitosamente , da non lasciare speranza di cambiamento .
Lotta questa Provvidenziale , anche in rapporto a noi che leggiamo , poiché se Dio non lo avesse permesso , non avrebbe potuto ammirare tanta Fede , tanto slancio , tanta intelligenza e tanta Santità Congiunte insieme .
Presa di nuovo la penna , il 2 Dicembre gli dice : “ Nell’ultima lettera le mi scrisse che appena si fosse tolta la contumacia sarebbe venuto a Palermo per parlarci di presenza intorno all’importantissimo affare della mia Vocazione ; ma dacché ieri non è venuto , le scrivo quello che le avrei detto a voce : “ Primieramente l’assicuro che , seguendo il suo consiglio , ho fatto delle riflessioni che invece di distogliermi dal farmi Cappuccino , mi hanno maggiormente confermato .
“ Comprendo benissimo che lei e i parenti riguarderete la mia fermezza non come segno di Vocazione , ma come effetto di testardaggine e acuirete contro di me la più fiera persecuzione . Io però in mezzo a tante lotte non mi perderò di animo , perché se mio padre e i parenti terreni mi perseguiteranno , il Padre e i Parenti del Cielo , gli Angeli e i Santi m’aiuteranno a resistere non ad una ma a mille persecuzioni .
“ Lei nella lettera mi scrisse che sarà pronto a piegare rispettosamente la fronte alla Volontà di Dio , qualora Dio in un modo qualunque le manifesterà essere Sua Volontà che mi faccia Cappuccino . Ebbene , io le dico che glielo ha già manifestato . E sa come ? Dando a me la forza di resistere alle tante persecuzioni che lei mi ha mosso . Non le pare questa una prova evidente ? Crede lei che io potrei avere forza di resistere a tanti ostacoli , se questa non fosse Vocazione conforme alla Volontà di Dio ? Credo che queste prove le basteranno per assicurarla e per distoglierla da ulteriori opposizioni poiché Dio può tutto e nessuna forza umana potrà mai fare che la Sua Santissima Volontà non si adempia .
“ Pochi giorni or sono , pensando al Grande Sacrificio che io facevo nell’entrare nell’Ordine Cappuccino malgrado le persecuzioni mossemi da lei e dai miei parenti tutti , mi posi a piangere e quelle Dolci Lacrime consolarono l’anima mia rendendola più forte per resistere a tutte le lotte ” .
Poi più energico e preciso , condensando in poche parole quello che gli aveva scritto in precedenza e quasi suggellandolo con nuovo ardore , gli soggiunge : “ Concludo col ripeterle che la mia Vocazione e sempre la stessa . Le persecuzioni saranno per me quel che sono i flutti del mare per lo scoglio : potranno bagnare le mie gote di Lacrime , ma espugnare la mia volontà non potranno ; essa è sempre la stessa e non si muterà mai ” .
Senza ch’egli lo sospettasse , con tali lettere scritte nei momenti più penosi di sua esistenza , veniva a tratteggiare e fissare definitivamente la sua fisionomia morale , a fotografare il suo spirito , il cuore e la mente ; veniva a fermare sulla carta i lineamenti della sua fermezza . Dio lo chiama ed egli non ha riposo prima di corrispondergli , fidando sempre in Lui ,
“ e la Protezione di Dio val tutto ! ” come Santamente scrisse al padre .


FINE DELLA PARTE OTTAVA - b -

LAUS DEO .

Pax et Bonum

Francesco di Santa Maria di Gesù
Terziario Francescano
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FONTE : PADRE SAMUELE CULTRERA OFM CAPPUCCINO
Da Monello a Santo - Vincenzino Diliberto
II Edizione EDIZIONI PAOLINE 1959
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Fra Giuseppe Maria da Palermo
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il Servo di Dio Fra Giuseppe Maria da Palermo : da monello a Santo - Parte Ottava - a - .





IL SERVO DI DIO
FRA GIUSEPPE MARIA DA PALERMO , 
CHIERICO E NOVIZIO CAPPUCCINO 
1864 - 1886 .

PARTE OTTAVA - A -


“ SEMPRE OSTACOLI ”

L’inattesa lotta che seguì alla decisione di Vincenzino riveste tale importanza e illumina sì bene il suo stato d’animo e la fermezza del carattere da meditare un capitolo a parte e una attenta considerazione . Ci toccherà leggere i suoi Pensieri attraverso le lettere al padre Nicolò che l’ostacolavano , conoscere i suoi sentimenti , le sue aspirazioni , senza fare appello a contributi di estranei . Quella lettera del 30 Ottobre turbò il signor Nicolò Diliberto il quale credeva che il figlio si fosse ormai adattato alla vita di Seminario e non aspirasse che a divenire un buon Sacerdote Secolare ; ovvero perché l’Ordine da lui scelto , Umile ed Austero , lo giudicava non conveniente alla sua complessione delicata . Durante la sua assenza di Palermo aveva egli incaricato suo fratello di nome Peppino , di provvedere il figlio di tutto l’occorrente . Ora , ricevuta la lettera , scrisse da lui di recare dal Domenicano Padre Maggio , suo amico , per avergli consigli e riferirglieli . Vincenzino , venuto a conoscenza di ciò , il 19 Novembre 1884 scrisse di nuovo al padre dicendogli tra l’altro : “ Il Padre Maggio ha consigliato lo zio Peppino di scrivere a lei per chiamarmi a Roma , onde così poter trovare lei stesso la mia Vocazione e vedere s’è quella di farmi Cappuccino sia che verrò e sia che non verrò a Roma ; quindi le consiglierei di farmi andare a Sortino ( Siracusa ) , e così risparmiare tempo , entrando più presto in Religione . Qualora , poi , vorrà ch’io venga a Roma , sono pronto ad Obbedire ” . Vista l’insistenza e la chiara decisione del figlio Vincenzino , l’ingegnere Diliberto l’assicurò di non volerlo contrariare ; ma di fatto non si piegava ai voleri di lui , poiché , scrivendo al signor Vincenzo Barrile ( cugino della madre di Vincenzino ) , presso il quale dimorava , lo pregava di dissuaderlo della decisione presa , insistendo principalmente sull’opportunità di non interrompere gli studi intrapresi , come sarebbe stato necessario recandosi al Noviziato dei Cappuccini . Il Barrile, conosciuta pienamente la Vocazione e le Virtù del suo piccolo ospite e nipote , pur facendogli qualche difficoltà secondo i desideri del padre , non insistette però mai , e quando una volta toccò l’Argomento dello studio , sentì rispondersi con vivacità : “ Crede forse mio padre che si vada in Paradiso col solo studio ? ” . Vista tale agire del padre , Vincenzino pensa d’insistere , e il 25 Novembre adoperando linguaggio più fermo , ma sempre rispettoso , gli mette davanti validissime ragioni , argomentando con una logica limpida e stringente , e toccando magistralmente le più delicate corde di un cuore paterno . La forma è forse un po’ trascurata , ma non per questo la lettera lascia d’essere un modello del genere : “ La sua , o caro padre - gli dice - ma ha molto conturbato , poiché mentre lei da una parte afferma di non volersi opporre alla mia volontà , d’altra vi mette ostacoli . Dice di non convenire che entri ora in Religione , perché dovrei fare un anno di Noviziato e quindi sospendere gli studi per riprenderli dopo . Poi mi consiglia di ritornare in Seminario , continuare a riflettere per parlarci l’anno venturo di presenza e prendere quella risoluzione che Dio Vorrà . “ Ebbene - soggiunge ancora Vincenzino - io dico anticipatamente che la mia risoluzione sarà sempre la stessa , cioè di entrare nella Religione dei Cappuccini .
“ A che dunque aspettare un altro anno per fare ciò che benissimo si può fare ora ? Spera forse che di qui ad un anno muti risoluzione per entrare in un altro Ordine qualsiasi ? Sarebbe vana speranza , perché la mia risoluzione sarà sempre la stessa . E per giunta le dico che se entrassi in Seminario non vi potei stare contento ; perché avrei sempre il pensiero rivolto alla Religione dei Cappuccini ” .
E qui si fa ad argomentare in una maniera più stringente ancora , adducendo ragioni alle quali un vero padre Cristiano nulla può trovare da opporre .
Egli soggiunge infatti : “ Non capisco poi perché la Religione dei Cappuccini le faccia poca buona impressione . Non è Essa forse una Religione come tutte le altre ? “ Forse le fa impressione quella vita Povera e Penitente che vi si fa ?Ma non è stato forse Gesù Cristo il primo a dare l’esempio della Povertà e della Penitenza , vivendo poveramente e in mezzo a tanti Patimenti e Dolori ? Che meraviglia quindi che io , imitando il mio Divino Redentore , voglia fare una vita Povera e Penitente ?
“ Perché , o padre mio , mettere ostacoli alla mia Vocazione ? Perché non lasciare ch’io entri in Religione per poter ivi fare una vita Santa ed Amare e Servire il mio Dio , com’è giusto ch’io lo Ami e lo Serva . Avendo prima parlato col linguaggio della ragione e poi con quella della fede , adesso cerca risoluto le porte del cuore per espugnare la durezza del padre : “ Deh ! per pietà , padre mio - gli dice - per pietà , per l’amore che lei porta a Dio e alla Vergine Maria , per l’amore che porta a me e ai miei fratelli e sorelle , per l’amore che porta infine a tutte le persone a lei care , mi dia il sospirato consenso e levi così l’anima mia dalle tante ambasce , dalle tante afflizioni in cui si trova . “ E Dio che ricompenserà ogni azione buona , non lascerà al certo senza retribuzione il bene che farà all’anima mia , che anzi le Benedizioni scenderanno più copiose sul suo capo , ed opereranno nell’anima sua effetti meravigliosi di Santificazione…
E nel mio cuore resterà sempre scolpito il Sentimento della riconoscenza verso di lei , mio buon padre ” . Non poteva non intenerirsi l’ingegnere Diliberto a questa lettera affettuosa ed efficace , nella quale il giovane può dirsi che offra una testimonianza della sua intelligenza e della sua Intima Unione con Dio . Come resistere a quelle argomentazioni e soprattutto a quei violenti assalti della fede e dell’amore d’un figlio ? Si piega dunque il signor Nicolò e dopo qualche giorno gli risponde affermativamente . Nel ricevere il desiderato consenso Vincenzino s’intenerisce fino alle Lacrime e col cuore riboccante di gioia prende la penna e il 2 Dicembre gl’indirizza la seguente lettera , una delle più Belle che egli abbia scritto : “ Avvicinandosi il suo giorno d’onomastico - gli scrisse - ( cioè San Nicola , 6 Dicembre ) , mi faccio un dovere di inviarle due paroline per manifestarle i sentimenti di cui è ricolmo il cuore al prossimarsi di un giorno sì caro a lei ed a me . Io essendo lontano da lei , non potrò offrirle ne fiori ne regali . D’altronde i fiori appassiscono e i regali passano come tutte le cose di questo mondo . Però , volendo cosa che non sia né passibile ne passeggera , le presento l’Amore che nutro per lei , o mio buon padre , Amore che ebbe principio sin da quando il mio cuore cominciò a palpitare e che le nutrirò sempre , e in questa e nell’altra vita ove canteremo unitamente le Lodi a Dio . Le offerisco altresì il Sentimento di riconoscenza per la tanta cura che si è presa di me e per i tanti benefici fattimi , specialmente per avermi fatto entrare in Religione . Questi Sentimenti resteranno sempre scolpiti nel mio cuore , ne mai saranno cancellati .
“ In un giorno sì gaio le Auguro molti anni di vita spesi nel servizio e nell’Amore di Dio , e poi un’eternità di gioia e di contento lassù nel Regno dei Cieli .
“ Questi Auguri forse le faranno impressioni , perché diversi dagli altri che riceverà in questo giorno ; ma che vuole ! Io scrivo secondo quello che detta il cuore .
Però sono sicuro che lei si degnerà di accettarli e riguardarli come verace manifestazione dell’animo mio ” .
Nel frattempo Vincenzino si affrettava di mettere amici e parenti a parte del sospirato consenso avuto dal padre per rendersi Cappuccino .
 

FINE DELLA PARTE OTTAVA - A -

LAUS DEO .

Pax et Bonum

Francesco di Santa Maria di Gesù
Terziario Francescano
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FONTE : PADRE SAMUELE CULTRERA OFM CAPPUCCINO
Da Monello Santo - Vincenzino Diliberto
II Edizione EDIZIONI PAOLINE 1959

sabato 7 gennaio 2012

il Servo di Dio Fra Giuseppe Maria da Palermo : da monello a Santo - Parte Settima .





IL SERVO DI DIO
FRA GIUSEPPE MARIA DA PALERMO , 
CHIERICO E NOVIZIO CAPPUCCINO 
1864 - 1886 .

PARTE SETTIMA


“ DIO GLI PARLA ”

Ad una casa dove abitare da solo non pensò più perché Dio non lo voleva . Però non dimenticò un istante di assodare bene la sua Vocazione , e ben presto si convinse che la sua Anima Aspirava a tutt’altro genere di vita che a quella di Sacerdote Secolare ; onde fece in lui capolino - e più forte - l’aspirazione alla vita di Convento . Ma quale Regola scegliere e in quale Ordine entrare ? Quale Istituto abbracciare ? Dio non gli aveva ancora parlato né fatto intender la Sua Volontà in modo chiaro . Da tre anni dimorava in Seminario e l’anno scolastico del 1884 era al termine . I seminaristi si recavano già a villeggiare . Perché non profittarne anche lui ? Il 17 agosto scrive al padre Nicolò in Roma : “ Credo che si rammenterà - gli dice Vincenzino - come l’anno passato le abbia chiesto di venire a Roma per riposarmi un po’ dalla fatica degli studi durante le vacanze e non fu concesso perché nella casa ammobiliata non vi era stanza per me . Quest’anno non pretendo di venire a passare le vacanze in Roma , ma almeno mi sia concessa di starmene due mesi in villeggiatura a Baida , in un Convento di Francescani , che si trova disabitato in una bellissima campagna poco distante da Palermo , e così solleverò il mio Spirito ed acquisterò nuove forze per continuare gli studi con maggior lena e vigore ” . E poco più in là aggiungeva : “ Non creda però che questo progetto l’abbia fatto da solo , ma col Consenso del Confessore , il quale riconosce che questi due mesi di villeggiatura sarebbero pure molto proficui all’anima , perche stando in quel Convento avrei maggior mezzi per fare Orazioni e progredire nelle Virtù ” . L’ottenne facilmente . Il Convento dei Francescani di Baida , distante circa 5 chilometri da Palermo , giace sopra una deliziosa e verdeggiante collina , sotto il monte Acuto , detto volgarmente Cuccio , di dove si gode la vista sottostante pianura palermitana , del mare , offrendo all’occhio uno spettacolo assai giocondo . Benedetto da Dio e dagli uomini Vincenzino si allontanò dal Seminario di Palermo il 31 Agosto 1884 per andare a villeggiare .
Il Convento, quasi tutto abbandonato , era divenuto l’albergo dei topi . Vincenzino , deposte le sue poche robe in un cantuccio di celletta , si diede a rassettarla , non avendo portato seco che un materasso , una coperta e altre piccole cose indispensabili . Là diede Principio alla sua tanto sospirata vita di Solitudine . Era la prima volta che poteva vedersi solo , indisturbato , con quella Santa Libertà , che per lui era Manto di Libertà . Il sole che ogni mattina ricompariva all’orizzonte lontano , non lo sorprendeva mai nel letto . Si lavava prima che albeggiasse , volendo sempre Consacrare a Dio le Primizie di ogni giornata . Si immergeva così nella Preghiera , intento a dolci Colloqui col Cielo , vivendo come estraneo alla Terra . Una volta andò a visitarlo l’amico Antonino Piraino ,
- unico fra i laici che abbia goduto delle sue confidenze - e rimase non poco ammirato del suo genere di vita : “ Mi pareva trasformato - egli scrive - e mi ripeteva : quanto sono felice ! Oh se potessi rimanervi Amando e Pregando Dio , MORIREI CONTENTO !
Tu non sai che gioia prova l’animo mio ! ” .

In principio non si cibava di altro che di pane e di acqua . Compagni inseparabili gli erano la sete e la fame , poiché né l’una né l’altra osava egli soddisfare pienamente . Le sue astinenze però non poterono rimanere ignorate del tutto .

Un giorno si recarono a visitarlo il cognato Ruffo insieme al fratello Silvestro e rimasero sorpresi del genere di vita che faceva , onde ne avvertirono lo zio Giuseppe , sul quale in assenza del padre gravava la responsabilità del buon trattamento di lui . Ne scrisse al padre Nicolò , il quale dolente del fatto , rivolse a Vincenzino amari rimproveri facendogli considerare come meglio si possa servire Dio con la buona salute , e Ordinò al fratello Giuseppe che lo provvedesse convenientemente . Questi insieme con Silvestro e le sorelle Checchina e Rosolina , si recarono a Baida , per comunicargli le disposizioni del padre Nicolò . Entrati in Conveto , non ve lo trovarono , ma dopo un po’ di ricerche lo trovarono in Chiesa , dove con le braccia in Croce faceva Orazione . Comunicategli le disposizioni del padre , Vincenzino le accettò umilmente e vi si conformò . Infatti gli scrisse subito il 7 Ottobre per assicurarlo : “ Caro papà , allorquando lo zio Peppino venne a Baida con Vevè ( Silvestro ) con Checchina e Rosolina , mi ha detto che le vuole che io mangi carne ogni giorno e lo ha detto pure alla donna incaricata della mia cucina . Quindi io giornalmente mangio carne e pasta , ma il venerdì e sabato uova e qualche altra cosa ; a colazione cacio , o latte e caffè , o uova , pane , vino , frutta sempre bisogna dirlo . Ora son sicuro che in quanto al mangiare lei resterà contento né avrà più occasione a lamentarsi di me ” . Lo visitò anche il Canonico Pennino , che a sua volta scrisse :
“ In quale stato di Povertà trovassi la sua Celletta non è a dire : ma la Gioia che egli doveva godervi era assai Grande . Gli vidi operare cose proprio da Bambini . L’aria della solitudine e l’esercizio continuato dell’Orazione lo avevano quasi del tutto Trasformato ” .
Pensiero questo che collima con l’altro dell’amico Antonino Piraino : “ Non l’avevo mai visto intenerirsi così spesso parlando di Dio - egli dice - . In quel cambiamento di stato era divenuto tanto Sensibile e così Amorevole con tutti , e tale Pace spirava dai suoi Sguardi , che chiunque lo avvicinava , ne era irresistibilmente Attratto ” . Siccome le Penitenze l’avevano fatto dimagrire notevolmente , i parenti pensarono di ritirarlo ; per cui il 15 Ottobre fu obbligato a lasciare la Cara Solitudine ed andare ad abitare con un cugino di sua madre , certo Vincenzo Barrile , che si trovava a villeggiare all’Olivuzza . Però le visite più frequenti e i colloqui più teneri li faceva con il suo Direttore Spirituale , il quale se lo vedeva spesso impolverato e stanco , per aprirgli il cuore ed “ esporgli le sue interminabili difficoltà sulla scelta dell’Ordine da abbracciare ” .
Un giorno , mentre parlavano insieme nella biblioteca comunale , ecco entrare un giovanetto Cappuccino , già antico Penitente dello stesso Canonico Pennino , il quale veniva da Sortino ( Siracusa ) dove aveva terminato il Noviziato nel Convento dei Padri Cappuccini , sotto la guida di un Frate assai noto in quel tempo , il Padre Eugenio Scamporlino . Si chiamava Fra Fedele da Carini , della famiglia Caroli , e recandosi in patria , volle visitare , passando da Palermo , il suo Antico Confessore .

Sicuramente Vincenzino Diliberto non aveva ancora visto alcun Cappuccino , poiché il Convento di Sortino era stato il primo a riaprirsi in Sicilia , per Opera del detto Padre Eugenio Scamporlino .

Stette quindi immobile a fissare il nuovo venuto che , prostrandosi in ginocchio , baciò la mano del Canonico Pennino e fece un inchino a lui , rimanendo poi in piedi , con le braccia conserte e gli occhi modesti , limitandosi a rispondere con semplicità alle domande che gli rivolgeva il Canonico Pennino e accompagnando le risposte con un Amabile Sorriso . La Tunica di ruvido panno di cui era vestito , la fune di cui era cinto ai fianchi , i sandali che calzava ai piedi e la larga tonsura al capo , davano al piccolo Frate un aspetto di Penitente , ma di quei Penitenti che mostrano anche all’esterno d’essere in possesso d’una Pace Divina . E vedere tutto ciò in un giovanetto di 16 anni , dal volto imberbe e delicato , assumeva ai suoi occhi una Poesia speciale : “ Questo piccolo Cappuccino - scrive il Canonico Pennino - aveva l’aria d’un Serafino , e confesso che ne restai preso anch’io ed incantato ; ma per il Diliberto quella vista fu una rivelazione . I suoi dubbi caddero in un istante e risolvette d’andarsi a rinchiudere in quello stesso Noviziato dal quale era uscito quel Giovane dalle Angeliche sembianze ” .

Dio dunque gli aveva Parlato , e Vincenzino ne ebbe la mente inondata di Luce da non rimanergli alcun dubbio . Il suo Cuore fu invaso di Dolcezza , di Conforto e di Calma Celestiale . Concertato tutto col Confessore , pensò d’informare il padre , ch’era a Roma , onde averne il consenso . Gli scrisse in data 30 Ottobre : “ Si rammenterà certo - gli dice - come io nella lettera con cui le manifestai la risoluzione di dedicarmi al Ministero Ecclesiastico le dissi di che non volevo farmi Sacerdote , ma anche Religioso . Ora dietro maturo esame e dopo aver pregato istantemente Dio che mi manifestasse la Sua Santissima Volontà intorno ad un affare sì importante , io e il mio Direttore Spirituale ci siamo persuasi essere Volontà di Dio che entri nella Religione dei Cappuccini .
“ Oh ! Mille volte sia ringraziato Dio - egli esclama - che si è degnato di manifestarmi in quale stato di vita vuole ch’io lo serva , acciò vi trovi tutte le Grazie necessarie per Santificare l’anima mia , promovendo la Maggior Gloria di Dio e la salute delle anime .
“ Il mio Direttore Spirituale deve scrivere ad un Padre Cappuccino per pregarlo di ammettermi al Noviziato ch’è in Sortino ( piccolo paese della provincia di Siracusa ) però non l’ha fatto ancora , perché desidera conoscere la sua volontà in proposito ” . Come si vede , egli riteneva sicura la risposta , per cui non solo diede a Lodare Dio ma invitava il padre a fare lo stesso . Però questi la pensò diversamente , e così , permettendo Dio , acuiva maggiormente il desiderio del Servo Suo e ne Perfezionava le Virtù .


FINE DELLA PARTE SETTIMA

LAUS DEO .

Pax et Bonum


Francesco di Santa Maria di Gesù
Terziario Francescano
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Fonte : PADRE SAMUELE CULTRERA OFM CAPPUCCINO
Da Monello a Santo - Vincenzino Diliberto
II Edizione EDIZIONI PAOLINE 1959
 
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venerdì 6 gennaio 2012

il Servo di Dio Fra Giuseppe Maria da Palermo : da monello a Santo - Parte Sesta .



IL SERVO DI DIO
FRA GIUSEPPE MARIA DA PALERMO , 
CHIERICO E NOVIZIO CAPPUCCINO 
1864 - 1886 .

 PARTE SESTA


“ SEMINARISTA ”

Il 5 Giugno - Pentecoste di quell’anno - entrò in Seminario , dove vestì l’Abito Talare . Man mano che egli andava scoprendo il nuovo metodo di vita , rimaneva soddisfatto , dicendo che era proprio quello che aveva desiderato in cuor suo . L’ordine la disciplina , la divisione del tempo , tutto trovava di suo pieno gradimento . Ma mentre Vincenzino rimaneva Rapito dalla vita di Perfezione così seriamente disposta , i Seminaristi alla loro volta restavano Ammirati di ciò che vedevano in lui . Vincenzino ottenne dai suoi superiori a proseguire a Confessarsi col Canonico Pennino , come pure di ricevere di tanto in tanto le visite dell’amico Antonino Piraino . In quel Sacro Luogo diede nuovo impulso al suo spirito mediante letture metodiche e scelte . Si innamorò delle Opere di Santa Teresa d’Avila , che formarono il libro prediletto del suo cuore , e in seguito prese ad amare quell’altra opera classica del Rodriguez , che è l’Esercizio di Perfezione . In Seminario non entrò - Come si disse - per rimanervi , ma per studiare la sua Vocazione e scegliere un Ordine in cui entrare . Le meditazioni e Preghiere che faceva per conoscere la volontà di Dio lo illuminarono a seguire la via maestra , cioè di non fidarsi di se stesso . Però non si smarrì , poiché procedeva con molta Umiltà e Rettitudine di Intenzione, sapendo bene che la voce del cuore quando non va d’accordo con l’OBBEDIENZA , non è VOCE di DIO .
Tale studio sulla propria Vocazione , durante il primo anno di Seminario la riepilogò egli stesso in una lettera del 1 Maggio 1882 al Canonico Pennino Confessore . In essa gli espone , le oscillazioni del suo spirito , poiché un po’ si sentiva inclinato alla vita attiva , un po’ alla contemplativa ; un po’ aveva pensato di rendersi Certosino e un po’ di altro Ordine e infine aveva concluso di rendersi Sacerdote Secolare , volendo Imitare la Vita Perfetta di Gesù Cristo . In conseguenza di ciò , in una seconda lettera del medesimo giorno gli esponeva il bisogno di vivere da solo in una casa per Santificarsi meglio , elencando i motivi per cui nel Seminario una perfetta vita di Orazione , come egli desiderava , non poteva farla .

Voleva ad ogni COSTO FARSI SANTO , una FAME insaziabile di DIO lo DIVORAVA , e una SETE inestinguibile di PERFEZIONE lo spronava a nuovi mezzi per giungervi .

“ L’Amore di Dio e il desiderio ardente della Perfezione Cristiana - egli dice in tale lettera - mi mossero a scriverle questa… vedendo essere impossibile fare in Seminario una vita solitaria e dedita all’Orazione, ho pensato ad una casuccia a parte… l’orario giornaliero del Seminario , per quanto adatto alla vita ordinaria dei Chierici che si avviano allo stato ecclesiastico , non può essere di ostacolo a quella che vorrei fare io , con mortificazioni , senza ricreazioni e passatempi ” . E dopo aver elencato i motivi che gli impedivano di raggiungere il suo ideale , soggiunge : “ Io sento in me un ardente desiderio di farmi Santo , e son sicuro che facendo questa Vita Solitaria posso giungervi… ho sete e fame di Perfezione Cristiana , e il giorno in cui sarò Solitario potrò soddisfarla…
Lei ha osservato la grande differenza tra la vita che facevo in casa mia e quella che adesso faccio in Seminario ; così spero che migliore sia per essere andato a vivere solo… ” .
Egli sperava che il Confessore fosse andato presto a consolarlo approvandogli il progetto . Ma scorrevano i giorni e il Canonico Pennino non compariva . Prende di nuovo la penna e sotto la pressione di quei desideri ingigantiti e insoddisfatti traccia un quadro più completo dei bisogni del suo Spirito , versa intero il suo cuore sulla carta e quasi vuole fotografarlo : “ Forse lei non ha letto che una volta soltanto questa lettera - egli dice - e quindi non ha potuto considerare bene quello che vi si contiene . La prego di leggerla almeno tre o quattro volte… io coi grandi e innumerevoli peccati che ho commesso non solo ho fatto male all’anima mia ma anche a quella degli altri ; perciò per espiarli non solo devo pensare a me , ma anche agli altri ; perciò per espiarli non solo devo pensare a me , ma anche agli altri , e così riparare la perdita di quelli che ho strappato al Cuore di Dio . Questo potrei ottenerlo abitando da solo , e così Pregando e studiando e mortificando la mia carne riparerei il male fatto a me stesso ; esercitandomi poi nelle Opere di Misericordia riparerei quello fatto agli altri…
“ Il vivere da solo non avrebbe poi cosa strana , poiché tanti Chierici dei paesi lo fanno . Se poi paresse tale , poca importa . Di quanti mezzi strani agli occhi del mondo non si è servito Dio per Convertire i peccatori e per Santificare coloro che hanno sperato nella Sua Misericordia ? Chi può mai comprendere gl’imperscrutabili Decreti Divini ?…
“ Oh Gesù , io non posso più resistere , ho ardente desiderio di dedicarmi tutto a Voi , poiché Voi Solo siete Infinito e quindi Degno di Infinito Amore , e perché siete l’unico oggetto dell’amor mio…
“ Se Dio vuole che dobbiamo seguire le Sue Ispirazioni , perché non devo mettere in pratica questa ? Chissà che Dio non abbia disposto di darmi questa grazia allorché sarò nella solitudine ? Chissà se non sia proprio questo lo stato di vita al quale mi chiama ? Chissà che non sia questo il mezzo di cui Dio vuol servirsi affinché incominci a Santificarmi ?…
“ Sappia , o padre , che io ho un ardente desiderio di dedicarmi tutto a Dio senza alcuna riserva e di far tutto per la Sua Gloria , essendo Egli l’unico Oggetto dell’amor mio… Ora siccome io con la Grazia di Dio e per mezzo della Intercessione della Santissima Vergine spero farmi Santo , così devo incominciare fin da ora…
“ Sappia , o padre , che l’anno passato in questo stesso giorno , cioè il 29 Maggio 1881 , diedi la lettera a mio padre , per la quale ottenni di potermi dedicare al Ministero Ecclesiastico ed entrare in Seminario .
“ La prego quindi di venire questa sera a darmi il sospirato consenso , affinché in tutto il tempo di mia vita non dimentichi questo giorno memorabile . La prego di esaudire le mie umili preghiere .
Vincenzino Diliberto ”

Il Servo di Dio svela in questa lettera , nella sua pienezza , il Tesoro di Sentimenti , di Aspirazioni e di Palpiti che martellavano il cuore , e gli sforzi per espugnare ogni titubanza nell’animo del Confessore le conferiscono un particolare risalto fra tutto il suo epistolario . Come ritardare ancora a questo giovane la libertà di spaziare libero nel campo della Santità ? Che cosa desiderava egli mai se non di servir Dio e amarlo senza limiti e misura ? Egli, spinto da quel grande desiderio di solitudine avrebbe affrontato impavido tutte le dicerie , senza preoccuparsi di nulla ; ma i Superiori non potevano non tener conto della impressione che in Seminario e fuori avrebbero prodotto quel fatto . Se per i Chierici non palermitani la cosa andava , per lui , che aveva la famiglia , era inammissibile , molto più che doveva uscire proprio dal Seminario , dove aveva dimorato un anno . Né il padre suo avrebbe potuto farvi buone accoglienza . La sua proposta dunque non poteva raggiungere lo scopo e il suo desiderio non poteva essere soddisfatto . Chi mai avrebbe potuto comprendere , specie tra i Secolari e soprattutto il padre , che il Seminario non fosse luogo adatto per la Santificazione dei Chierici ? Nessuno avrebbe potuto approvargli questo desiderio all’infuori del Confessore che ne conosceva appieno i sentimenti , le aspirazioni , la volontà e il carattere . Però è ben chiaro che Dio lo Chiamava ad un genere di vita più austero e Santo ; in una parola lo chiamava ad una Religione Claustrale.

Il Canonico Pennino , andato a trovarlo , gli fece comprendere che quel suo desiderio non poteva essere preso in considerazione . Quindi il Servo di Dio si uniformò , sapendo che la Volontà dei superiori manifesta quella di Dio . E non ne parlò più . Si ingannava egli dunque ? Certamente no . I sogni di Vincenzino erano purtroppo veri ! La sua casa doveva essere povera , piccola solitaria ; doveva formare il dolce nido dell’anima sua , il tacito campo delle sue penitenze , la compagna fedele dei suoi silenzi , la muta ascoltatrice dei suoi gemiti , il talamo segreto del Beato Sposalizio che il suo caro Gesù gli apparecchiava . Ma dove se ne stesse questo ritrovo soave , egli non lo sapeva ancora . Dio però , mentre egli con rinnovata volontà tendeva a farsi Santo , gli preparava quella beata mansione .

Siccome fra gli scopi della solitudine da lui anelata vi era quello di poter avvicinare più liberamente il suo Confessore , il Canonico Pennino , per confortarlo gli Ordinò di iniziare un “ DIARIO ” col quale potesse tenerlo ragguagliato dei sentimenti e delle aspirazioni dell’Anima sua . Cosi ebbe inizio questo nuovo mezzo di contatto col suo Direttore Spirituale , che svela anche a noi le ricchezze non comuni che fermentavano nel cuore di questo Piccolo Penitente , sempre anelante alle altezze della Vita dello Spirito .

FINE DELLA PARTE SESTA

LAUS DEO .

Pax et Bonum


Francesco di Santa Maria di Gesù
Terziario Francescano


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FONTE : PADRE SAMUELE CULTRERA
OFM CAPPUCCINO
Da Monello a Santo
II Edizioni EDIZIONI PAOLINE - 1959
A.D. 2011 .

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giovedì 5 gennaio 2012

il Servo di Dio Fra Giuseppe Maria da Palermo : da monello a Santo - Parte Quinta - b - .





IL SEVO DI DIO
FRA GIUSEPPE MARIA DA PALERMO , 
CHIERICO E NOVIZIO CAPPUCCINO 
1864 - 1886 .

 FINE QUINTA PARTE " B "


“ ANSIE E CONTRASTI ”
E qui racconta con chiarezza molto umiliante come in quel giorno avesse commesso un peccato , specificandolo , e come venisse assalito da un dolore di testa , mollezza e malinconia incredibili , e poi continua a raccontare quanto noi a suo luogo abbiamo già esposto . Rievocando il grande beneficio della Conversione egli stente commuovere profondamente l’anima , per cui in modo degno di un Santo , aggiunse ancora in quella lettera : “ Ora che ho saputo le cause della mia Conversione , rivolga gli occhi al Cielo e Reciti con la bocca e col cuore il seguente Inno di Ringraziamento : - Oh Dio !… O Supremo Fattore !…
Oh Supremo Governatore delle anime nostre ! Io ti ringrazio per l’improvviso e Grande Mutamento che hai operato nell’animo del figliuolo mio . Un anno e giorni fa si trovava in preda ad ogni specie di sozzure , di voluttà , di contaminazioni , per la qualcosa la mente gli si era offuscata , il cuore corrotto , le membra infiacchite ; sicché se avesse continuato a menare una tal vita , non solo non avrebbe fatto alcun profitto nello studio , ma anche vittima dei suoi vizi . Ora invece , o Gesù mio , si sarebbe ammalato , e forse sarebbe rimasto egli non vive che per Te , egli non spera in altri che in Te , egli non Ama altri che Te . Quindi io te lo ripeto , né mi stancherò mai di ripeterlo : ti Ringrazio della Conversione che hai Operato nel figliuolo mio ” .

C’è in queste parole tutta l’Umiltà , l’Ingenuità e il Fervore di un Giusto . In modo severissimo , forse esagerando , giudica la sua condotta passata , fa la Confessione delle sue colpe giovanili e con le tinte più fosche . Se egli fece che piangere ; se egli le riparò con la peni prolungate , poiché il resto della vita non lavò quelle colpe con Lacrime Abbondanti e perché da allora non fece che macerare il suo corpo e se Dio lo Seppellì nei Segreti del Suo Misterioso Oblio , poiché fin da allora lo abbracciò e gli profuse grazie comuni , e non è giusto che anche noi ( lo nota anche il Canonico Ferrigno ) lo copriamo di un velo , ammirando il linguaggio di questo Piccolo Giusto che accusa se stesso , la forza di questo “ Nuovo Agostino ” che non teme di svelare per scritto le miserie della sua gioventù per dare maggior risalto alla Misericordia di Dio ? E quindi prosegue , l’Umile Penitente , a dire ancora : “ Ora che lei ha terminato di Ringraziare Dio , legga il resto della lettera .
Alcune volte entrando in qualche Chiesa aggregata ad un Monastero e sentendo i Sublimi Cantici che le Monache innalzano al Divino Fattore , mi immagino anche io di essere in un Monastero , chiuso in una cella , cinto da un Penoso Cilizio , coperto da una Tonaca , inginocchiato innanzi al Crocifisso , Che Prego per me e per i miei fratelli . Oh bei Sogni ! Oh Sogni Sublimi !… Quanto non sarò felice allorché si saranno avverati !… ” .
Manifestato quanto gli importava maggiormente , viene all’assalto finale con stile vigoroso , parole nette e precise . Egli si sente chiamato da Dio, e vuole seguirlo , nessuno dovrà o potrà Impedirglielo . “ Parmi che la Grazia che voglio Concessa - dice ancora Vincenzino - cioè quella di rendermi Religioso, sia Giusta e Santa ; d’altronde se lei osasse negarmela , risponderei che io la Voglio e lo farei col suo o senza il suo consenso . Non sa lei che la Vocazione si deve provare ma non Contrastare ? Non sa che l’opporsi alla mia Vocazione sarebbe lo stesso che Opporsi a Dio Che ne è la Causa Prima ? Non sa che Grandi e Infiniti sono i mezzi che ha un figlio Cristiano per sottrarsi al crudele giogo paterno onde riuscire al Suo Fine ? Quindi lei sarebbe stolto e crudele se osasse opporsi alla mia Vocazione ; sì , lo ripeto sarebbe stolto e crudele .
“ Mi scusi padre , se parlo a questo modo ; ma mi compatisca . Non è ira ma Amore che mi fa Parlare . “ Dunque , per conchiudere , le ripeto per una seconda volta , non mi neghi questa Grazia , poiché ciò essere Causa della dannazione dell’anima mia .
Il suo affezionatissimo figlio Vincenzino ” .

Immagini il lettore l’impressione dell’animo del padre alla lettura di questa lettera dove palpita il cuore e l’anima di un ELETTO ,
di un ANGELO , fu una RIVELAZIONE . Conosceva la Conversione del figlio ; ma era lungi dal pensare che fosse sì Profonda e si Costante . Conosceva il Cambiamento della sua vita , e vedendolo divenuto sì Buono , gli aveva portato più Affetto ; ma ora Apprendeva il suo Positivo Volere di Consacrarsi a Dio da Forte ; ora conosceva meglio la sua Volontà , la FORZA della Sua VOCAZIONE , il vigore della sua Risoluzione , l’Amore per LUI - che chiama “ Unico Bene Terreno ” - e il limite di questo Amore che non deve mai usurpare i Diritti di Dio : “ Non sa lei - gli aveva detto - che la Vocazione si deve Provare ma non Contrastare , l’Opporvisi sarebbe Opporsi a Dio Stesso ? ” . Parole Chiare , che dimostravano apertamente le sue Decisioni .

E l’ingegnere Nicolò Diliberto , che poi era Buon Cattolico , Bagnò di Pianto quella Pagina : “ Appena uscito mio figlio - egli dice - fui sollecito di leggere quella Lettera , e Piangevo come egli mi faceva la Confessione della sua vita ” . Tuttavia , allorché Vincenzino rientrò in casa , egli cercò di mantenere un aspetto indifferente . Dopo il desinare gli chiese chi fosse il suo Confessore e dove lo avesse potuto trovare . Saputolo , l’indomani si portò da lui , gli porse la lettera del figlio , domandandogli se egli “ avesse effettivamente rilevato in lui la Vocazione di farsi Religioso , o se non fosse quell’idea una aberrazione momentanea . La risposta fu che quanto Vincenzino diceva non era ostentazione , ma lo Sentiva Davvero ” . - Ringrazi Dio - gli rispose il canonico Pennino - per averle dato un tale figlio , e conservi gelosamente la Lettera . - Ma crede ella che sia OPERA della Grazia di Dio questa risoluzione di mio figlio , ovvero un fervore giovanile ?
- Mi sembra Opera di Dio , e perciò lo esorto ad assecondare almeno in parte i suoi desideri , anche per provarlo . L’ingegnere Nicolò Diliberto era Commosso , ma volle approfondire ancora la cosa . Andò a trovare i Padri Domenicani , suoi amici , fece loro leggere la Lettera e si consultò . Essi vollero conoscere il giovane e lo interrogavano minutamente ; poi dissero al padre che assecondasse la Vocazione del figlio . Convinto finalmente , chiamò una sera il figlioe gli disse :
“ Caro figlio , io non ho mai contrastato la Volontàdei miei figli , poiché non cerco il vostro Bene . Giacché vuoi dedicarti al Ministero Ecclesiastico , non posso far altro che darti volentieri il mio Consenso e i mezzi per riuscire Buon Sacerdote .
Dio ti Benedica e ti renda Santo in questo Nuovo Stato di Vita .

A questo Parlare del Padre Nicolò , il cuore inaridito di Vincenzino , come ARPA toccata da MANO ANGELICA , fu Inondato da tanta Gioia da farlo rompere in LACRIME . Il padre stesso volle Accompagnarlo dal Canonico Pannino , affidandolo a lui tutte le pratiche , disposto a sostenere le spese occorrenti per entrare in Seminario e Rimanervi .


FINE DELLA QUINTA PARTE - B -

LAUS DEO .

Pax et Bonum


Francesco di Santa Maria di Gesù
Terziario Francescano

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Fonte : PADRE SAMUELE CULTRERA OFM CAPPUCCINO
Da Monello a Santo - Vincenzino Diliberto
II Edizione - EDIZIONI PAOLINE .
A.D. 2011.
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