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domenica 8 gennaio 2012

il Servo di Dio Fra Giuseppe Maria da Palermo : da monello a Santo - Parte Ottava - a - .





IL SERVO DI DIO
FRA GIUSEPPE MARIA DA PALERMO , 
CHIERICO E NOVIZIO CAPPUCCINO 
1864 - 1886 .

PARTE OTTAVA - A -


“ SEMPRE OSTACOLI ”

L’inattesa lotta che seguì alla decisione di Vincenzino riveste tale importanza e illumina sì bene il suo stato d’animo e la fermezza del carattere da meditare un capitolo a parte e una attenta considerazione . Ci toccherà leggere i suoi Pensieri attraverso le lettere al padre Nicolò che l’ostacolavano , conoscere i suoi sentimenti , le sue aspirazioni , senza fare appello a contributi di estranei . Quella lettera del 30 Ottobre turbò il signor Nicolò Diliberto il quale credeva che il figlio si fosse ormai adattato alla vita di Seminario e non aspirasse che a divenire un buon Sacerdote Secolare ; ovvero perché l’Ordine da lui scelto , Umile ed Austero , lo giudicava non conveniente alla sua complessione delicata . Durante la sua assenza di Palermo aveva egli incaricato suo fratello di nome Peppino , di provvedere il figlio di tutto l’occorrente . Ora , ricevuta la lettera , scrisse da lui di recare dal Domenicano Padre Maggio , suo amico , per avergli consigli e riferirglieli . Vincenzino , venuto a conoscenza di ciò , il 19 Novembre 1884 scrisse di nuovo al padre dicendogli tra l’altro : “ Il Padre Maggio ha consigliato lo zio Peppino di scrivere a lei per chiamarmi a Roma , onde così poter trovare lei stesso la mia Vocazione e vedere s’è quella di farmi Cappuccino sia che verrò e sia che non verrò a Roma ; quindi le consiglierei di farmi andare a Sortino ( Siracusa ) , e così risparmiare tempo , entrando più presto in Religione . Qualora , poi , vorrà ch’io venga a Roma , sono pronto ad Obbedire ” . Vista l’insistenza e la chiara decisione del figlio Vincenzino , l’ingegnere Diliberto l’assicurò di non volerlo contrariare ; ma di fatto non si piegava ai voleri di lui , poiché , scrivendo al signor Vincenzo Barrile ( cugino della madre di Vincenzino ) , presso il quale dimorava , lo pregava di dissuaderlo della decisione presa , insistendo principalmente sull’opportunità di non interrompere gli studi intrapresi , come sarebbe stato necessario recandosi al Noviziato dei Cappuccini . Il Barrile, conosciuta pienamente la Vocazione e le Virtù del suo piccolo ospite e nipote , pur facendogli qualche difficoltà secondo i desideri del padre , non insistette però mai , e quando una volta toccò l’Argomento dello studio , sentì rispondersi con vivacità : “ Crede forse mio padre che si vada in Paradiso col solo studio ? ” . Vista tale agire del padre , Vincenzino pensa d’insistere , e il 25 Novembre adoperando linguaggio più fermo , ma sempre rispettoso , gli mette davanti validissime ragioni , argomentando con una logica limpida e stringente , e toccando magistralmente le più delicate corde di un cuore paterno . La forma è forse un po’ trascurata , ma non per questo la lettera lascia d’essere un modello del genere : “ La sua , o caro padre - gli dice - ma ha molto conturbato , poiché mentre lei da una parte afferma di non volersi opporre alla mia volontà , d’altra vi mette ostacoli . Dice di non convenire che entri ora in Religione , perché dovrei fare un anno di Noviziato e quindi sospendere gli studi per riprenderli dopo . Poi mi consiglia di ritornare in Seminario , continuare a riflettere per parlarci l’anno venturo di presenza e prendere quella risoluzione che Dio Vorrà . “ Ebbene - soggiunge ancora Vincenzino - io dico anticipatamente che la mia risoluzione sarà sempre la stessa , cioè di entrare nella Religione dei Cappuccini .
“ A che dunque aspettare un altro anno per fare ciò che benissimo si può fare ora ? Spera forse che di qui ad un anno muti risoluzione per entrare in un altro Ordine qualsiasi ? Sarebbe vana speranza , perché la mia risoluzione sarà sempre la stessa . E per giunta le dico che se entrassi in Seminario non vi potei stare contento ; perché avrei sempre il pensiero rivolto alla Religione dei Cappuccini ” .
E qui si fa ad argomentare in una maniera più stringente ancora , adducendo ragioni alle quali un vero padre Cristiano nulla può trovare da opporre .
Egli soggiunge infatti : “ Non capisco poi perché la Religione dei Cappuccini le faccia poca buona impressione . Non è Essa forse una Religione come tutte le altre ? “ Forse le fa impressione quella vita Povera e Penitente che vi si fa ?Ma non è stato forse Gesù Cristo il primo a dare l’esempio della Povertà e della Penitenza , vivendo poveramente e in mezzo a tanti Patimenti e Dolori ? Che meraviglia quindi che io , imitando il mio Divino Redentore , voglia fare una vita Povera e Penitente ?
“ Perché , o padre mio , mettere ostacoli alla mia Vocazione ? Perché non lasciare ch’io entri in Religione per poter ivi fare una vita Santa ed Amare e Servire il mio Dio , com’è giusto ch’io lo Ami e lo Serva . Avendo prima parlato col linguaggio della ragione e poi con quella della fede , adesso cerca risoluto le porte del cuore per espugnare la durezza del padre : “ Deh ! per pietà , padre mio - gli dice - per pietà , per l’amore che lei porta a Dio e alla Vergine Maria , per l’amore che porta a me e ai miei fratelli e sorelle , per l’amore che porta infine a tutte le persone a lei care , mi dia il sospirato consenso e levi così l’anima mia dalle tante ambasce , dalle tante afflizioni in cui si trova . “ E Dio che ricompenserà ogni azione buona , non lascerà al certo senza retribuzione il bene che farà all’anima mia , che anzi le Benedizioni scenderanno più copiose sul suo capo , ed opereranno nell’anima sua effetti meravigliosi di Santificazione…
E nel mio cuore resterà sempre scolpito il Sentimento della riconoscenza verso di lei , mio buon padre ” . Non poteva non intenerirsi l’ingegnere Diliberto a questa lettera affettuosa ed efficace , nella quale il giovane può dirsi che offra una testimonianza della sua intelligenza e della sua Intima Unione con Dio . Come resistere a quelle argomentazioni e soprattutto a quei violenti assalti della fede e dell’amore d’un figlio ? Si piega dunque il signor Nicolò e dopo qualche giorno gli risponde affermativamente . Nel ricevere il desiderato consenso Vincenzino s’intenerisce fino alle Lacrime e col cuore riboccante di gioia prende la penna e il 2 Dicembre gl’indirizza la seguente lettera , una delle più Belle che egli abbia scritto : “ Avvicinandosi il suo giorno d’onomastico - gli scrisse - ( cioè San Nicola , 6 Dicembre ) , mi faccio un dovere di inviarle due paroline per manifestarle i sentimenti di cui è ricolmo il cuore al prossimarsi di un giorno sì caro a lei ed a me . Io essendo lontano da lei , non potrò offrirle ne fiori ne regali . D’altronde i fiori appassiscono e i regali passano come tutte le cose di questo mondo . Però , volendo cosa che non sia né passibile ne passeggera , le presento l’Amore che nutro per lei , o mio buon padre , Amore che ebbe principio sin da quando il mio cuore cominciò a palpitare e che le nutrirò sempre , e in questa e nell’altra vita ove canteremo unitamente le Lodi a Dio . Le offerisco altresì il Sentimento di riconoscenza per la tanta cura che si è presa di me e per i tanti benefici fattimi , specialmente per avermi fatto entrare in Religione . Questi Sentimenti resteranno sempre scolpiti nel mio cuore , ne mai saranno cancellati .
“ In un giorno sì gaio le Auguro molti anni di vita spesi nel servizio e nell’Amore di Dio , e poi un’eternità di gioia e di contento lassù nel Regno dei Cieli .
“ Questi Auguri forse le faranno impressioni , perché diversi dagli altri che riceverà in questo giorno ; ma che vuole ! Io scrivo secondo quello che detta il cuore .
Però sono sicuro che lei si degnerà di accettarli e riguardarli come verace manifestazione dell’animo mio ” .
Nel frattempo Vincenzino si affrettava di mettere amici e parenti a parte del sospirato consenso avuto dal padre per rendersi Cappuccino .
 

FINE DELLA PARTE OTTAVA - A -

LAUS DEO .

Pax et Bonum

Francesco di Santa Maria di Gesù
Terziario Francescano
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FONTE : PADRE SAMUELE CULTRERA OFM CAPPUCCINO
Da Monello Santo - Vincenzino Diliberto
II Edizione EDIZIONI PAOLINE 1959