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venerdì 8 gennaio 2016

ATTORNO ALL'ALTARE CON SAN FRANCESCO D'ASSISI - PARTE SESTA.



Lettera al Capitolo Generale 
e a tutti i Religiosi dell’Ordine 

Nel nome della somma Trinità e della santa Unità, del Padre del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. 
A tutti i reverendi e carissimi frati; al ministro generale dell’Ordine dei Minori, suo signore; agli altri ministri generali che verranno dopo di lui, e a tutti i ministri custodi e sacerdoti della medesima fraternità umili in Cristo, e a tutti i frati semplici e obbedienti, primi e ultimi: Frate Francesco, uomo dappoco e caduco, vostro piccolo servo, augura salute in Colui che ci ha redenti e lavati col suo Sangue prezioso; in Colui che voi, appena ne ascoltate il nome, dovete adorare con timore e rispetto, prostrati fino a terra: il suo nome è Signore Gesù Cristo, Figlio dell’Altissimo: che è benedetto nei secoli. Amen. 
Prego tutti voi, fratelli baciandovi i piedi con tutta la carità che posso, di manifestare tutta la riverenza e tutto l’onore che potrete al Corpo e Sangue del nostro Signore Gesù Cristo, nel quale tutte le cose, in cielo e in terra, sono rappacificate e riconciliate con l’Onnipotente Dio. 
Prego tutti voi, fratelli, baciandovi i piedi con tutta che appartengono, apparteranno e vogliono appartenere all’Altissimo, che ogni qualvolta vorranno celebrare la Messa, si rendano puri e compiano con purezza e riverenza il vero sacrificio del santissimo Corpo e del Sangue del nostro Signore Gesù Cristo, con santa e casta intenzione, non per alcuna ragione terrena, né per timore o amore di alcun uomo, quasi per piacere agli uomini. Ma tutta la volontà, per quanto aiuta la grazia dell’Onnipotente, sia diretta a lui, desiderando di piacere al solo sommo Signore, perché egli solo opera ivi, come a lui piace. Infatti, poiché il Signore medesimo dice: Fate questo in memoria di me, se alcuno facesse diversamente, diventerebbe un altro Giuda traditore; e si fa reo del Corpo e del Sangue del Signore. 
Ricordatevi, fratelli miei sacerdoti, quanto è scritto nella legge di Mosè, che chi trasgrediva anche nelle cose solo corporali, senza nessuna misericordia moriva per sentenza del Signore. Quanto maggiori e peggiori supplizi merita di soffrire chi avrà calpestato il Figlio di Dio, e avrà osato di profanare il sangue del testamento, nel quale è stato santificato, recando oltraggio allo Spirito di Grazia? 
E l’uomo disprezza veramente, profana calpesta l’Agnello di Dio quando, come dice l’Apostolo, non distinguendo e non discernendo il santo pane di Cristo da altri cibi o da opere indegne, lo mangia senza esserne degno, oppure, pur essendo in stato di grazia, se ne ciba senza riverenza e profitto; poiché il Signore dice per bocca del Profeta: Maledetto l’uomo che compie l’opera di Dio con mala fede. 
E i sacerdoti che non vogliono applicare il cuore a questo, egli li condanna dicendo: Io maledico le vostre benedizioni. 
Ascoltate, fratelli miei: se la beata Vergine Maria è onorata ( ed è giusto ), perché lo portò nel suo grembo santissimo; se il beato Giovanni Battista tremò e non osò toccare il capo di Dio; se il sepolcro, nel quale giacque per breve tempo, è venerato: quanto deve essere santo e giusto e degno chi tocca con le sue mani e prende in cuore e in bocca, e offre agli altri affinché lo ricevano, la vittima non destinata alla morte, ma alla vita eterna e alla gloria, e che gli Angeli desiderano di guardare?  
Contemplate, fratelli sacerdoti, la vostra dignità e siate santi, perché egli stesso è santo. E come sopra tutti, a cagione di questo mistero, vi ha onorati il Signore Dio, così anche voi, a causa di questo mistero, amatelo, veneratelo e onoratelo più di tutti gli altri. Grande miseria e miseranda debolezza sarebbe se avendo presente così lui stesso, vi curaste di qualsiasi altra cosa in tutto il mondo. Ogni uomo tema, tutto il mondo tremi ed esulti il cielo quando sull’altare, tra le mani del sacerdote, si trova Cristo Figlio del Dio vivo.  
O mirabile altitudine! O stupenda degnazione! 
O sublimità umile, che il Signore dell’universo, Dio e Figlio di Dio, si umili così, da nascondersi per la nostra salute sotto la modesta figura del pane! 
Vedete, fratelli, l’umiltà di Dio, ed effondete davanti a lui i vostri cuori, e umiliatevi, affinché anche voi siate esaltati da lui. Quindi non conservate nulla di vostro, affinché interamente vi accolga chi dà tutto se stesso a voi. 
Inoltre ammonisco ed esorto nel Signore, che nei luoghi in cui dimorano i frati, si celebri una sola volta al giorno la Messa, secondo i riti della Santa Chiesa. Se però in quel luogo vi fossero diversi sacerdoti, sia contento, per amore della carità, l’uno di aver ascoltato la celebrazione dell’altro; perché il nostro Signore Gesù Cristo sazia gli assenti come i presenti, che sono degni di lui. E pur potendo trovarsi in più luoghi, egli rimane invisibile e non subisce nocumento, ma essendo uno e vero, opera come gli piace con Dio Padre e con lo Spirito Santo Paraclito, nei secoli dei secoli. Amen. E poiché chi è da Dio, ascolta le parole di Dio, anche noi, frati amatissimi, che siamo destinati agli spirituali uffici divini, dobbiamo soltanto ascoltare e fare quanto dice Dio, ma anche non per poter intuire l’altitudine del nostro Creatore nel cuore, e per avere una migliore comprensione di lui, dobbiamo aver cura dei tabernacoli e di tutti gli altri oggetti del culto che contengono le sue sante parole. Perciò ammonisco tutti i miei fratelli, e li esorto in Cristo, che, ovunque troveranno scritte le divine parole, le venerino, e per quanto tocca a loro, se non sono collocate bene o se giacciono abbandonate in un luogo sconveniente, le raccolgano e ripongano, onorando in quelle parole il Signore che le ha pronunciate. Molte cose, infatti, vengono consacrate dalle parole di Dio, e in virtù delle parole di Cristo si compie il Sacramento dell’altare. 

A tutti i chierici 
Sul culto del Corpo del Signore e sul decoro dell’altare 

Noi chierici dobbiamo meditare tutti il grande peccato e l’ignoranza di certuni che riguardano al Santissimo Corpo e Sangue del nostro Signore Gesù Cristo, ed ai sacratissimi nomi e alle sue parole scritte che consacrano il suo Corpo. Noi sappiamo che non può esservi il suo Corpo, se prima non è consacrato dalla parola. Niente infatti, noi abbiamo e niente vediamo corporalmente, in questo mondo, dell’Altissimo, se non il suo Corpo e il Sangue, e i nomi e le parole per cui siamo stati creati e redenti dalla morte alla vita. 
Ora tutti coloro che amministrano così i santi misteri, meditano tra sé, specialmente coloro che li amministrano senza il dovuto rispetto, quanto siano poveri i calici, i corporali e i lini in cui sono sacrificati il Corpo e il Sangue del Signore nostro Gesù Cristo. Da molti è lasciato in luoghi miseri, e viene portato via miserevolmente, e indegnamente ricevuto e senza discrezione distribuito. Anche gli scritti con i suoi nomi e con le sue parole, a volte sono calpestati sotto i piedi; perché l’uomo animale non percepisce le cose di Dio. Non ci muovano a pietà tutte queste cose, mentre lo stesso pietoso Signore si abbandona alle nostre mani, e noi lo tocchiamo e lo prendiamo ogni giorno nella nostra bocca? Forse è ignoto che dobbiamo finire tra le sue mani? 
Di queste colpe, dunque, e delle altre, correggiamoci presto ed energicamente; e dovunque il Santissimo Corpo del Signore nostro Gesù Cristo è collocato e abbandonato in modo sconveniente, sia tolto di là, e riposto e ben custodito in un luogo prezioso. Così pure i nomi e le parole del Signore, ovunque si trovano in luoghi impuri, siano raccolti e riposti in un luogo onesto. E sappiamo che questo tutto lo dobbiamo soprattutto osservare, secondo i precetti del Signore e le costituzioni della santa madre Chiesa. E chi non farà questo, sappia che nel giorno del giudizio ne dovrà rendere ragione davanti al Signore nostro Gesù Cristo. E chi farà copiare questo scritto, affinché possa essere meglio osservato, sappia che egli è benedetto dal Signore. 


A tutti custodi …

Vi prego, più che se vi pregassi per me stesso, di supplicare, quando vi parrà conveniente e utile, umilmente i chierici di venerare sopra ogni altra cosa il Santissimo Corpo e Sangue del Signore Gesù Cristo, e i santi nomi e le sue parole scritte, le quali consacrano il Corpo suo. I calici, i corporali, gli ornamenti dell’altare e tutto quanto occorre per il sacrificio debbono essere tenuti come cose preziose. Se in qualche luogo il Santissimo Corpo del Signore fosse conservato troppo poveramente, sia da loro riposto, secondo la disposizione della Chiesa, in un luogo prezioso, sia custodito e portato con grande venerazione e dato agli altri con discrezione. Anche gli scritti contenenti nomi e parole di Dio, ovunque vengano trovati in luoghi indecenti, siano raccolti e collocati in un luogo decoroso. In ogni vostra predicazione, ricordate al popolo di far penitenza, e che nessuno può essere salvo, se non ricevendo il Santissimo Corpo e il Sangue del Signore. E quando dal sacerdote è immolato sull’altare e viene trasferito in qualche parte, tutta la gente, inginocchiandosi, renda lode, gloria e onore al Signore Dio vivo e vero. 
Riguardo alla lode, insegnate e predicate che ad ogni ora e al sonare delle campane sempre da tutto il popolo siano rese lodi e grazie all’Onnipotente Dio per tutta la terra. 


Ai governanti dei popoli 

A tutti i podestà e consoli, ai giudici e ai rettori ovunque sulla terra,e a tutti gli altri ai quali giungerà questa lettera, fra Francesco, vostro piccolo e spregevole servo del Signore, augura a voi tutti salute e pace. 
Vi consiglio, signori miei, caldamente, a lasciare in disparte ogni cura e preoccupazione, e a ricevere di buona volontà il Santissimo Corpo e il Santissimo Sangue del Signore nostro Gesù Cristo in sua santa memoria. In risposta all’onore che è stato conferito a voi dal popolo, questo onore dovete conferire al Signore: ogni sera dovete ricordare per mezzo di un messaggero, o con qualche altro segno, che tutto il popolo deve rendere lode grazie all’Onnipotente Signore Dio. E se non farete questo, sappiate che dovrete renderne ragione nel giorno del giudizio davanti al Signore, vostro Dio, Gesù Cristo. Coloro che terranno presso di sé questo scritto e lo osserveranno, sappiano di essere benedetti dal Signore Dio. 


FONTE: Luciano Canonici - Francescano, 
Attorno all’altare con San Francesco d’Assisi. 
Edizioni FIAMMA NOVA ROMA 1968. 


LAUS  DEO

Pax et Bonum


Francesco di Santa Maria di Gesù
Terziario Francescano 

domenica 27 dicembre 2015

ATTORNO ALL'ALTARE CON SAN FRANCESCO D'ASSISI - PARTE QUINTA.




Lettera a tutti fedeli 

A tutti i cristiani, religiosi, chierici e laici, uomini e donne, a tutti coloro che abitano nel mondo intero, frate Francesco, loro servo e suddito, manda ossequio riverente, e invoca dal cielo vera pace e sincera carità nel Signore. 
Essendo io di tutti servo, sono tenuto a servire tutti e a diffondere le fragranti parole del Signore. Quindi con la mente considerando ch’io non posso personalmente per la infermità e debolezza del corpo mio visitare ciascuno, mi son proposto con la presente lettera e messaggio, di riferire le parole del nostro Signore Gesù Cristo, il quale è il Verbo del Padre e le parole dello Spirito Santo le quali sono spirito e vita. 
Questo Verbo del Padre tanto degno, tanto Santo e tanto Glorioso, lo annunziò l’Altissimo Padre che dovesse venire dal cielo, per bocca del suo Santissimo Angelo Gabriele, alla Santissima e Gloriosissima Vergine Maria, dall’utero della quale prese la vera carne della nostra umanità e fragilità. Questi essendo ricco sopra ogni cosa, volle con la sua Beatissima Madre eleggere la povertà. E vicino al tempo della sua passione volle celebrare la Pasqua con i suoi discepoli. E pigliando il pane e avendo reso grazie e benedettolo, lo spezzò e lo diede ai suoi discepoli dicendo: << Pigliate e mangiate, questo è il Corpo mio >>. E pigliando il calice disse: << Questo è il Sangue mio del nuovo Testamento, il quale per voi e per molti sarà sparso e versato in remissioni dei peccati >>. 
Di poi pregò il Padre dicendo: << Padre sia fatta la volontà tua, non come io voglio, ma come vuoi tu >>.  
La volontà del Padre fu tale che il suo Figlio Benedetto e Glorioso, che egli ci ha dato, offrì se stesso il proprio Sangue, Sacrificio e Ostia, sull’altare della Croce, non per sé, per il quale tutte le cose sono fatte, ma per i nostri peccati, lasciando l’esempio acciò seguiamole sue vestigia, e lo riceviamo con puro cuore e casto corpo. Ma pochi sono che vogliono riceverlo e per lui essere salvati, benché il gioco suo sia soave e il peso suo leggero. 
Coloro che non vogliono gustare come sia soave il Signore, non volendo adempiere i Comandamenti di Dio, sono maledetti, di loro dice il Profeta: Maledetti quelli che si discostano dai tuoi Comandamenti. Ma, oh, quanto beati e benedetti sono quelli cha amano Dio, e fanno come il Signore stesso dice nell’Evangelo: Ama il tuo Signore con tutto il cuore tuo e con tutta l’anima tua, e il prossimo tuo come te stesso. Amiamo dunque Dio e adoriamolo con puro cuore e con pura mente, perché egli sopra ad ogni cosa cerca questo quando dice: I veri adoratori adoreranno il Padre in Spirito e Verità. E’ necessario che tutti quelli che l’adorano, l’adorino in Spirito e Verità. E diciamogli laude e orazioni giorno e notte dicendo: Padre nostro che sei nei cieli, perché è necessario sempre pregare e non stancarsi. 
Dobbiamo anche confessare al Sacerdote ogni peccato e da lui ricevere il Corpo e il Sangue del nostro Signore Gesù Cristo, perché il Signore dice: Chi non mangia la Carne mia e non beve il mio Sangue non può entrare nel regno di Dio. Degnamente però lo mangi e lo beva, perché chi lo riceve indegnamente mangia e beva il proprio giudizio, non giudicando il corpo del Signore, cioè non discernendolo dagli altri cibi. Facciamo ancora degni frutti di penitenza,e amiamo i nostri prossimi come noi medesimi. 
E se alcuno non vuole o non li può amare come se medesimo, almeno non faccia loro male; ma faccia loro del bene… 
Dobbiamo anche visitare le chiese frequentemente e riverire gli ecclesiastici, non tanto per loro che possono essere peccatori, ma per l’ufficio e il ministero del Santissimo Corpo e Sangue del nostro Signore Gesù Cristo che essi sacrificano sull’altare o ricevano e amministrano agli altri. E sappiamo tutti fermamente che nessuno può essere salvo se non per il Sangue del nostro Signore Gesù Cristo e per le sante parole di Dio, che i chierici dicono e annunciano e amministrano: ed essi soli debbono amministrare e non altri. Specialmente i religiosi, i quali hanno rinunciato al secolo, sono tenuti a fare ancora cose maggiori, ma non a lasciare queste. 
E tutti quelli che non fanno penitenza e non ricevono il Corpo e il Sangue del nostro Signore Gesù Cristo, ma operano vizi e peccati, e vanno dietro la mala concupiscenza e i mali desideri e non osservano quelle cose che hanno promesse e servono al mondo corporalmente e ai desideri carnali e alle cure e sollecitudine di questo secolo e con la mente servono al diavolo, ingannati da lui, del quale sono figliuoli e fanno le opere sue, son ciechi, perché non vedono il vero lume, cioè il Signore nostro Gesù Cristo. 
Questi non hanno la vera sapienza spirituale, perché non hanno in loro il Figlio di Dio, il quale è la era Sapienza del Padre. 

FONTE: Luciano Canonici - Francescano, 
Attorno all’altare con San Francesco d’Assisi. Edizioni FIAMMA NOVA ROMA 1968. 


LAUS  DEO

Pax et Bonum


Francesco di Santa Maria di Gesù
Terziario Francescano 

venerdì 25 dicembre 2015

NATALE DEL SIGNORE 2015.




AUGURI DI SERENO NATALE

Pace e Bene

Francesco di Santa Maria di Gesù
Terziario Francescano

domenica 20 dicembre 2015

ATTORNO ALL'ALTARE CON SAN FRANCESCO D'ASSISI - PARTE QUARTA.



Gli scritti di San Francesco sull’Eucaristia 
( raccolta antologica ) 



Questa raccolta 


Dagli scritti di San Francesco, noi abbiamo scelto soltanto i brani più significativi che riguardano l’Eucaristia, che del resto, come abbiamo fatto notare, è il tema su cui il Santo torna più frequente. Quelli da noi scelti non sono gli scritti ufficiali o burocratici ( come le regole ); ma i più intimi: le lettere, le ammonizioni, il suo testamento spirituale. C’è dentro la sua voce viva, il suo desiderio di dialogo con tutto il mondo e con ognuno di noi. 
Oltre ad aver presentato San Francesco come santo dell’Eucaristia ed averne sintetizzato il pensiero, ci è sembrato necessario metter ognuno a contatto immediato con la sua parola, per una lettura ed una meditazione personale. 
Soprattutto i suoi figli spirituali ed i suoi amici non dovrebbero fare a meno di questa presa di contatto, proprio per potersi misurare con lui e poter verificare quanto lo segue e quanto gli somiglia, almeno nelle cose fondamentali: e la fede e la venerazione per l’Eucaristia e senz’altro fondamentale nella vita del cristiano, soprattutto quando fosse indispensabile una messa a punto con inesattezza o errori di pensiero e di atteggiamento. 
Abbiamo seguito quest’ordine: lettere, ammonizioni, testamento.
Non abbiamo elementi sicuri per datare questi scritti. Accenniamo a quelli a quelli riportati, dandone la datazione più probabile: 
a) Lettera a tutti i fedeli ( la maggioranza la pone tra il 1215 ed il 1223; io penso piuttosto al 1224-25 ); 
b) Lettera a tutti i chierici ( forse 1226 ); 
c) Lettera al Capitolo generale ( non ci furono capitoli generali dal 1223 al 1227; ma forse fu scritta anche questa verso il 1225-26, in occasione di qualche << capitolo >> particolare, quando San Francesco era giunto alla fine della sua vita ); 
d) Lettera ai governanti ( è anteriore alla precedente inviata al Capitolo; comunque risulta scritta dopo il 1223 ); 
e) Lettera a tutti i custodi ( verso il 1223 ). Siccome San Francesco stesso precisa di aver scritto le lettere ( e non soltanto quella ai fedeli ), quando non poteva recarsi di persona a comunicare il suo pensiero, io ritengo che tutte siano state scritte negli ultimi due anni della sua vita, 1224-26. 
f) Ammonizioni. Impossibile datarle. Sono raccomandazioni che il Santo ripeteva spesso ai suoi frati o ai fedeli. Forse sono state raccolte da altri, dalla viva vocedel Fondatore. Noi ne abbiamo riportate soltanto due: quelle che interessano direttamente l’insegnamento sulla Eucaristia e il rispetto del sacerdote. 
g) Testamento. Scritto come documento spirituale, per aiutare i suoi frati ad << osservare più fedelmente la Regola >>. Databile agli ultimi mesi della sua vita, settembre-ottobre 1226. 

La traduzione è fatta sull’edizione Quaracchi ( Opuscula sancti Patris Francisci, Quaracchi 1949 ). 
Sono state consultate anche le edizioni italiane: 
a) Gli scritti di San Francesco d’Assisi e i Fioretti, a cura di Augusto Vicinelli, Milano ( Mondadori ), 1995; 
b) Tutti gli scritti di San Francesco seguiti dai Fioretti, a cura di Henry Furst, Milano ( Longanesi ), 1951; 
c) Gli scritti di San Francesco d’Assisi, introd. E note di V. Facchinetti, testo riveduto e aggiornato da Fr. Giacomo Cambelli O.f.m., Milano ( Vita e Pensiero ) 1967. 
Inoltre l’edizione francese: Les Ecrits de Saint François d’Assise, Paris, 1955. 
Per le lettere a tutti i fedeli e ai reggitori di popoli, si può utilmente consultare il libro di Silvio Antonio Riva: Lettere di San Francesco agli uomini di oggi, Brescia ( Ed. Franciscanum ), 1961. 
Per un approfondimento più ampio sul tema da noi trattato, vedere: L’Eucaristia nella Spiritualità francescana, nella serie << Quaderni di Spiritualità francescana >>, n. 3, pp. 148, S. Maria degli Angeli, Assisi 1962. 
Per una visione completa dell’argomento e i suoi addentellati, si possono utilmente consultare, nella stessa collana di << Quaderni >>, anche quelli dedicati a: 
-  Gesù Cristo nella Spiritualità francescana; 
- Il Sacerdote nella Spiritualità francescana. 


FONTE: Luciano Canonici - Francescano, 
Attorno all’altare con San Francesco d’Assisi. 
Edizioni FIAMMA NOVA ROMA 1968. 


LAUS  DEO

Pax et Bonum


Francesco di Santa Maria di Gesù
Terziario Francescano 

lunedì 14 dicembre 2015

ATTORNO ALL'ALTARE CON SAN FRANCESCO D'ASSISI - PARTE TERZA.




III - Sintesi teologica sull’Eucaristia 


Gli scritti di San Francesco ci offrono per intero e per esteso la dottrina teologica sull’Eucaristia: l’istituzione, il << memoriale della Morte e della Risurrezione del Signore >> ( cfr anche Sacr. Concilium, 47 ), il sacrificio di Cristo, la presenza reale e il Pane di vita eterna. Il Santo insiste sulle condizioni per ricevere il Corpo di Cristo e su quelle per amministrarlo degnamente: da qui, il sommo rispetto per i sacerdoti, per le chiese, per la Sacra Scrittura. 

Vediamo nei particolari questi insegnamenti.
 

a) Istituzione dell’Eucaristia. 
Nella lettera a tutti i fedeli, viene ripetuta la descrizione dell’ultima cena, con le parole del Vangelo ( soprattutto di San Matteo ) e del Canone della Messa.
 

b) Memoriale del Signore. 
Nella lettera al Capitolo Generale, è ricordato: << Ha detto Egli stesso: “ Fate questo in memoria di me ”; se qualcuno agisse diversamente, diventerebbe un altro Giuda traditore, e si renderebbe colpevole verso il Corpo e il Sangue del Signore >> . Un richiamo simile è nella lettera ai governanti. 
Nel commento al Pater noster, San Francesco chiede come << pane nostro quotidiano >> al Padre: << il diletto Figlio tuo, Signore nostro Gesù Cristo… perché possiamo ricordare e capire e onorare l’amore che Egli ebbe per noi, e tutto ciò che per noi disse, fece, sopportò >>. 
Ecco, dunque, l’Eucaristia << memoriale >> perenne di tutta la vita del Cristo per noi, è centro della vita cristiana. 
 

c) Sacrificio di Cristo. 
Del sacrificio di Cristo, rinnovato sull’altare dal sacerdoti, parla nella lettera a tutti i fedeli; nella lettera al Capitolo generale, in cui è posto l’accento sul fatto che << Egli solo opera in questo mistero, come a Lui piace >>; e che il merito e il valore della Santa Messa si estendono ed applicano ai << presenti ed assenti che ne sono degni >> . 
 

d) Gesù Eucaristia esempio di umiltà. 
Nelle Ammonizioni, San Francesco invita a considerare l’umiltà del Figlio di Dio che, dopo essersi umiliato nell’Incarnazione, << viene a noi tutti i giorni sotto apparenze umili; tutti i giorno discende dal seno del Padre sull’altare, tra le mani del sacerdote >>. Un inno a questa sublime degnazione è contenuto nella lettera al Capitolo generale.
 

e) Presenza reale.  
L’Eucaristia è << la sola cosa che noi in questo mondo abbiamo corporalmente dell’Altissimo >>. 
Questa presenza reale è affermata e confessata in continuazione da San Francesco: nella lettera ai chierici; nella lettera al Capitolo generale; nel Testamento; nelle Ammonizioni. 
Si può, anzi dire che questa è la realtà che maggiormente entusiasma il Santo, lo invita alla devozione per le chiese, e per i sacerdoti. Da questo insegnamento, avranno origine anche molte forme della devozione eucaristica di tutti i francescani. Nella lettera a tutti i fedeli, s’insiste sulle visita: << Dobbiamo fare frequenti visite nella chiesa >>.
 

f) Rispetto per l’Eucaristia. 
Dalla fermezza di fede nel mistero eucaristico e nella presenza reale, consegue l’altissimo rispetto che se en deve avere: << Io voglio che questi santissimi misteri siano onorati e venerati al di sopra di ogni altra cosa e che siano riposti in luoghi preziosamente ornati ( Testamento ). 
La stessa povertà francescana, a questo riguardo, deve essere proposta, poiché non si tratta più dei frati, ma del Signore dell’universo ( Lettera ai custodi ). 
Ma il rispetto esterno sarebbe soltanto ipocrisia, se non fosse accompagnato o non fosse originato dalla purezza interiore di chi riceve nel proprio corpo il corpo di Cristo ( Lettera ai fedeli ), o da chi lo consacra e lo amministra ( Lettera al Capitolo generale ).
 

g) Condizioni per amministrare e ricevere l’Eucaristia.  
Il discorso di San Francesco si fa più insistente, quando si rivolge ai sacerdoti che debbono consacrare ed amministrare l’Eucaristia o ai fedeli che la ricevano. 
E’ necessaria non soltanto la grazia abituale, ma anche la speciale grazia che faccia distinguere con attenzione e devozione il cibo eucaristico da ogni altro cibo: << Tutti coloro che videro il Signore Gesù Cristo nella sua umanità, e non videro né credettero, non ubbidendo alla voce del Divino Spirito, che Egli era il vero Figlio di Dio, sono condannati. Così, ora, tutti coloro che vedano il Sacramento del Corpo di Cristo, che viene consacrato per mezzo delle parole del Signore sull’altare, dalle mani del sacerdote, sotto le specie del pane e del vino, e non credono, ubbidendo alla voce del Divino Spirito, che sia veramente il Corpo e il Sangue del Signore Gesù Cristo, sono condannati >> ( Ammonizioni ). 
<< Badiamo, quanti siano chierici, di evitare il grande peccato e l’ignoranza che alcuni hanno intorno al Santissimo Corpo e Sangue del Signore nostro Gesù Cristo… 
Tutti quelli, poi, che amministrano così sacrosanti misteri, e specialmente coloro che li amministrano senza il dovuto rispetto, considerano tra loro quanto poveri siano i calici, i corporali, i lini che vengono usati per la consacrazione del Corpo e del Sangue del Signore nostro Gesù Cristo: il quale è lasciato da molti in luoghi indegni, viene portato per via in modo lacrimevole, viene consumato senza le dovute disposizioni e amministrato senza riverenza >> ( Lettera a tutti i chierici ). 
Ai fedeli pure va il richiamo: << L’uomo disprezza, contamina e calpesta l’Agnello di Dio, quando - come dice l’Apostolo - non distinguendo nel suo giudizio né discernendo il Santo Pane del Cristo dagli altri cibi o azioni, lo mangia con leggerezza e senza le dovute disposizioni. Dice infatti, il Signore per bocca del Profeta ( Ger. 48, 10 ): << Maledetto colui che compie con frode l’opera del Signore >> ( Lettera a tutti i chierici ).
 

h) Preparazione alla comunione. 
Perché la comunione sia devota ed efficace, e produca quindi i frutti voluti da Cristo, è necessario lo stato di grazia ( Ammonizioni ); la fede e la devozione, la purezza di cuore e d’intenzione ( Lettera ai fedeli; e Lettera al Capitolo Generale ); ed inoltre una abituale santità o almeno un costante proposito di tendere verso la santità ( Lettera al Capitolo generale ). 
Da qui, l’insistenza sulla confessione sacramentale e sulla contrizione abituale: << I frati non debbono omettere di ricorrere ai Sacerdoti, poiché la potestà di legare e di sciogliere è stata accordata soltanto ai sacerdoti. Così contriti e confessati, essi riceveranno il Corpo e il Sangue del Signore nostro Gesù Cristo, con molta umiltà e venerazione, ricordando ciò che dice il Signore stesso: Chi mangia la mia Carne e beve il mio Sangue ha la vita eterna; fate questo in memoria di me >> ( Ammonizioni XX ). 
E nella Lettera ai fedeli: << Noi dobbiamo confessare al sacerdote tutti i nostri peccati, e ricevere da lui il Corpo e il Sangue del Signore nostro Gesù Cristo >>. 
Né basta un semplice atto di penitenza, ma è necessario vivere in uno stato di pentimento abituale, apportando in continuazione frutti degni di penitenza nel distacco del peccato: << Ora, tutti coloro che non vivono nella penitenza e non ricevono il Corpo e il Sangue del Signore nostro Gesù Cristo; ma si danno ai vizi e ai peccati; che seguono la propria concupiscenza e i loro cattivi desideri; che non osservano quanto hanno promesso; coloro il cui corpo è schiavo del mondo, dei desideri carnali, delle preoccupazioni e sollecitudini secolari, schiavi del diavolo che l’inganna ( essi infatti sono suoi figli e compiono le sue opere9: tutti costoro sono dei ciechi, poiché non vedono la vera luce, il Signore nostro Gesù Cristo >> ( ibid. ).
 

i) Rispetto per i sacerdoti.
Strettamente collegato con la venerazione per l’Eucaristia, San Francesco inculca in tutti i suoi scritti il più alto rispetto per i sacerdoti, dei quali non vuole considerare la vita privata, ma soltanto la dignità eccelsa di ministri dell’Eucaristia. Forse nessun altro Santo ha tanto insistito su questo concetto: eppure egli, per umiltà, non volle essere consacrato sacerdote! E c’è anche da considerare quale disistima verso i sacerdoti era diffusa nel periodo storico in cui egli visse. 



l) Il sacramento dell'Amore.
Per San Francesco, l’Eucaristia non è soltanto questione di fede; ma è principalmente questione di vita. L’uomo diventa abitazione di Dio, viene inserito nella vita divina ( Lettera a tutti i fedeli ). Anzi, al momento della comunione, lo Spirito Santo, presente con la grazia, accoglie Gesù nell’anima del fedele ( Ammonizioni ). Inseriti nella vita divina, dobbiamo amarci come fratelli e figli dello stesso Padre ( Lettera a tutti i fedeli ). 
L’Eucaristia deve essere veramente il simbolo e la forza d’unione della comunità. Per questo, nella Lettera al Capitolo generale, San Francesco insiste che nelle chiese francescane ci sia l’unica Messa della comunità, per sentirsi tutti partecipi della stessa mensa e quindi totalmente fusi: un cuore solo, un’anima sola ( Lettera al Capitolo generale ). 
Il quadro è completo; San Francesco ci si presenta così non solo fortemente basato sulla migliore tradizione dogmatica della Chiesa Cattolica, ma anche aperto all’insegnamento che nessuna revisione e nessun aggiornamento teologico potrà rinnegare. 
Tanto vero, che anche oggi noi possiamo riprendere in mano i suoi scritti e riscontrare la perfetta consonanza con i decreti del Concilio Vaticano II e con il magistero di tutti i Papi, fino a Paolo VI. 
E, del resto, la fedeltà all’insegnamento della Chiesa, la scrupolosità nel rispettarne i riti, sia nella celebrazione eucaristica che nella recita dell’Ufficio Divino, è un altro dei punti su cui San Francesco ha particolarmente insistito. 
 


MOMENTI DI RIFLESSIONE 
1. Quali sono i punti fondamentali dell’insegnamento eucaristico di San Francesco? 
2. Quali altri insegnamenti sono dati da San Francesco, che abbiano rapporti diretti o indiretti con l’Eucaristia? 
3. Quali conclusioni pratiche potresti tirare per la tua vita spirituale dagli insegnamenti di San Francesco? 

FONTE: 
Luciano Canonici - Francescano, 
Attorno all’altare con San Francesco d’Assisi. 
Edizioni FIAMMA NOVA ROMA 1968. 


LAUS  DEO

Pax et Bonum


Francesco di Santa Maria di Gesù
Terziario Francescano 

martedì 8 dicembre 2015

ATTORNO ALL'ALTARE DI SAN FRANCESCO D'ASSISI - PARTE SECONDA.




II - L’Eucaristia 
preoccupazione fondamentale 


Il Dio con noi 

Non avremmo davanti San Francesco in tutta la sua grandezza e spiritualità, se trascurassimo - come, purtroppo, la maggioranza dei biografi ha fatto - il suo impegno di parlare e di scrivere a tutti, di ripetere in ogni circostanza la sua esperienza mistica e di invitare gli altri a fare altrettanto. 
Mentre ai fedeli in genere ( o, forse, in particolare ai Penitenti che, pur restando nelle loro case, avevano deciso di seguire le sue indicazioni ) scrisse una sola lettera, per i suoi frati, per i suoi intimi, impegnò molto maggior tempo e carta. Alle due Regole note ( quella del 1221 e quella del 1223 ) potremmo aggiungere soprattutto la raccolta di Ammonizioni, che forse il Santo non ha mai scritto ( almeno come raccolta sistematica ), ma che erano l’argomento delle sue quotidiane conversazioni con i frati, e rappresentano senz’altro il sustrato della Regola stesso, e di tutto il pensiero e il messaggio di San Francesco. 
Il fatto che esse ci siano state conservate dalle più antiche raccolte di Fonti Francescane ( almeno dall’anno 1245 ) sta a documentare non solo la genuinità della provenienza e l’importanza che ad esse dettero i primi frati, ma anche la volontà del Padre perché fossero tenute nel debito conto. 
Di contro alle Regole ( testi ufficiali e giuridici, con rimaneggiamenti esterni voluti dall’autorità ), le Ammonizioni restano, dunque, la voce più immediata tra Padre e Maestro. Vediamo le linee fondamentali. 
Alla base della fede e dell’insegnamento di San Francesco, come dicevano, è la realtà dell’Incarnazione del Figlio di Dio e della sua Presenza reale nell’Eucaristia. 
Ne parla nelle Regole ( soprattutto nel cap. XX della prima ); nella lettera a tutti i fedeli; interamente a questo argomento è dedicata la lettera a tutti i chierici; con insistenza ci tornerà nella lettera al Capitolo generale e a tutti frati; lo lascerà come sua estrema volontà nel Testamento; ad esso è dedicata la più lunga delle sue Ammonizioni, la prima: Del Corpo di Cristo. Qui il suo discorso diventa caldo, vivo, contemplativo e descrittivo: << Ecco, ogni giorno ( il Figlio di Dio ) si umilia, come quando dal trono regale discese nel seno della Vergine; ogni giorno egli viene a noi in umile sembiante; ogni giorno discende dal seno del Padre sull’altare nelle mani del sacerdote. E come apparve ai Santi Apostoli nella vera Carne, così anche ora si mostra a noi nel Pane Consacrato; e come essi con la vita corporale vedevano solo la sua carne, ma credevano ch’egli era Dio contemplandolo con gli occhi dello Spirito, cos’ anche noi, vedendo con gli occhi del corpo il pane e il vino, dobbiamo vedere e credere fermamente che il suo santissimo Corpo e Sangue è vivo e vero. In tal modo il Signore è sempre coi suoi fedeli, come dice egli stesso: Ecco, io sono con voi sino alla fine del mondo ( Mt. XXVIII, 20 ) >>. 
Tornerà poi, nelle beatitudini, ad esaltare chi rispetta i chierici perché amministrano il Corpo di Cristo. 
Altra testimonianza della continua sollecitudine di San Francesco per i suoi figli è la lettera che, verso la fine della sua vita ( probabilmente dopo le stimmate ), inviò al Capitolo e a tutti i suoi frati. 
Torna pressante l’invito alla lode costante di Dio, all’ascolto devoto della sua parola, al rispetto per l’Eucaristia; ed abbiamo qui meglio che in altre pagine l’esaltazione lirica del sacerdote, ministro del Corpo e del Sangue di Cristo. Una nota che riesce solo ora, dopo il Concilio Vaticano II, a comprendersi bene è quella di avere un’unica celebrazione quotidiana della Messa nei Conventi, per poter riunire tutti, sacerdoti e fratelli, attorno all’unico altare e all’unico Sacrificio.



L’Eucaristia e la Sacra Scrittura 

Unito al rispetto per l’Eucaristia è quello per la Sacra Scrittura; pensiero costante di Francesco, nelle Regole, nel Testamento, nelle Ammonizioni, oltre che in questa lettera: << Raccomando a tutti i miei frati, esortandoli nel nome di Cristo, che, dovunque troveranno scritte le divine parole, le venerino come possono, e per quanto tocca a loro, se non fossero ben collocate o giacessero abbandonate in un luogo indegno, le raccolgano e conservino, onorando in quelle parole il Signore che le ha profferite. Molte cose infatti vengono santificate dalle parole di Dio ( I Tim. IV, 5 ), e proprio in virtù delle parole di Cristo si compie il Sacramento dell’Altare >> ( Lettera al Capitolo Generale ). 
In un’altra lettera a tutti i custodi, oltre al richiamo costante sull’Eucaristia, c’è una novità, di cui sembra abbia poi avuto origine il suono della campana al tramonto: << Per ciò riguarda la lode ( di Dio ), insegnate e predicate che, ad ogni ora e al suonare delle campane, sempre da tutto il popolo siano rese lodi e grazie all’Onnipotente Iddio su tutta la terra >>. 
Il valore e la novità dell’esortazione si comprendono meglio se messi in rapporto con quanto troviamo nella lettera ai governanti: << Cercate che sia molto onorato il Signore dal popolo che vi è stato affidato, e perciò ogni sera fate ricordare o per mezzo di un messo o con qualche segno al popolo tutto, di rendere lode e grazie al Signore Iddio >>. 
Con i governanti, San Francesco non fa politica; anzi, accenna nemmeno alle realtà terrestri; fa soltanto richiami all’umiltà, alla penitenza, alla frequenza devota dei sacramenti. Termina così: << E se non lo farete, sappiate che dovrete rendere ragione davanti al Signore Iddio vostro Gesù Cristo, nel giorno del giudizio >>.


MOMENTI DI RIFLESSIONE 

1. Quale importanza hanno gli SCRITTI di San Francesco, per approfondire i temi fondamentali della spiritualità francescana? 
2. Qual è la preoccupazione costante di San Francesco nell’educare e formare i suoi figli ad una vita veramente << cattolica >>? 
3. In quali scritti soprattutto San Francesco parla dell’Eucaristia?

FONTE: 
Luciano Canonici - Francescano, 
Attorno all’altare con San Francesco d’Assisi. 
Edizioni FIAMMA NOVA ROMA 1968. 


LAUS  DEO

  Pax et Bonum


Francesco di Santa Maria di Gesù
Terziario Francescano


 

giovedì 3 dicembre 2015

ATTORNO ALL'ALTARE CON SAN FRANCESCO D'ASSISI- PARTE PRIMA.



I - Francesco d’Assisi 
Santo dell’Eucaristia 


Dice Tommaso da Celano. . . 

L’Eucaristia è il centro della vita cristiana. Non c’è dunque da meravigliarsi se è al centro delle preoccupazioni e delle devozioni dei Santi, che sono stati i cristiani più veri. 
San Francesco d’Assisi è un esempio di questa devozione verso il Corpo del Signore. 
Frate Tommaso da Celano, che lo conobbe bene e ne scrisse la vita, ci dà queste informazioni: 
<< ( San Francesco ) ardeva di un fervore, che lo investiva tutto verso il sacramento del Corpo del Signore, e non riusciva a capacitarsi di una degnazione così affettuosa e di una carità così benevola. Riteneva grande vergogna non ascoltare ogni giorno almeno una santa Messa, se ne aveva la possibilità. Si comunicava spesso, e con tanta devozione da rendere devoti gli altri >> ( II Cel. 196 ). 
E seguita la descrizione del Santo che, commemorando il sacrificio di Cristo, offriva in sacrificio anche se stesso. La devozione per l’Eucaristia spingeva il Poverello a desiderare chiese ben adorne, altari ricchi, calici e pissidi preziose. E tributava riverenza ai sacerdoti, perché essi consacrano, toccano, distribuiscono il Corpo di Cristo. << Spesso diceva - Se mi capitasse d’incontrare nel medesimo tempo un santo disceso dal Cielo e un sacerdote poverello, riserverei il primo onore al sacerdote, correndo a baciargli le mani; e all’altro direi: Tu puoi ben attendere, San Lorenzo, perché le mani di costui accostano il Verbo di vita e possiedono una cosa che è al di là di ogni potere umano >> ( II Cel. 197 ). 


Il pensiero di San Francesco 

Ma il santo stesso, nei suoi vari scritti, ci ha tanto parlato dell’Eucaristia, che non abbiamo bisogno di altre testimonianze. Tentiamo ora di raccogliere i suoi principali insegnamenti, dando prima ad una rapida notizia sui suoi scritti stessi. 
San Francesco, non potendo raggiungere tutti con il suo apostolato personale, s’impegnò infatti a scrivere lettere alle varie categorie di persone. E c’è da notare che la preoccupazione centrale di questi scritti è la devozione, il rispetto, l’amore per il Santissimo Sacramento dell’Altare. 
Iniziamo con la lettera prima. Il documento è conosciuto come << Lettera a tutti i fedeli >>; ma nel più antico manoscritto è chiamato << opuscolo d’ammonizione e d’incoraggiamento >>. E si tratta in realtà di una regola di vita interiore, tanto che alcuni lo considerano come un abbozzo di Regola per i Penitenti ( quelli che si sarebbero poi chiamati Terziari Francescani ). Infatti il discorso è rivolto a chi ha promesso obbedienza al Signore; non può dunque dirigersi a tutti i fedeli indistintamente. 
Dopo un accenno alla santità del Verbo ( parola e rivelazione di Dio in Cristo ), San Francesco richiama all’osservanza dei comandamenti, all’amore di Dio e del culto, alla confessione. Alle parole della Bibbia, egli aggiunge sempre un suo commento; oppure svolge un suo pensiero rafforzando con citazioni bibliche. Digiuno spirituale e corporale, venerazione dell’Eucaristia, amore per i nemici, mansuetudine ed umiltà anche nel comandare, fuga della sapienza carnale: questi i pensieri fondamentali della lettera prima, che, del resto, torneranno insistenti anche nelle altre lettere e ammonizioni. 


L’uomo tempio di Dio 

Anche se si riferisce solo indirettamente all’Eucaristia, ecco una riflessione profonda di San Francesco: L’inserimento dell’uomo spirituale nell’atmosfera della grazia divina e della stessa famiglia di Dio gli esalta il cuore e la fantasia: << Tutti quelli che, operando in tal modo ( non sapienti e prudenti secondo la carne, ma piuttosto semplici, umili e puri ), persevereranno sino alla fine, avranno lo Spirito del Signore che riposerà su di essi ( Is. XI, 2 ), in essi farà dimora come in sua abitazione ( G. XIV, 23 ) e saranno figli del Padre Celeste ( Mt, V, 45 ) del quale fanno le opere, mentre sono sposi, fratelli e madri del Signore Nostro Gesù Cristo. 
Siamo sposi quando col vincolo dello Spirito Santo l’anima fedele è congiunta a Gesù Cristo; suoi fratelli, quando facciamo la volontà del Padre suo, che è nel Cielo ( Mt. XII, 50 ); madri sue, quando lo portiamo nel nostro cuore e nel corpo nostro, per virtù d’amore e di pura e sincera coscienza, e lo partoriamo per o delle buone opere, le quali devono illuminare gli altri con la forza dell’esempio. 
O che gloriosa, santa e grande cosa avere un Padre nei Cieli! O come è santo, bello e amabile l’avere nei cieli uno sposo! Come santo e gaudioso, gradito e ineffabile, pacifico, dolce, amabile e sopra ogni cosa desiderabile avere un tal fratello, che dètte l’anima sua per le sue pecore ( Gv. X, 15 ) e pregò il Padre per noi >>.


Lode perenne 

Dalla contemplazione della grandezza e della misericordia del Padre, deriva il motivo di lodarlo in continuazione. E qui abbiamo il pensiero che domina il Cantico delle creature: << Poiché egli ha tanto sofferto per noi, e ci ha dato tanti beni e tanti ce ne darà in avvenire, ogni creatura, che è sulla terra e nel mare e negli abissi, renda al Signore lode, onore e benedizione ( Apoc. V, 13 ); perché egli è la nostra virtù e la nostra fortezza, egli che solo buono ( Lc. XVIII, 19 ), solo altissimo, solo onnipotente e ammirabile, glorioso e solo santo, degno di lode e benedetto per l’infinità dei secoli >>.


Necessità della penitenza 

Una pagina di realismo crudo ( che nel Cantico sarà riassunta in pochi versi ) è quella che descrive il moribondo impenitente e che chiude la prima lettera: << Si ammala il corpo, la morte sta per giungere, vengono i parenti e gli amici a dire:<< Disponi i tuoi beni >>; frattanto la moglie e i figli del moribondo, i parenti e gli amici fingono di piangere. Guardandoli, egli si avvede che piangono e, suggestionato da un pensiero rovinoso e pensando tra sé, dice: Ecco io affido l’anima, il corpo e gli averi in tali mani! A ragione dice il Signore per bocca del profeta: Maledetto l’uomo che ripone la sua fiducia nell’uomo ( Ger. XVII, 5 ). 
Fanno venire tosto il sacerdote, e questi gli dice: - Vuoi ricevere l’assoluzione di tutti i tuoi peccati? - Risponde: Lo voglio. - Vuoi rendere soddisfazione di tutto il male fatto e di quanto hai frodato e tolto agli uomini, come ti è possibile con le tue sostanze? - Risponde: Ah no! - E il sacerdote: Perché no? - Perché ho già messo tutto nelle mani dei miei parenti ed amici. - E comincia a perdere l’uso della parola, e così quel misero se ne muore di amara morte. 
Sappiamo tutti che, ogniqualvolta ed in qualunque modo, un uomo muore in peccato mortale, senza aver riparato, pur potendo, il diavolo gli rapisce l’anima dal corpo con tanta angustia e strazio, quanto nessuno può sapere se non chi lo prova. E tutti i talenti, il potere, la scienza e la sapienza che egli credeva di possedere gli vengono tolti. Ed i parenti e gli amici prendono le sue sostanze, se le dividono e aggiungono anche: - Maledetta sia l’anima sua, perché poteva ben darci di più, e più accumulare di quanto ha radunato -. Intanto il corpo lo rodono i vermi. E così perde l’anima e il corpo in questo breve spazio di vita e va all’inferno, dove sarà tormentato eternamente >>. 


MOMENTI DI RIFELSSIONE 
1. Esamina una biografia di San Francesco, cercando di cogliere i momenti più interessanti della sua devozione all’Eucaristia. 
2. Ricerca gli episodi della devozione di San Francesco alla persona di Cristo; cerca, cioè, di documentare il suo << cristocentrismo >>. 
3. Indica i suggerimenti principali dati di San Francesco per ricevere con devozione e con frutto l’Eucaristia. 

FONTE: Luciano Canonici - Francescano, Attorno all’altare con San Francesco d’Assisi. Edizioni FIAMMA NOVA ROMA 1968. 


LAUS  DEO

Pax et Bonum


Francesco di Santa Maria di Gesù
Terziario Francescano