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lunedì 29 giugno 2015

LA SANTA DELL'EUCARISTIA GIULIANA FALCONIERI DELL'ORDINE DEI SERVI DI MARIA - PARTE NONA .

La Santa dell'Eucarestia 
Giuliana Falconieri 
dell'Ordine dei Servi di Maria 






Per 34 anni Giuliana aveva fedelmente disimpegnata la carica di Priora, chiedendo spesso è vero, di essere liberata delle onerose obbligazioni che questa le apportava, e di poter passare il resto della sua vita in obbedienza e umiltà, ma non le fu possibile raggiungere mai il suo scopo, perché le suore si rifiutavano decisamente di eleggere un'altra superiora. 
Fu soltanto vicino alla fine della sua giornata terrena, quando la loro diletta Madre Giuliana aveva raggiunto il suo settantesimo anno di età, e le crescenti infermità e la malferma salute richiedevano assolutamente che fosse liberata dal grave peso, che esse scelsero Suor Giovanna Soderini a succederle, con indicibile gioia della Santa, che ora si sentiva libera per prepararsi a quel felice giorno, oramai vicino, che l'avrebbe unita per sempre al suo Diletto. 
I suoi dolori erano intensi. Mortificazioni, digiuni ed incessante lavoro avevano estenuata la sua costituzione naturalmente delicata, cagionandole un tumore allo stomaco che l'obbligava ad una completa astensione da qualunque sorta di cibo; il più piccolo sforzo che facesse per nutrirsi, era seguito da spasimi e da affannosa nausea. 
Essa però, con gli occhi rivolti al Crocifisso, sopportava silenziosamente e con gioia la sua agonia, rallegrandosi di essere degna di patire insieme a Lui. 
In quella sera, mentre giaceva morente, si presentò ai suoi occhi un calice, ancor più amaro di quello che martoriava il suo corpo verginale nelle pene dell'agonia; dinanzi a questo la sua pura anima indietreggiava, come Cristo un giorno nell'orto del Getsemani, quando: 
...ogni delitto ed ogni bruttura 
che i mortali commisero al mondo 
gli furon innanzi, qual tetra figura 
di mar nel cui torbido fondo 
Ei giaceva sommerso a morir..... 
Per la natura della malattia si vedeva impedita di ricevere la Santa Comunione, il cibo e la vita della sua anima, e noi possiamo immaginare quale debba essere stato il cordoglio provato per tale privazione dell'ardente sposa di Gesù sacramentato. 
L'angustia era estrema, ed il suo confessore fra Giacomo e le suore potevano a stento recarle un qualche sollievo. Stava ormai in procinto di spiccare il volo di questa misera terra verso quel luogo, dove “la fede cresce e l'oscurità si dilegua” ma un terribile pensiero la martoriava incessantemente. 
Era mai possibile che essa fosse destinata a non ricevere per l'ultima volta il suo Gesù – essa che fin dall'aurora della vita era vissuta per Lui e per Lui solo? 
Doveva essere questa forse la ricompensa di tutti quegli anni di lavoro, di preghiera, di digiuno e del lungo, profondo e giornaliero martirio della vita religiosa? Era mai possibile che Gesù si dimenticasse di lei? 
….il servizio perfetto a Lui reso, 
il dovere adempito con amore 
in opere, in parole, e l'innocenza 
fin a quel dì serbata senza macchia?... 
Oh, certamente no! Come poteva Giuliana morire senza di Lui? Tuttavia quando fra Giacomo, che era presente, lo fece sapere che non era possibile ricevere il Santo Viatico, ma che il suo ardente desiderio era a Gesù così caro quanto il reale ricevimento della Santa Particola, Giuliana si tranquillizzò, sostenuta da quello spirito di obbedienza e umiltà che aveva sempre avuto. 
Poi, fissando i suoi occhi morenti sulla faccia del sacerdote, lo pregò di permetterle almeno di vedere e adorare la Sacra Ostia, se non poteva riceverla. 
Il buon Padre ansioso di darle tutte le consolazioni che poteva, si affrettò a recarsi a Santa Maria di Cafaggio (la Santissima Annunziata in Firenze), e portò il Santissimo Sacramento dentro una pisside fin alla cella di Giuliana. 
Appena Giuliana scorse Nostro Signore, si gettò sul pavimento in trasporto di gioia, stendendo le sue deboli braccia in forma di croce. 




La sua faccia brillò come il sole; non più sfinita, sparuta e macilenta per l'età e la malattia, divenne anzi in un istante straordinariamente bella, come nei giorni della sua graziosa giovinezza. 
Con la massima amabilità le consorelle la rialzarono e l'adagiarono nel suo povero giaciglio. Allora con infuocati e tremuli accenti scongiurò il padre Giacomo di portarle Gesù più vicino, affinché le fosse almeno possibile di baciare con la massima riverenza la Santa Ostia, ma il sacerdote si rifiutò reputando quell'atto impossibile. 

Basilica Patriarcale di San Pietro
Santa Giuliana Falconieri 



Nona Parte 
Tratto liberamente da: Maria Conrayville, La Santa dell'Eucarestia, Santa Giuliana dei Falconieri. Ed. L'Addolorata, Basilica SS.Annunziata, Firenze 1938. 


LAUS  DEO

Pax et Bonum


Francesco di Santa Maria di Gesù
Terziario Francescano

sabato 27 giugno 2015

LA SANTA DELL'EUCARISTIA GIULIANA FALCONIERI DELL'ORDINE DEI SERVI DI MARIA - PARTE OTTAVA .

La Santa dell'Eucarestia 
Giuliana Falconieri 
dell'Ordine dei Servi di Maria 








Nell'anno 1306 dopo una lunga malattia sopportata con cristiana fortezza, passò all'eterna ricompensa l'anima di Recordata nella tarda età di 95 anni. Essa morì tra le braccia della sua cara ed unica figlia, Giuliana. Avendo così terminati gli ultimi doveri di figlia verso la sua amata genitrice, spezzato l'ultimo anello della catena che l'avvinceva al mondo, il primo atto di Giuliana fu distribuire in carità ai poveri della sua città nativa, l'immensa fortuna che aveva ereditato. Essa non fu contenta finché non si spogliò completamente di quanto possedeva, di modo che divenne veramente povera, come Colui che non aveva una pietra dove reclinare il suo capo. 
Quindi, come la colomba vola al suo riparo, lasciato per sempre il sontuoso antico palazzo di famiglia presso l'Arno, casa dei suoi antenati, andò al convento di Via dei Servi che essa stessa aveva fondato, qui inginocchiata dinanzi alle consorelle, chiese di essere ammessa nel loro numero come l'ultima e più indegna di tutte. Invano le buone suore mostrarono tutta la contentezza di averla fra loro e la pregarono di prendere la direzione della casa come la più atta ed amata superiora. Essa con calma ma risolutamente si rifiutò dicendo che era venuta esclusivamente per servire e ubbidire le altre e in tal modo assicurare la salvezza dell'anima propria. 
Visto inutile ogni tentativo, esse si rivolsero al Padre Generale dell'Ordine dei Servi di Maria, Fra Andrea Balducci, il quale, memore della profezia di San Filippo Benizi, che Giuliana sarebbe stata un giorno Fondatrice delle Serve di Maria e vedendo che essa al presente era libera di poter mandare ad esecuzione la grande opera stabilita dal suo predecessore, pensò esser questo il tempo propizio per accettare la richiesta delle suore; molto più che la loro piccola comunità si trovava in uno stato molto insicuro, mancando di un governo interno, di una superiora regolarmente eletta e di una regola per l'osservanza monastica. 
Fino a questo momento esse non erano altro che semplici Terziarie viventi insieme sotto la direzione spirituale dei Frati Servi di Maria della Chiesa della Santissima Annunziata e di Santa Giuliana stessa. La nostra Santa contava allora 36 anni di età, quando il Padre Generale dell'Ordine, Fra Andrea Balducci, ratificò la scelta che le Suore avevano unanimamente fatta e la elesse solennemente Priora della comunità, nonostante la sua estrema angustia e ripugnanza. 
La sua prima cura fu di ordinare, con l'aiuto di Sant'Alessio, le Regole per le Suore. Queste Regole disegnate e studiate nella preghiera e meditazione, furono sostanzialmente simili a quelle poi approvate da Papa Martino V e confermate da Papa Innocenzo VIII. 
Intorno al periodo del suo governo, il padre Bernardi nella sua “Storia di Santa Giuliana Falconieri” dice di lei: “....che si può assomigliare a quel falco luminoso di cui è scritto sanitas in pennis eius, perché volò sempre con piume altrettanto veloci, quanto salutifere, additando la via dell'eterna beatitudine con l'esempio, con la regola e con i santi insegnamenti. Avresti osservato in Giuliana, sui primi albori del governo, una chiarissima idea di compitissima Madre; zelante, ma non impetuosa; considerata, ma non lenta; semplice, ma con saviezza; savia, ma con semplicità; affettuosa, ma non affettata; occupata, ma non confusa; grave, ma senza altrui gravezza. Alla sola presenza di lei le amate figliole dimenticavano le penose vigilie, i lunghi digiuni, le povere mense e ogni tollerato disagio”....  
Nel 1310 un gran dolore venne nuovamente ad amareggiare la vita della nostra santa. Sant'Alessio Falconieri, ultimo dei Sette Santi Fondatori dell'Ordine dei Servi di Maria, si riposò nel Signore nel quieto ritiro della Santissima Annunziata in Firenze. 
I suoi ultimi istanti furono ineffabilmente consolati dall'apparizione del nostro Divin Redentore sotto le apparenze di un grazioso Bambino, che posò una corona di fragrantissime rose sulla sua fronte, mentre gli angeli in forma di colombe sorvolavano intorno al suo povero capezzale. 

Morte di Sant'Alessio Falconieri



Sant'Alessio Falconieri


Per circa 30 anni aveva vigilato sulle vicissitudini dell'Ordine dei servi della Beata Vergine Maria che egli tanto amava, si era rallegrato dei suoi trionfi e contristato nelle sue sventure. Non vi era allora nessuna distinzione fra religiosi ordinati presbiteri e religiosi non presbiteri, la vocazione nella medesima famiglia religiosa non prevedeva affatto distinzioni, cosa che purtroppo avverrà più tardi nel tempo con l'accentuarsi di una impostazione piuttosto clericale nelle famiglie religiose e che introdusse, di fatto, quelle distinzioni tra religiosi preti e non preti. 
Prima del suo felice transito, nel 1304 il Papa Benedetto XI, con formale ed esplicita approvazione aveva finalmente approvato l'Ordine dei Servi di Maria. L'Ordine era stabilito e la sua diletta nipote, Giuliana, aveva dato principio alle Mantellate, nome popolare dato alle Suore del Terz'Ordine. 
Era sull'imbrunire in Firenze. Per tutto il giorno il sole attraverso un mare di zaffiro aveva veleggiato come una nave d'oro; non una tenue nube era comparsa a sbiadire l'azzurra volta del cielo, ed ora, vicino al tramonto, in una fiamma di tremulo opalescente splendore, dietro le violacee colline di Fiesole, tuffava le belle cupole e torri della Città dei Fiori in un bagno di luce dorata. Da cento guglie e cento campanili echeggiavano i dolci rintocchi dell'Angelus riempiendo l'aria di melodiose note e gli stanchi cuori degli uomini di pensieri non della terra, ma di Colei, che, coronata di stelle, si chiama nostra Vita, nostra dolcezza, nostra Speranza: Maria. Là, in una misera cella del Convento di Via dei Servi di Maria, stesa su un povero giaciglio e circondata dalle sue figlie piangenti, Santa Giuliana giaceva morente. 

Basilica Patriarcale di San Pietro
Santa Giuliana Falconieri



Ottava Parte Tratto liberamente da: Maria Conrayville, La Santa dell'Eucarestia, Santa Giuliana dei Falconieri. Ed. L'Addolorata, Basilica SS.Annunziata, Firenze 1938. 


LAUS  DEO

Pax et Bonum


Francesco di Santa Maria di Gesù
Terziario Francescano

martedì 23 giugno 2015

LA SANTA DELL'EUCARISTIA GIULIANA FALCONIERI DELL'ORDINE DEI SERVI DI MARIA - PARTE SETTIMA .

La Santa dell'Eucarestia 
Giuliana Falconieri 
dell'Ordine dei Servi di Maria 





Giuliana non fu priva di una guida spirituale; il Santo vegliardo Alessio Falconieri viveva ancora, e come altra volta aveva fatto, era sempre pronto con il suo umile modo di agire e consigliarla e dirigerla. Quando dopo la morte di San Filippo Benizi, il numero delle Terziarie Serve di Maria, crescendo rapidamente, rese quasi impossibile per molte di esse condurre vita religiosa nelle proprie case, fu Sant'Alessio che l'incoraggiò a riunirle in comunità e si occupò di trovarle una casa conveniente. Il Palazzo Grifoni, una larga abitazione nell'odierna Via dei Servi, sembrò adattissimo sotto ogni aspetto, data la sua vicinanza alla Chiesa della Santissima Annunziata, la quale avrebbe facilitato alle consorelle la possibilità di attendere agli esercizi di pietà e di essere dirette dai frati dell'Ordine. 
Dopo non poche difficoltà, Santa Giuliana riuscì ad ottenere questa casa per il suo scopo, e qui nell'anno 1287, riunì tutte le consorelle. E' la prima fondazione di un convento di Terziarie consacrate Serve di Maria. Giuliana si comportò con questo piccolo stuolo di anime elette come una madre e come avrebbe desiderato lo stesso San Filippo Benizi. Per ventuno anni Santa Giuliana visse dividendo il suo tempo fra la preghiera, le opere di zelo e di carità e la cura amorevole verso l'anziana madre Recordata. Quelle belle virtù che aveva mostrato di possedere fin dalla più tenera fanciullezza, fiorivano ora nella sua anima in modo da raggiungere un grado eminente. 
L'amore verso Gesù Sacramentato e la devozione a Maria Santissima furono i principii vivificanti della sua vita spirituale. Sembrava che la sua anima fosse di continuo intenta a far atti di riparazione e di amore al suo Sposo Celeste per tutti gli oltraggi ricevuti da Lui nella sua Passione e nella Sua vita eucaristica, e bramava di consolare il suo Sacro Cuore e di condurre anime ai Suoi piedi. Per ore ed ore sarebbe voluta rimanere in ginocchio nella Chiesa della Santissima Annunziata e talvolta, quando niente la disturbava nella sua estasi accanto al trono di Gesù, il suo corpo strappato dalla terra dall'intensità del suo amore, si vedeva miracolosamente sospeso in aria per considerevole durata di tempo. Desiderava ardentemente di ricevere la Santa Comunione, a cui, con il permesso del suo confessore, si accostava più volte la settimana, e in quei giorni si asteneva di qualunque sorta di cibo. Mai osava appressarsi all'Altare per essere partecipe della mensa Divina senza essersi prima confessata, tanto era grande il sentimento della sua indegnità ed immenso il rispetto che aveva per questo adorabile Mistero, sebbene la sua purezza non fosse mai stata macchiata da peccato deliberato, e per conseguenza fosse oggetto di ineffabile compiacenza a Colui “che si pasce fra i gigli”. Non soltanto la nostra Santa si tratteneva lunghe ore assorta in preghiera dinanzi al Tabernacolo per trattare con il Prigioniero di Amore la salute delle anime – non solo Lo riconosceva spesso “nella frazione del Pane” per il medesimo nobile scopo, e non solo castigava il suo corpo innocente con aspri cilizi; talmente che la sua dolce faccia dava segni esteriori delle penitenze tanto da apparire sul volto, ma usciva pure per le vie pubbliche della sua Firenze. Dovunque si trovava indigenza, miseria e dolore da alleviare, là era pure la buona Serva di Maria. Le impressioni lasciate dal suo passaggio erano simili a quelle che lascia una dolcissima musica nel suo fiorire. Nella casa dei poveri, nelle prigioni, negli ospedali ripieni di appestati – dovunque la sua carità era illimitata. Si sentiva discepola del Signore e in tutto voleva imitarlo per amore dei fratelli. 
Porgeva cibo ai malati con le sue stesse mani, ripuliva le loro abitazioni, le loro stanze, rifaceva i loro letti e dove erano ferite o piaghe da fasciare, essa offriva la sua opera senza mai mostrare la minima ripugnanza. Anzi, per superare il naturale disgusto che provava alla vista e all'odore di alcune piaghe di quei poveri sofferenti, accostava le sue labbra alle ferite non di rado baciandole. La vita condotta da questa nobile figlia dei Falconieri, era un costante rimprovero per le ricche matrone fiorentine, che erano dedite alla vanità, alla dissipazione e alle cose mondane. In virtù del suo rango aveva facile accesso alle loro case e le sue miti parole di rimprovero in quasi tutte le occasioni, cadevano nei loro cuori induriti e dediti al piacere, come una rugiada rinfrescante di unzione celeste e facevano vedere loro la verità di quel sublime detto “sono nato per cose migliori” che la nostra santa senza dubbio doveva loro spesso citare. 
Molte di quelle ricche donne, misero da parte per sempre i loro preziosi ornamenti e vesti di seta per il bruno manto e il Crocifisso dei Terziari Servi di Maria, e tutte, senza eccezione, si sforzavano di condurre una vita più conforme al loro carattere di mogli e madri cristiane. 
Santa Giuliana nutriva un amore speciale per le anime delle piccole fanciulle. Le adunava intorno a sé sempre quando poteva, e si sforzava con i suoi santi insegnamenti di preservare puri i loro cuori per Gesù Cristo. E quando il suo convento fu stabilito definitivamente, molti genitori ben volentieri affidavano a Giuliana le loro figlie perché fossero ben educate nella scienza religiosa e profana da essa e dalle sue consorelle. 
Vi era però un gran male che devastava la sua tanto cara Firenze a questo periodo della vita della santa – la cessazione del quale formava l'oggetto delle sue più ferventi preghiere e corporali mortificazioni. Esso era la lotta mortale fra Guelfi e Ghibellini – le due fazioni che tennero l'Italia divisa e travagliata da guerra civile durante una buona parte dell'alto Medioevo. Sembra che questi nomi traessero la loro origine dalla Germania e precisamente dalla rivalità allora esistente fra la Casa di Welf (Duca di Baviera) e la Casa di Hohenstanfen (Duca di Svevia) che aveva ereditato dai suoi antenati il Castello di Waiblingen. In Italia il titolo di Ghibellino era dato a chiunque appoggiava la sovranità dello stato in opposizione alla Chiesa, mentre quello Guelfo designava una persona che sosteneva i diritti della Chiesa. I Guelfi erano in sostanza i Repubblicani, commercianti e borghesi; i Ghibellini rappresentavano l'antica aristocrazia feudale d'Italia. Quando la stirpe di Hohenstanfen si estinse, anche l'origine della discordia andò a poco a poco in completa dimenticanza: allora le ingiustizie private, i feudi famigliari e le differenze politiche divennero sorgenti d'interminabili lotte fra le due fazioni che si chiamarono tuttora con il loro antico nome. Per tal modo in Firenze, nel 1215, una contesa privata tra due famiglie dei Buondelmonti e degli Amidei, introdusse, secondo la tradizione, i nomi di Guelfi e d Ghibellini per distinguere i due partiti che tenevano divisa la città. Questo stato di cose cagionava grande pena a Santa Giuliana, che teneramente amava la sua città natale. Era un vero regno di terrore. Omicidi, latrocinii, tradimenti e incendi erano cose di tutti i giorni per le vie di Firenze. 
Invano Roma parlava, e uomini come San Filippo Benizi e Sant'Alessio Falconieri andavano predicando pace alle parti contendenti. Al di là di una calma temporanea che di tanto in tanto avveniva, la città rimaneva divisa come prima. 
Ora, noi leggiamo come la buona Serva di Maria, Giuliana Falconieri, nei suoi poveri e rattoppati abiti religiosi, a piedi nudi, fosse sempre presente dovunque udisse che un conflitto stava per incominciare e con il Crocifisso in mano scongiurava i contendenti a non affliggere con la loro malvagia e snaturata condotta il Sacro Cuore di Cristo. E leggiamo pure come le armi cadevano in ugual modo dalle mani dei nobili e dei plebei alla vista della sua candida faccia e dei suoi occhi modesti, e con questi uomini alteri e turbolenti, che si combattevano così ferocemente sotto i nomi di Guelfi e Ghibellini, semplicemente per la loro intolleranza di appartenere ad una o ad un'altra fazione, ascoltavano con mitezza e promettevano quanto essa chiedeva, e finalmente riusciva a soffocare le discordie in una larga e generosa riconciliazione. 

Basilica Patriarcale di San Pietro
Santa Giuliana Falconieri 

Settima Parte 
Tratto liberamente da: Maria Conrayville, La Santa dell'Eucarestia, Santa Giuliana dei Falconieri. Ed. L'Addolorata, Basilica SS.Annunziata, Firenze 1938. 


LAUS  DEO

 Pax et Bonum


Francesco di Santa Maria di Gesù
Terziario Francescano 

domenica 21 giugno 2015

LA SANTA DELL'EUCARISTIA GIULIANA FALCONIERI DELL'ORDINE DEI SERVI DI MARIA - PARTE SESTA .

La Santa dell'Eucarestia 
Giuliana Falconieri 
dell'Ordine dei Servi di Maria 





Sette mistici gioielli nella corona di Nostra Signora dei Dolori – i Sette Santi Fondatori che avevano ascoltata la chiamata di Maria nella Confraternita dei Laudesi – ad eccezione dell'umile fratello di Cafaggio, Sant'Alessio, erano andati a ricevere la loro eterna ricompensa; ed il loro amato discepolo San Filippo Benizi aveva ormai per diciotto anni, pieni di avversi e prosperi eventi, governato l'Ordine dei Servi di Maria che essi tanto amavano e i di cui interessi erano tanto cari ai loro cuori. 
Si potrebbe dire che l'Ordine dei servi di Maria era ancora nella sua infanzia. Intorno al periodo del generalato di San Filippo Benizi alcuni fra i primi biografi dell'Ordine dei Servi di Maria, scrivono che “coloro i quali elessero San Filippo alla dignità di Generale, furono in verità ispirati dallo Spirito Santo”. Durante i diciotto anni in cui egli esercitò tale ufficio, l'Ordine acquistò una saldezza e un lustro fino allora sconosciuti – qualità che lo disposero alle grandi cose che era destinato a compiere negli anni avvenire. Ammaestrato nel Noviziato di Cafaggio e poi di Monte Senario, San Filippo era vissuto sotto lo stesso tetto dei Sette Santi Fondatori e imbevuto del medesimo spirito. Egli era il loro figlio prediletto e il più amato discepolo, colui che più d'ogni altro partecipava delle loro idee e attuava i loro piani. 
Dotato come era di brillante intelletto e possedendo una vasta esperienza degli uomini e delle cose, nei vari uffici che aveva in precedenza disimpegnato, stava al di sopra di tutti, lasciando stupiti per lo splendore delle sue virtù. 
Ma ormai egli pure stava per abbandonare questa misera terra; il suo pellegrinaggio in questo mondo era per finire; il lungo periodo di travagli ed ansietà, durante il quale con tanta sapienza e maestria aveva pilotato la nave dell'Ordine, si avvicinava al termine. Gli era stato rivelato dall'alto che la sua vita doveva tosto finire. 
Stando sul punto di lasciare Firenze, radunò i fratelli capitolari dell'Ordine per dare loro l'ultimo addio, ripetendo spesso quelle belle parole – così antiche, ma sempre nuove – tramandate a noi attraverso i secoli fin da quando Giovanni, il discepolo prediletto, le pronunziò al suo piccolo numero di seguaci: “Figliuoli miei, amatevi l'un l'altro”. 
Fu probabilmente intorno a questo tempo che egli impartì le sue ultime istruzioni a Giuliana e con commoventi parole le raccomandò non solo il Terz'Ordine, ma tutto l'Ordine dei Servi di Maria. Così viene riferito nel processo per la sua canonizzazione: “Perciò fu che San Filippo Benizi vicino alla morte, considerando la sua eccellente virtù e santità, che gli aveva preveduto divenir sempre più grande, raccomandò alla sua cura e alle sue preghiere, non solo il Terz'Ordine, ma tutta la fiorente famiglia dei Servi di Maria; poiché quest'uomo di Dio conosceva come Giuliana avrebbe santamente edificata la sua famiglia, sia con le parole che con l'esempio e l'avrebbe nobilitata con la sua verginità”. 
San Filippo Benizi si recò a Todi, dove si trovava un famosissimo convento dell'Ordine, e lì, nella sua umiltà, desiderava morire ed esser sepolto. 
Nella Festa dell'Assunzione di Maria, tenne un discorso sul suo soggetto favorito – l'amore per Maria Santissima. Nel pomeriggio della stessa Festa fu preso da violenta febbre. Era il principio della fine. Disse alla comunità che sarebbe morto il mercoledì seguente, che era l'Ottava della Festa e così avvenne. 
Il 22 dello stesso mese, dopo aver pregato per lungo tempo prostrato per terra, ricevette il Corpo del Signore con la più profonda riverenza e divampando d'amore. I suoi ultimi istanti erano degni della sua vita. Per qualche secondo sembrò agitato come se cercasse qualcosa. 
Il mio libro – mormorò sommessamente – voglio il mio libro”. Coloro che erano presenti non sapevano di quale libro intendesse parlare e perciò ne portarono in quantità al suo capezzale, ma egli non si mostrò soddisfatto. 
Finalmente uno dei suoi confratelli gli porse un crocifisso, appena avutolo fra le braccia se lo strinse al cuore e traboccante di gioia esclamò: “Oh, sì, questo è il mio libro! Da esso io ho appreso ogni cosa; esso mi ha insegnato come seguire le orme del Maestro e mi ha mostrata la Via del cielo”. 
In te Domine speravi: non confundar in aeternum. Queste parole del salmo trentesimo furono le sue ultime. Terminato appena di pronunciarle, passò alla chiara visione dell'Unico e Solo Bene e il suo mortale soggiorno vide la fine. 
Quando la notizia della sua morte giunse a Firenze, tutti i suoi confratelli furono oppressi dal più grande dolore, ma nessuno fu toccato profondamente come lo fu Giuliana. 
Egli l'aveva ben preparata a questa dura prova, è vero, e l'aveva esortata a sopportarla con pazienza, ma ciò nonostante la sua giovane anima giacque prostrata dal dolore al pensiero che colui, il quale era stato suo conforto e sua guida lungo il sentiero che era stata destinata a percorrere, non esisteva più. 
La terra senza di lui sembrava arida e grigia; le tenebre crescevano velocemente e il peso che era stato posto sulle sue spalle fin dall'infanzia diveniva più opprimente e più duro a portarsi. 
“Ma che forse la via serpeggia la collina e sale continuamente? Sì, fino alla sommità. E il giornaliero cammino durerà l'intero dì? Dalla mattina alla sera, o mio amico”. 

San Filippo Benizi




Basilica Patriarcale di San Pietro
Santa Giuliana Falconieri 


Sesta Parte 
Tratto liberamente da: Maria Conrayville, La Santa dell'Eucarestia, Santa Giuliana dei Falconieri. Ed. L'Addolorata, Basilica SS.Annunziata, Firenze 1938. 


LAUS  DEO

Pax et Bonum


Francesco di Santa Maria di Gesù
Terziario Francescano

giovedì 18 giugno 2015

LA SANTA DELL'EUCARISTIA GIULIANA FALCONIERI DELL'ORDINE DEI SERVI DI MARIA - PARTE QUINTA .

La Santa dell'Eucarestia 
Giuliana Falconieri 
dell'Ordine dei Servi di Maria 





Da quella piccola cella in una quieta e solitaria parte della casa materna, l'odore delle virtù di Giuliana si spargeva dovunque, ed in brevissimo spazio di tempo attirava a sé il fior fiore della gioventù fiorentina, ansiosa di porsi sotto la sua guida e di votarsi all'amore e servizio di Dio e della Vergine Maria. 
E non erano soltanto le fanciulle della sua età che le si affollavano intorno, ma anche donne di ogni grado e condizione di vita, che si sforzavano di praticare nelle loro case le virtù celesti inculcate dalla loro maestra, non sdegnando affatto la direzione di una così giovane e apparentemente priva di esperienze, ma piuttosto considerandosi onorate e privilegiate di essere dirette da lei. 
San Filippo Benizi, a cui essa aveva fatto voto di ubbidienza, si recava spesso a visitarla, istruendola in tutto ciò che concerneva la grande opera spirituale così felicemente iniziata. Scrisse la Regola per coloro che si sentivano attratti dall'Ordine dei Servi di Maria e vivevano nel mondo. Nella loro accettazione ricevevano un abito simile a quello vestito da Santa Giuliana, ed erano obbligate a indossarlo nelle adunanze tenute nelle chiese dei religiosi Servi di Maria. Dovevano pure fare un anno di noviziato, alla fine del quale emettevano la loro professione, promettendo di osservare la Regola per tutta la vita, ma non facevano voti. 
Queste consacrate nutrivano il più grande amore e rispetto verso Giuliana e mai facevano la minima difficoltà nell'ubbidirla. E come non potevano non amare, rispettare e ubbidire una, che era sempre la prima in quelle virtù che voleva praticate dagli altri, e come potevano non seguirne i consigli, mentre il suo esempio di vita bellamente e santamente regolata era assai più potente delle parole? Nessuna meraviglia che la piccola schiera di giovani, raccolta intorno a lei nel palazzo dei Falconieri presso l'Arno, si infervorasse alle sue commoventi parole e professasse piena soggezione alla sua persona, facendo a gara nell'imitare sì amata Maestra di cui fu detto essere difficile poterne trovare un'altra che, come lei, si assomigliasse a Maria, la Vergine delle Vergini. 
Ed ora, vediamo la stessa anziana madre di Giuliana, Recordata, attratta dall'eroica figlia, avanzarsi a chiederle per favore quello stesso abito, che le aveva altre volte rifiutato, e calpestato nobilmente ogni sentimento di rispetto umano, domandare con umiltà il permesso di poter finire i suoi giorni nella preghiera e nella penitenza, come consacrata Serva di Maria, sotto la direzione della figlia Giuliana. 
O meraviglioso trionfo della grazia di Dio! Noi non sappiamo che cosa sia più degno di ammirazione: l'umiltà e la semplicità di Recordata, ovvero l'ingenua sottomissione alla divina volontà che condusse Giuliana ad accettare la sua stessa madre come discepola. Alcune fra le sante massime con cui essa spronava le sue consorelle consacrate nel Terz'Ordine dei Servi di Maria, alla più alta santità in quel remoto secolo decimoterzo, potrebbero essere lette con molto profitto da noi: 
I – Fissarsi bene nella mente che questo mondo è un campo di battaglia, nel quale combattere indefessamente per la vittoria, senza cercare mai riposo. 
II – Riguardare la Beata Vergine come il loro modello, in qualunque condizione di vita possano trovarsi, essendo essa, non soltanto la più pura delle Vergini, ma anche un perfetto esemplare di obbedienza nello stato di matrimonio. 
III – Stimare il dolore più che la gioia, essendo più conforme ai Servi della Madre dei Dolori, e perché è impossibile unire le gioie di questo mondo con quel glorioso stato che essi hanno abbracciato. 
IV – Disprezzare le vanità dell'abbigliamento, onde esser più degne dell'abito che hanno ricevuto nella loro ammissione all'Ordine, e neppure far uso di quel lusso, che altre del medesimo grado e condizione potrebbero lecitamente fare; per paura che possano dar l'impressione di vergognarsi di quell'umiltà, che, come Serve della Vergine, sono obbligate a professare. 
V – Attendere alle proprie famiglie e agli interessi domestici, con quella carità che ordina bene tutte le cose, ma non con quella servile attività, la quale non lascia un momento di libertà e mantiene nella casa un costante disordine. 
VI – Non permettere che gli esercizi di devozione turbino la pace familiare, poiché il vero servizio di Dio, mentre si oppone a ciò che è peccato, non vieta quello che di per sé è indifferente. 
VII – Astenersi dal cercare la stima del mondo, ma giammai disprezzare gli altri con il pretesto che sono meno devoti di noi.
VIII – Non curarsi del disprezzo del mondo; ricordandosi le parole dell'Apostolo: “Se piacessi agli uomini, non sarei servo di Cristo”. 
IX – Tenere a mente che il bene fatto non sarà sempre apprezzato dagli altri; mentre, al contrario, come membri del Terz'Ordine dei Servi di Maria, i loro difetti, saranno molto più severamente giudicati dal pubblico, di quelli delle altre donne. 
X – Essere diligenti in tutte le opere buone convenienti alla loro condizione di vita, poiché la mancanza di occupazione è dannosissima alle donne devote, e un cuore vuoto si riempie presto di frivolezze mondane. 
XI – Nei travagli e nelle prove ricorrere immediatamente a Dio e alla Madonna e guardarsi bene dal cercare consolazioni dalla creature, le quali, con il conforto che recano, intralciano le affezioni in cose terrene, minando così i fondamenti della vera confidenza cristiana. 
XII – Non intraprendere mai alcun che di importante senza il consiglio del proprio direttore spirituale, né lasciarsi guidare dalle massime dell'umana prudenza, finché non si è provata la loro conformità con la legge di Dio. 
XIII – Esercitare carità e umiltà verso tutte le consorelle dell'Ordine, siano esse ricche o povere. 
XIV – Osservare fedelmente la Regola, mantenendo la sua puntualità con l'aiuto di atti di fervente contrizione e di penitenza. 

Basilica Patriarcale di San Pietro
Santa Giuliana Falconieri

Quinta Parte 
Tratto liberamente da: Maria Conrayville, La Santa dell'Eucarestia, Santa Giuliana dei Falconieri. Ed. L'Addolorata, Basilica SS.Annunziata, Firenze 1938. 


LAUS  DEO

Pax et Bonum


Francesco di Santa Maria di Gesù
Terziario Francescano

domenica 14 giugno 2015

LA SANTA DELL'EUCARISTIA GIULIANA FALCONIERI DELL'ORDINE DEI SERVI DI MARIA - PARTE QUARTA .

La Santa dell'Eucarestia 
Giuliana Falconieri 
dell'Ordine dei Servi di Maria 





Un sottile, fragrante e bianco giglio all'ombra delle mura di un severo palazzo presso l'Arno. Ecco che cosa era Giuliana all'età di quattordici anni, quando fece quel meraviglioso voto, per il quale fu annoverata tra coloro che seguono l'Agnello dovunque vada. 
Chi potrà mai ridire l'estatico amore onde fu ripieno il suo petto, o i profondi sentimenti di venerazione e gratitudine, che, quale balsamico zeffiro spirante dal sud, irroravano la sua purissima anima ogni qualvolta poteva realizzare che Egli, l'amante che scompiglia i nostri sogni, e gettandoci nel nostro nulla, ci obbliga a riconoscere che ogni cosa è opera del potente suo braccio, l'aveva fatta sua? 
Giuliana aveva ormai raggiunto il desiderio della sua vita, e nessuno poteva più contraddirla. Gesù era tutto suo ed essa tutta di Lui, dinanzi agli Angeli e agli uomini. Ed ora nei disegni della sua Provvidenza vide giunto il momento di concederle un altro pegno del suo favore e della sua grazia. Tale fu l'ispirazione di domandare l'abito dei Servi di Maria, così che potesse anche esternamente professare amore e stima verso la sua patrona – la Madre dei Dolori – sentimenti che crescevano in Lei a misura che si avanzava in età e che le erano stati istillati e nutriti dal suo santo zio. 
Tuttavia, non vi erano ancora monache nell'Ordine dei Servi di Maria, sembrò in un primo momento che il suo ardente desiderio non potesse tradursi ad effetto. Qui, nuovamente, Sant'Alessio mosso da quella pura simpatia che nutriva per la nipote, venne a consolarla con parole di incoraggiamento. Che cosa difatti vedeva egli nei di lei ardenti desideri se non i primi deboli albori presaghi di quella sublime vocazione alla quale con istinto profetico l'aveva preparata fin dalla più tenera infanzia? 
In questo tempo, il quinto Generale dell'Ordine dei Servi di Maria – il grande San Filippo Benizi -, venne a Firenze per tenervi un Capitolo e Alessio si valse dell'occasione per trattare con lui su Giuliana. 

San Filippo Benizi 

 San Filippo Benizi dell'Ordine dei Servi di Maria - Todi.

Urna San Filippo Benizi Ispirato dallo Spirito Santo, egli si compiacque di quanto udì intorno a Giuliana e ben volentieri accondiscese alla sua domanda vestendola dell'abito. 

 San Filippo Benizi e Sant'Alessio Falconieri
consegnano la Regola
dell'Ordine dei Servi di Maria
a Santa Giuliana Falconieri. 

Come già abbiamo scritto, nell'Ordine dei Servi di Maria non esisteva ancora un convento di monache nel quale Giuliana potesse ritirarsi, decise di restare nella casa di sua madre per assistere l'anziana madre Recordata. I biografi della nostra santa non sono concordi nell'ammettere se essa sia stata, o no, la prima consacrata che abbia ricevuto l'abito del Terz'Ordine dei Servi di Maria, ma poiché la parola “abito” si usava indifferentemente sia per lo scapolare dell'Addolorata, con il quale molte persone devote di ambo i sessi furono rivestite subito dopo la fondazione dell'Ordine; e sia per l'intera veste religiosa (una tonaca, cintura con rosario, uno scapolare lungo, un mantello o cappa, un soggolo di lino non inamidato e un velo), quale fu data a Santa Giuliana. Noi possiamo tenere per certo che le versioni date dai Padri Lorenzini e Cerchi sono giuste, e cioè che Santa Giuliana fu la prima donna a indossare le nere gramaglie della Madre dei Dolori. 
Inoltre, nelle letture (lezioni) dell'Ufficio divino approvato da Papa Benedetto XIII, la stessa cosa viene affermata positivamente: “Giuliana non aveva compiuti 15 anni quando rinunziò a un ampia eredità, e, rifiutando le nozze terrene, consacrò con voto la sua verginità a Dio nelle mani di San Filippo Benizi, e fu la prima a ricevere da lui l'abito religioso detto anche delle << Mantellate>>” (nome probabilmente dovuto al mantello o cocolla aperta, indossato sia dai religiosi che dalla nostra Giuliana). Mattutino, II Nocturn. IV lezione. 
In San Pietro, la sua statua figura fra quelle degli altri fondatori di Ordini religiosi e mostra come la Chiesa l'abbia sempre ritenuta per fondatrice delle Monache Serve di Maria. (Potremmo dire “suore”, ma all'epoca le consacrate anche dedite ad un fruttuoso apostolato, non erano definite “suore” bensì “monache” e tenute, all'interno del loro convento alla clausura.) 
Frattanto San Filippo Benizi continuava ancora a vestire dello scapolare dell'Ordine un gran numero di persone. Questi pii uomini e donne del mondo, occupavano una posizione presso a poco come quella dei nostri odierni “terziari”, non essendo obbligati a ritirarsi dalle loro famiglie in luoghi appartati, né a lasciare le loro occupazioni per dedicarsi esclusivamente ad opere di pietà, e neppure a portare l'intero abito religioso. Essi si contentavano di vestirne unicamente lo scapolare sotto gli abiti secolari, soddisfacendo a certe determinate devozioni in onore della Vergine Addolorata, sotto la guida dei Padri Servi di Maria. 
Anche fra le donne vivevano, di fatto insieme, conducendo una specie di vita comune, per darsi più interamente alla preghiera e al servizio di Dio e del prossimo, ma esse non avevano alcuna regola fissa, né alcun vestito per il quale si potessero distinguere dalle altre pie persone viventi nel secolo, e per questo non erano né si potevano chiamare religiose nel vero senso della parola. 
Queste anime elette erano carissime al cuore di San Filippo Benizi e già da lungo tempo nutriva vivo desiderio di vederle più regolarmente e perfettamente costituite, essendo convinto che con ciò avrebbe di molto aumentata la gloria di Dio ed assicurata una maggiore venerazione ed amore per Colei, che ama chiamarsi la Madre dei Dolori. Quest'opera di radunarle e metter loro a capo una, alla quale potessero ubbidire e tener come modello in ogni cosa, fu uno dei primi progetti della vita del grande Generale dell’Ordine dei Servi di Maria, San Filippo Benizi. 
Nonostante la sua giovane età, Giuliana sembrò la più adatta per questa carica piena di responsabilità. Già la Santa giovane aveva dato prova di quelle rare virtù che in modo sorprendente la designavano chiamata dal Cielo per divenire la prima Serva di Nostra Signora. La sua compassione per le sofferenze di Gesù e di Maria, il suo disprezzo per le cose terrene, il suo profondo spirito di umiltà e di amore alla Croce, erano mirabilmente uniti a rara prudenza, serio discernimento, zelo per le anime e a quell'indefinibile, quasi direi magnetica, personale attrattiva, che Dio vuol concedere a coloro che sono destinati a conquistare le anime degli uomini per unirle a Lui. 
Forse per San Filippo Benizi come pure per Sant'Alessio Falconieri quel mistico velo, tessuto, come essi dicevano, dall'Angelo della Misericordia, e che nascondeva il futuro di Giuliana, fu squarciato dalla mano dell'Onnipotente, così che, per breve spazio di tempo, poterono fissare estatici i loro occhi su di una radiante visione e contemplare la nobile figlia dei Falconieri, che avanzava lungo lo stretto ed erto sentiero della vita eterna, seguita da numeroso stuolo di vergini gloriose, le quali facevano risuonare l'aria del “dolcissimo e sconosciuto ritornello” - il cantico dell'Agnello. Sappiamo che fu un giorno felice per lui e per Sant'Alessio Falconieri, quando dopo un anno di noviziato, modellato su quello dei frati Servi di Maria, Giuliana si prostrò nuovamente dinanzi all'altare di Maria nella bella Basilica della Santissima Annunziata di Firenze, e rinnovò solennemente il suo voto di castità, povertà e ubbidienza. 
La sua nuova vita doveva essere quella di una fervente religiosa. E che cosa è un religioso? 
Secondo le parole di un pio e dotto sacerdote francese del secolo scorso: “un religioso è una grande, nobile anima, con un cuore traboccante di amore e di gratitudine per essere stato eletto da Dio, chiamato dal suo Divino Sposo e che, come gli Apostoli, abbandona la sua barca, le sue reti, i suoi interessi temporali, la sua patria, la sua famiglia, le sue più care usanze e ascolta nel profondo del suo cuore la voce di Colui che l'ha attratto a Sé. Egli è un'anima che, con la semplicità dei primi tempi della Chiesa, deposita ai piedi del Divino Maestro, non solo i caduchi beni del mondo che allegramente sacrifica, ma le sue più care affezioni, il suo cuore, la sua mente, tutta la sua libertà, che è felice nel suo abbandono, e desidera avere di più per offrirlo al suo Sposo e per aumentare il suo sacrificio. Egli sa quanto costi seguire un Dio Crocifisso; egli ha sperimentato il peso della croce; ha provata la corona di spine; ha assaporato il calice; ha veduto la colonna, le corde, i flagelli, gli oltraggi che Gesù ha sofferti; ma sul Calvario, con le mani alzate verso il Cielo, ha contemplato il trono dell'Agnello; ha ascoltati gli angelici concenti di pace, l'armonia delle arpe d'oro risuonanti l'eterno Osanna; ha vedute le moltitudini di vergini biancovestite, i martiri che irrorarono la terra con il loro sangue, la falange dei beati di ogni età, sesso, rango, condizione, che sul medesimo suolo, circondati dai medesimi pericoli, trionfarono sul mondo e su se stessi; ed egli ha preso coraggio e con l'anima palpitante di speranza ha detto: <<sì, o mio Dio, io sono tuo, io sarò tuo, ti seguirò fino all'ultimo respiro, io verrò a te, io non voglio tardare più a lungo, io correrò, volerò, se la tua bontà mi sostiene; fortificami, conducimi. Sì, io desidero di essere perfetto, poiché tu hai detto, o mio Salvatore, che concederai ogni cosa a chi tutto domanda ed io non porrò alcun termine ai miei desideri, alle mie petizioni>>.

Basilica Patriarcale di San Pietro
Santa Giuliana Falconieri.

Quarta Parte
Tratto liberamente da:
Maria Conrayville, La Santa dell'Eucarestia, Santa Giuliana dei Falconieri. Ed. L'Addolorata, Basilica SS.Annunziata, Firenze 1938.



LAUS  DEO

Pax et Bonum


Francesco di Santa Maria di Gesù
Terziario Francescano

venerdì 12 giugno 2015

LA SANTA DELL'EUCARISTIA GIULIANA FALCONIERI DELL'ORDINE DEI SERVI DI MARIA - PARTE TERZA .

La Santa dell'Eucarestia 
Giuliana Falconieri 
dell'Ordine dei Servi di Maria 





Trascorrevano gli anni e Giuliana era ormai diventata una rigogliosa e svelta fanciulla quattordicenne; le sue fattezze erano di una bellezza straordinariamente rara. “La luce che splendeva sulla sua faccia, come scrisse Longfellow, veniva proiettata attraverso le finestre di un altro mondo” e la sua semplice presenza ispirava squisita purezza. 
In tempi assai posteriori noi leggiamo nella vita di San Giovanni Berchmans, che quando uno dei padri della Compagnia di Gesù, residente nel Collegio Romano ai tempi del santo, fece notare al Cardinale Bellarmino che gli sguardi del Berchmans ispiravano purezza; sciogliendosi in lacrime il santo e dotto uomo rispose: “Oh! Questo fu un privilegio concesso alla Madre di Dio, e non può essere stata che Lei, che lo ha comunicato al suo servo fedele...” 
Anche a Giuliana deve essere stata concessa quella grazia straordinaria per il suo tenero e filiale amore verso la Regina delle Vergini. Soltanto in questo modo possiamo renderci conto dei meravigliosi effetti che i suoi sguardi producevano immancabilmente su gli altri. Pure gli occhi di un uomo il più sfacciato, erano costretti ad abbassarsi dinanzi ai suoi così modesti e sommessi. 
Essa era veramente una copia perfetta di quel grande tipo di donna di cui parla Sant'Ambrogio: “ Nei suoi sguardi non vi era alcun che di arrogante; niente di ostentato nelle sue parole, niente di disdicevole nelle sue azioni. I suoi gesti non erano maldestri, il suo portamento era composto; la sua voce gentile, il suo esteriore era il riflesso dell'anima”.  
Recordata andava superba di avere un tal gioiello di figlia. Nella sua materna vanità si compiaceva sentir dire di Giuliana che era la più amabile fra le nobili nubili di Firenze. Mentre giaceva ancora bambina e incantava ogni cuore con la sua grazia infantile, Sant'Alessio con soprannaturale prescienza, aveva spesso assicurato alla cognata, che la di lei figlia era un dono di Dio, e che un giorno, vicino o lontano che fosse, doveva restituirla, perché destinata ad operare grandi cose a gloria di Lui nella Santa Religione, e Recordata fin d'allora risolvette di fare il generoso sacrifizio. 
Ma ora che la vedeva cresciuta robusta e bella fanciulla, graziosa nel tratto e compita possedere tutte le qualità richieste per fare una splendida figura nel mondo, Recordata non pensò altrimenti alla promessa fatta, e, messa da parte qualunque altra considerazione, si adoperò soltanto per soddisfare la propria vanità ed ambizione, cercando di accasare vantaggiosamente Giuliana con un brillante matrimonio. E qui cominciò per la nostra Santa un periodo di acute sofferenze e travagli dai quali uscì fuori dopo lunghe prove, vittoriosa, illesa, più forte e più pura di prima. Abbiamo veduto non esservi stato niente più disgustevole per Giuliana, che il mettersi in mostra nella società e prendere parte a divertimenti mondani, ma ora Recordata desiderava che indossasse ricche vesti e ornamenti confacevoli a una giovane del suo rango e fortunata; e Giuliana, contro ogni sua volontà, si trovò avvolta in un vortice di affascinante dissipazione, dal quale sembrava non potesse più uscire. 
Invano Sant'Alessio Falconieri si lagnava con la sua cognata e patrocinava la causa di Giuliana: Recordata era irremovibile. Deve essere stata una figura brillante – questa vaga e giovane figlia dei Falconieri – in quelle gaie assemblee fiorentine del Medioevo. I gioielli di famiglia splendevano smaglianti sulle nere fluenti trecce di capelli, è vero, ma chi mai in mezzo a quella folla dedita al piacere, che ammirava estasiata la rara amabilità della sua faccia, avrebbe immaginato che sotto quella fascia di perle si nascondessero lunghi e acuti aghi, che, trafiggendo la delicata sua testa, le causavano atroci pene, o che sotto i ricchi braccialetti d'oro stavano strettamente attorcigliate nodose cordicelle per martoriare quelle esili braccia. Sì, questa è la verità. 
Giuliana che fin dalla prima aurora della sua intelligenza aveva desiderato di consacrarsi interamente a Dio, vedendosi ora, per volere della madre Redordata, immischiata fra quelle vanità e piaceri mondani che aveva sempre aborrito, cercò, anche sulla scena dei suoi trionfi, il mezzo di mortificare il suo innocente corpo, per paura che qualche cosa, sia pur leggera, potesse appannare la beltà e purezza di quest'anima su cui regnava sovrano Gesù. 
Così nelle splendide sale di Firenze, piene di ricchezza, nobiltà ed eleganza, Giuliana dirigeva i suoi pensieri, tutt'altro che terreni, verso il Cielo, e là, mentre la musica dolce e voluttuosa, cresceva, fluttuava e svaniva incantevole nelle sue svariate armonie, essa ascoltava soltanto la sommossa e quieta voce di Colui che ama pascersi fra i gigli. 
Era lo splendore del suo Angelo Custode, o il lustro di quei tesori di grazia nascosti da questo invisibile Amante nella sua candida anima, che rifletteva in quei momenti sulla sua faccia? Non lo sappiamo. Sappiamo però che con l'andare del tempo essa diveniva sempre più impaziente di consacrarsi interamente a Dio, e i giorni che la separavano dalla santa e definitiva alleanza a cui tanto anelava, le sembravano secoli. Ma un'altra e più terribile prova doveva ancora intralciare l'adempimento dei suoi ardenti voti. Alcuni fra i più nobili e facoltosi giovani di Firenze, presi da tanta grazia e beltà, si disputavano la sua mano, ma essa però ferma nel suo santo proposito, li rigettava tutti senza eccezione dicendo alla madre, che la sollecitava affinché determinasse a chi dava la sua preferenza: “Quando sarà tempo, la Madonna provvederà....”. 
In questo frattempo, Falco, ricco e nobile giovane fiorentino, che alla bellezza ed eleganza accoppiava una vita assai virtuosa, pensò di chiederla in matrimonio. Recordata se ne compiacque. Ecco, diceva fra sé, colui a cui senza esitanza posso affidare la diletta mia figlia; questo sarà un genero secondo il mio cuore, poiché in lui ricchezze, nobiltà di nascita e virtù vanno di pari passo; non vi ha dubbio, questo è un partito il più vantaggioso, sotto ogni punto di vista, che prender si voglia. Ma quando essa stessa si recò da Giuliana per consultarla in materia e le parlò della gioia e soddisfazione provata al cospetto della felicità che le era riservata, se diveniva moglie di Falco, quale non dovette essere la sua sorpresa e disillusione nel trovare che Giuliana aveva fermamente risoluto di rigettare tutte le nozze terrene e di divenire sposa di Cristo. 
Avendo l'appassionata madre tentato invano di vincerla con carezze e affettuose parole, ricorse pure alle lacrime ed ai rimproveri. Le rammentava che non aveva altri figli, che in lei si concentrava tutta la sua speranza e la scongiurava per tutte le tenerezze che le aveva prodigate fin dalla nascita a non causarle in sì grande dolore. La giovinetta ne era vivamente commossa. E come non poteva non esserlo? Ma per quanto amasse teneramente la madre, rimaneva salda nella sua risoluzione. 
Con il cuore straziato dall'angoscia, tentò di resistere irremovibile agli attacchi sulla sua costanza, e quando Recordata, piena di dolore e di collera, ebbe ricorso anche alle percosse, la giovane santa, che temeva maggiormente la tenerezza che la severità della madre, si rallegrava di essere fatta degna di soffrire qualche cosa, sia pur piccola, per amore del suo Signore Crocifisso. Il suo principale rifugio di fortezza in tale frangente era il santo vecchio Alessio e a lui si rivolgeva per consiglio e per conforto. 
Non occorre il dirlo, Egli non l'abbandonò, che anzi l'incoraggiava e consolava ricordandole le promesse di Cristo a coloro che soffrono persecuzione per amor suo. Non mancò pure di offrire prolungate e ferventi preghiere dinanzi al Tabernacolo di Gesù, Sposo delle Vergini, affinché Giuliana non soccombesse nella più tremenda delle sue prove. Nel frattempo patrocinava la causa con la madre, ma Recordata, per quanto venerasse il vecchio cognato Alessio, da principio non volle ascoltarlo, tanto era fanatica pel matrimonio di sua figlia con Falco. 
Finalmente, stanca per gli inutili sforzi e disperando affatto di ottenere un qualche successo, dette ascolto alle ripetute istanze di Alessio e dell'accorata sua figlia e a malincuore acconsentì che essa divenisse sposa di Cristo. Giuliana, piena di gioia per la sua libertà caramente riconquistata, timorosa però di qualche altro progetto per parte della madre, che potesse nuovamente privarla, di propria mano senza por tempo in mezzo, tagliò la sua lunga e fluente capigliatura, e, dopo aver consultato suo zio, fece il voto di verginità, che doveva legarla irrevocabilmente a quel diletto sposo, per il quale aveva tanto sofferto. 


Basilica Patriarcale di San Pietro
Santa Giuliana Falconieri. 

Terza Parte 
Tratto liberamente da: Maria Conrayville, La Santa dell'Eucarestia, Santa Giuliana dei Falconieri. Ed. L'Addolorata, Basilica SS.Annunziata, Firenze 1938. 


LAUS  DEO

Pax et Bonum


Francesco di Santa Maria di Gesù
Terziario Francescano 

mercoledì 10 giugno 2015

LA SANTA DELL'EUCARISTIA GIULIANA FALCONIERI DELL'ORDINE DEI SERVI DI MARIA - PARTE SECONDA .

La Santa dell'Eucarestia 
Giuliana Falconieri 
dell'Ordine dei Servi di Maria 




Al fonte battesimale fu imposto, alla nostra Santa, il nome di Giuliana, e Sant'Alessio, suo zio, ne fu Padrino. Fin dalla culla incominciò a dar segni infallibili di quella santità, che doveva poi così meravigliosamente distinguerla. 
Si racconta che quando la sua balia rimuoveva le fasce, con cui allora si era soliti proteggere le tenere membra dei bambini, la piccola Giuliana giungeva le sue manine in atto di preghiera, e con un segno espressivo di profonda devozione ed amore, alzava gli occhi al cielo, a somiglianza di un cherubino che disceso dalle regioni della luce inaccessibile, avesse smarrita la via e fosse ramingo per qualche tempo in questa valle di lacrime. 
Di appena pochi mesi fu udita pronunziare spontaneamente e senza alcun suggerimento i santissimi nomi di Gesù e di Maria. I suoi genitori, allietati e sorpresi ad un tempo, ritennero questo fatto come indice certo che Iddio formava sulla loro figlioletta grandi ed eccezionali disegni e i loro cuori si riempirono di profonda gratitudine. 
Anche Giuliana, avanzando in età, come il divin Bambino di Betlemme, cresceva in sapienza e grazia. Si dilettava immensamente di sentir parlare di Dio e di cose sante, e sarebbe rimasta per lunghe ore sui ginocchi dello zio per ascoltare racconti sulle vite dei Santi e sulla loro beata magione. Qualche volta però si univa anche agli altri bambini della sua età e condizione e si manifestava un'ambita compagna di gioco; tale e tanta era la dolcezza ed affabilità con cui prendeva parte ad innocenti trastulli, che tutti la volevano per compagna e tutti grandemente la amavano. Il suo divertimento prediletto consisteva nel fare altarini ed adornarli dei più splendidi fiori. La si trovava spesso ginocchioni a pregare, o a cantare nella sua dolce e armoniosa voce di bambina qualche graziosa antica laude italiana alla Vergine Maria, che essa aveva probabilmente imparata dalla mamma o dalla nutrice. Qualche volta avrebbe dovuto lasciare questa occupazione nel suo più bello per andarsene a studiare o a ricamare, ma invece rimaneva più a lungo ai piedi del suo piccolo altare, provocando così qualche richiamo per parte della madre, che la voleva dai passatempi al lavoro. 
Giuliana ubbidiva all'istante con la massima dolcezza e docilità. In seguito, tanto la madre come la nutrice, affermarono che essa non le aveva mai disubbidite e nessun comando dato da loro dovettero ripeterlo una seconda volta. Accuratamente difesa da ogni contatto con il mondo esteriore, circondata da tutti quegli agi e comodità, che ricchezza e nobiltà combinate potevano dare, era cara ai suoi genitori come la pupilla dei propri occhi e formava l'idolo dell'intera famiglia Falconieri. I giorni della sua fanciullezza passarono come un sogno incantevole in una atmosfera di gioia e di amore, così che Giuliana entrò nella sua adolescenza, spoglia affatto e libera dalla più leggera traccia di vanità: la sua brillante e disinteressata natura, unita a un senso di squisita educazione, avvinceva ogni cuore e la rendeva oltremodo cara a chiunque aveva la sorte di avvicinarla. 
Era pure rimarchevole per la sua modestia e purità e il solo nome di peccato la faceva rabbrividire e tremare. 
Sant'Alessio, suo zio, non fu l'ultimo ad osservare lo svolgimento della grazia e i rari doni di cui essa appariva dotata. Egli pure, come i di lei parenti, dovette quasi istintivamente intuire che Iddio formasse su di essa speciali disegni, e quando la Provvidenza, causa la morte del padre, mentre era ancora giovinetta, attirò su di lui, come padrino e più prossimo parente, la responsabilità della sua vigilanza, Alessio comprese che su di sé si devolveva il compito di guidare questa privilegiatissima anima ai più alti sentieri della vita spirituale, per condurla a quella santità a cui Dio evidentemente la chiamava. 
Fu in vista di questo scopo che le sue visite alla famiglia Falconieri divennero più frequenti e, non occorre dirlo, esse formavano una sorgente di gioia la più grande per Giuliana. Un quadro degno di memoria il vederla seduta, sera per sera, ai piedi di Alessio, intenta a raccogliere le parole di celeste sapienza, che cadevano dalla labbra di lui. 


Ora non si tratteneva più a lungo in raccontarle graziose storie di Santi colle quali l'aveva rallegrata negli anni dell'infanzia, ma invece le parlava con grande trasporto della passione e dell'amore di Gesù Crocifisso, e di quanto ha sofferto per i peccati del genere umano. Le mostrava con vivo linguaggio la via reale della Croce, che tutti i veri amanti di Gesù e di Maria devono contemplare ed vivere in questa vita terrena. 
Di queste cose parlava il santo vecchio Alessio, ispirato da Dio, finché calde lacrime sgorgavano dagli occhi della sua piccola uditrice, e il di lei cuore, divampando di affetto per il caro Maestro che l'aveva tanto amata fino a morire per essa, si riempiva di un forte desiderio di seguirlo, ad esempio del suo santo zio, su quella medesima strada maestra che conduce al Regno di Cristo. 
Una delle pratiche di orazione dell'Ordine dei Servi di Maria è quella in onore dei Dolori di Maria Santissima. Sant'Alessio era particolare apostolo di questa preghiera e si adoperò per istillare nella sua nipotina i medesimi teneri sentimenti verso di essa. 
Forse per il Santo vegliardo il velo del futuro si era squarciato e già considerava in lei la futura Serva di Maria, che un giorno non solo sarebbe stata gloria e ornamento di quell'Ordine che tanto egli amava, ma ne sarebbe stata altresì potente patrona. 
Non appena Giuliana fu istruita a meditare i misteri della Passione e dei Dolori della Beata Vergine, si sforzò in ogni modo possibile per soffrire insieme a Maria. Incominciò col mettere da parte le migliori porzioni del suo cibo per darlo ai poveri; si asteneva dal vino, e se qualche volta veniva costretta a prenderlo per obbedienza, vi mescolava tanta quantità di acqua da renderlo senza alcun gusto. Sant'Alessio si meravigliava nel vedere la forza che Dio le concedeva in sì tenera età per praticare virtù così rare. Mentre questo era il suo principale scopo, tuttavia, per nutrire e sviluppare quelle stesse virtù, egli non trascurava affatto la coltivazione della sua mente. Si prese cura di farla istruire in tutti i rami di educazione che in quei tempi convenivano ad una giovane del suo rango. 
Giuliana era fornita di talenti e studiosa per natura, così che poté realizzare grandi progressi. Se noi mettiamo a contrasto le esigenze di educazione di una giovane dei nostri tempi con quelle di una sua pari del secolo decimoterzo o decimoquarto, troveremo che la sfarzosa compitezza della prima, perde molto in paragone con l'altra. 
Nel Medioevo una donna di alto rango, bene educata, poteva dire e capire in latino il Divino Ufficio; poteva leggere le opere dei Padri della Chiesa; la sua scienza relativa alle proprietà e qualità delle piante era fuor di questione, mentre la sua competenza nel curare gli ammalati era tale che feriti ed ammalati ponevano in lei la più grande fiducia e si assoggettavano alla sua cura senza alcuna esitazione. In una parola, al serio studio delle varie scienze, una donna compita del XIII e XIV secolo, aggiungeva un completo conoscimento di tutto ciò che poteva essere utile in ogni sfera di azione, domestica o di altro genere. 


Basilica Patriarcale di San Pietro
Santa Giuliana Falconieri

Seconda Parte 
Tratto liberamente da: Maria Conrayville, La Santa dell'Eucarestia, Santa Giuliana dei Falconieri. Ed. L'Addolorata, Basilica SS.Annunziata, Firenze 1938. 


LAUS  DEO

Pax et Bonum


Francesco di Santa Maria di Gesù
Terziario Francescano 

lunedì 8 giugno 2015

LA SANTA DELL'EUCARISTIA GIULIANA FALCONIERI DELL'ORDINE DEI SERVI DI MARIA - PARTE PRIMA .

La Santa dell'Eucarestia 
Giuliana Falconieri 
dell'Ordine dei Servi di Maria 




Nella bella città dell'Arno a cui Carlo Magno aveva così felicemente imposto il nome di Fiorenzia – la città dei fiori – venne alla luce Santa Giuliana Falconieri in quel remoto secolo decimoterzo, che insieme al decimosecondo, noi amiamo chiamare l'età aurea della fede. 
Come afferma il padre Ledoux nella sua “Storia dei Sette Santi Fondatori” la più bella pagina della Chiesa di Cristo, fu scritta in quello spazio di tempo che abbraccia oltre duecento anni, cioè dal 1073 al 1303. La teoria della vita era allora intimamente cristiana e i risultati pratici, nonostante qualche ombra nel quadro generale, si potevano dire semplicemente meravigliosi. 
La fede regnava sovrana ed il mondo sotto il di lei materno dominio usufruiva di tutti i benefici influssi della più alta civiltà. 
In nessun periodo di tempo un numero così grande di mistici fiori olezzanti per rara santità, ha profumato il giardino della Sposa di Cristo, la Chiesa: nei più reconditi nascondigli, come alla luce dei centri più popolati della terra, in ogni stato della vita si potevano trovare anime generose, l'odore delle virtù delle quali ascendeva, qual dolce aroma, fino al Signore. 
Quando nacque la nostra Giuliana, Firenze chiudeva dentro la cinta delle sue mura circa 80.000 persone, numero che per se stesso la poneva tra le più importanti d'Italia. I suoi nobili erano in massima parte di origine toscana, ad essi seguivano i popolani, o ricchi borghesi, i quali si occupavano degli estesi suoi traffici mercantili. Sebbene oltre ogni dire immersa negli affari del mondo e in relazione di commercio con ogni parte dell'orbe, Firenze era essenzialmente una città religiosa. I suoi abitanti vivevano col cuore e con l'anima attaccati alla Chiesa; ne accettavano gli insegnamenti con quella semplicità di fede che fu un privilegio del Medio Evo; ubbidivano con sottomissione ai di Lei decreti ed avevano il massimo timore delle censure ecclesiastiche. 
Dopo il culto supremo dovuto a Dio, il principale oggetto di venerazione era per essi la Vergine Maria. Bastava nominare Maria, per destare nei Fiorentini un affetto tutto speciale. Di Lei parla il loro sommo poeta Dante Alighieri, quando nel Paradiso fa dire a San Bernardo: 
“Riguarda ormai nella faccia ch'a Cristo più assomiglia, chè la sua chiarezza sola ti può disporre a vedere Cristo” 
 (Paradiso, XXX – 84-86) 
In ogni parte della città si vedevano chiese, santuari e cappelle dedicate alla Madonna e sulla facciata di molte abitazioni private la sua statua occupava un onorata nicchia, dinanzi alla quale una piccola lampada rossa ardeva continuamente. 
La nostra santa apparteneva ad una delle più antiche e illustri famiglie di Firenze. Suo padre, Chiarissimo Falconieri, sebbene ricco e nobil uomo, conforme ai costumi di quei tempi, esercitava il mestiere di mercante in panni. 
Per mezzo di detto traffico egli era divenuto straordinariamente facoltoso, anzi, si dice che, avanzando negli anni, fu assalito da scrupolo di aver sorpassato il limite della stretta giustizia nel realizzare i suoi ingenti profitti. 
Fu per ciò, che pieno d'inquietudini, confidò i suoi timori al suo fratello Alessio, uno dei Sette Fondatori dell'Ordine dei Servi di Maria. Questi lo persuase a ricorrere alla Santa Sede, onde ottenere la remissione di tutti quei falli, che, per avventura avesse potuto commettere contro la giustizia. Papa Urbano IV, che allora sedeva nella Cattedra di Pietro, gli concesse una dispensa plenaria, con permesso di erogare i denari, che giudicava di avere acquistato illecitamente, per la fabbrica della Santissima Annunziata, purché, tanto la dispensa quanto la ragione per cui fu concessa, venissero proclamate pubblicamente nella Cattedrale di Firenze. Il nobile e magnanimo Falconieri, non esitò un istante ad accettare l'apposita condizione, che, per un uomo meno umile e meno sincero, sarebbe sembrata intollerabile e più che sufficiente per dissuaderlo dal generoso atto. Così, in brevissimo tempo la chiesa della Santissima Annunziata, cominciò ad innalzare le sue maestose proporzioni a gloria di Dio e ad onore della sua Immacolata Madre. 


Fra i Santi si tien come massima che Iddio non si lascia vincere in generosità. Difatti nei disegni della sua benefica Provvidenza, si compiacque Dio di accordare al suo servo fedele un tesoro di gran lunga superiore alle ricchezze terrene, che il Falconieri aveva tanto generosamente prodigate per il decoro del suo santo tempio. Dinanzi alle ricchezze celesti, quelle terrene impallidiscono, come la luce di una candela dinanzi ai raggi del sole che splende sul mezzogiorno. 
Il Falconieri e la sua consorte Recordata, erano ormai avanzati in età e non avevano avuto alcun figlio. Innumerabili preghiere rivolgevano al Cielo per essere benedetti con figli, ma Dio sembrava sordo alla loro domanda. Fino a questo tempo perciò il palazzo dei Falconieri mai aveva risuonato dei piccoli passi e delle risa di un bimbo. Mentre però la chiesa della Santissima Annunziata andava innalzandosi, la Provvidenza volle conceder loro finalmente la desiderata consolazione e nel 1270 Recordata dette alla luce una bambina. 
Vi fu una gioia grande in quel giorno nella casa del nobile Falconieri, e la sera, mentre il sole scendeva dietro i mirabili colli di Fiesole sull'orizzonte in un cielo d'oro, illuminando coi suoi raggi le chiese e le torri di Firenze, il vecchio padre, come il Profeta Simeone, prese nelle sue braccia il tenero fiore, che era sbocciato a rallegrare i suoi ultimi anni e l'offerse a Dio. 

Prima Parte 
Tratto liberamente da: Maria Conrayville, La Santa dell'Eucarestia, Santa Giuliana dei Falconieri. Ed. L'Addolorata, Basilica SS.Annunziata, Firenze 1938. 


LAUS  DEO

Pax et Bonum


Francesco di Santa Maria di Gesù
Terziario Francescano